QUANTITATIVE EASING, STIMOLI MONETARI, MARIO DRAGHI, BCE

Reazione a catena: tutta Europa aspetta che Draghi si muova

Tutti aspettano che Mario Draghi faccia la prima mossa. Le altre banche centrali europee sperano che la BCE annunci la stretta sui tassi quanto prima.

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di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tutti aspettano che Mario Draghi faccia la prima mossa. Le altre banche centrali europee sperano che la BCE annunci la stretta sui tassi quanto prima.

Il vice-governatore della BCE, Vitor Constancio, nel corso di una conferenza di ieri a Francoforte ha segnalato la possibilità che il target d’inflazione nell’Eurozona venga non solo centrato, bensì pure superato, mantenendo un certo grado di accomodamento monetario e tenendo conto che l’inflazione sia stata nell’area al di sotto dell’obiettivo negli ultimi anni. Quella del numero due dell’istituto è una riflessione in atto almeno da un anno nel board, ovvero se la BCE debba spingersi fino ad accettare una crescita tendenziale dei prezzi più alta del target (“di poco inferiore al 2”) per un certo periodo di tempo, in modo da compensare quella insufficiente degli ultimi 4 anni e mezzo. In realtà, per Mario Draghi si tratta di segnalare al mercato di volere fare sul serio. Pur mantenendo invariato il tasso-obiettivo a medio termine, facendo trapelare una certa tolleranza verso un tasso superiore per qualche tempo, surriscalderebbe le aspettative stesse d’inflazione, in modo da centrarle prima del previsto. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro schizza dell’1% sulle parole di Draghi)

E stando alla conferenza stampa successiva all’ultimo board di giovedì scorso, da qui al 2019 non soltanto l’obiettivo sui prezzi non sarà raggiunto, ma negli ultimi mesi sembra allontanarsi ulteriormente, essendo state le stime tagliate di un decimale per il biennio e rispettivamente all’1,2% e all’1,5%. Draghi dovrà fare di tutto per evitare che l’euro continui a rafforzarsi, altrimenti l’impatto sull’inflazione sarebbe ancora più negativo, abbassando il costo dei beni importati.

Le ripercussioni sulle altre banche centrali

La BCE è una banca centrale molto grande, attuando la politica monetaria della seconda area più ricca al mondo. Ad essa guardano tutte le altre banche centrali nel resto d’Europa, sia quelle dell’est, legate all’euro da un “crawling peg”, ovvero da un cambio con variazioni limitate, sia quelle del nord, dove il ciclo economico non coincide perfettamente con quello dell’Eurozona, ma è ad esso molto connesso. Uno dei casi simbolo del clima di attesa per le prossime mosse del governatore italiano lo offre la Svezia, dove la Riksbank ha tagliato i tassi in territorio negativo, imbarcandosi negli ultimi tempi anch’essa in un esperimento monetario non convenzionale, ma oggi si trova a fronteggiare un’inflazione già oltre il target del 2%, salita al 2,1% in agosto, stimolata da una crescita economica attesa al 3% per quest’anno.

Il governatore Stefan Ingves sostiene che sarebbe “troppo rischioso” avviare la svolta monetaria, se non prima faranno lo stesso le altre banche centrali, come la BCE per prima, altrimenti la corona svedese potrebbe rafforzarsi e rallentare la crescita dei prezzi interni. (Leggi anche: La Svezia anticipa Draghi e vara altri stimoli)

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Argomenti: quantitative easing, stimoli monetari, Mario Draghi, Bce

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