Franco svizzero verso il cambio minimo, ma ora la Corea del Nord si mette di traverso

Franco svizzero ai minimi da inizio 2015 contro l'euro, ma possiamo parlare di manipolazione del cambio? Ecco un'analisi di quanto starebbe accadendo.

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Franco svizzero ai minimi da inizio 2015 contro l'euro, ma possiamo parlare di manipolazione del cambio? Ecco un'analisi di quanto starebbe accadendo.

Senza far rumore – sarà che siamo in piena estate – il franco svizzero è salito la settimana scorsa fino all’apice di 1,15 contro l’euro, ovvero ai livelli più alti da oltre due anni e mezzo, da quando il 15 gennaio 2015 la Schweizerische National-Bank (SNB) poneva fine al cambio minimo di 1,20, introdotto unilateralmente nel settembre 2011 per limitare l’apprezzamento della valuta elvetica. Il 3 agosto scorso, la seduta chiudeva a 1,15, il 4,5% in più in appena una decina di giorni.

Cosa giustificherebbe simili variazioni? (Leggi anche: Franco svizzero ai minimi da 13 mesi contro l’euro)

La risposta non è univoca, presupponendo diversi ragionamenti. In primis, sono le settimane del super-euro, il cui cambio contro il dollaro si era portato a ridosso di 1,20, salvo ripiegare ieri fin sotto a 1,17. In attesa dell’annuncio ufficiale del “tapering” da parte della BCE, il mercato sta scommettendo sul graduale ritiro degli stimoli monetari dalla fine di quest’anno e su un successivo aumento dei tassi nell’Eurozona, che non dovrebbe quasi certamente avvenire prima della fine del 2018.

La SNB del governatore Thomas Jordan ha ammesso che non potrà permettersi di alzare i tassi prima della BCE, non perdendo occasione dalla fine del cambio minimo di evidenziare come il franco svizzero resterebbe “sopravvalutato”. Dunque, se Francoforte si avvierebbe a una lenta stretta, la valuta elvetica non potrebbe che indebolirsi, dando per scontato che Zurigo non anticiperà alcun rialzo dei tassi.

Riserve svizzere in forte crescita a luglio

Potrebbero anche esservi ragioni “tecniche” alla base del tonfo del franco contro l’euro. Alla fine di luglio, le riserve valutarie della SNB ammontavano a 714,3 miliardi di franchi, in aumento di 20,6 miliardi su base mensile. Si direbbe che Jordan ci sia andato pesante nell’acquistare assets in euro, dollari, etc, attuando interventi diretti sul mercato valutario, ma bisogna tenere conto dell’effetto cambio, ovvero della rivalutazione delle riserve medesime, in conseguenza del rafforzamento delle valute in cui esse risultano denominate. (Leggi anche: Franco svizzero manipolato?)

Sappiamo che il 40% degli assets dell’istituto siano in euro, il 35% in dollari.

Ora, la moneta unica si è rafforzata in un mese del 3,9% contro il franco, cosa che avrebbe aumentato il valore delle riserve di Zurigo di quasi 11 miliardi di franchi, mentre indebolendosi di tre quarti di punto percentuale, il dollaro lo avrebbe ridotto di quasi un paio di miliardi. In tutto, il solo effetto combinato tra variazioni del dollaro e dell’euro avrebbe aumentato di oltre 9 miliardi il valore delle riserve valutarie della SNB. Ipotizzando per semplicità che il cambio tra franco svizzero e le altre divise in cui è denominato il restante quarto delle riserve sia rimasto complessivamente inalterato, otteniamo che Jordan avrebbe comprato assets per altri 11-12 miliardi a luglio, un importo consistente.

Potremmo supporre che il governatore abbia voluto approfittare di condizioni favorevoli per indebolire finalmente il cambio oltre la soglia di 1,10 contro l’euro. Anzitutto, scommettendo sulla fase rialzista della moneta unica, nonché giovandosi della scarsa liquidità sui mercati in piena estate, che rendono le grosse transazioni più efficaci nell’imprimere una direzione ai prezzi in un senso o nell’altro.

Franco svizzero torna a rafforzarsi per la Corea del Nord

Peccato per la SNB, che proprio quando la battaglia per deprezzare stabilmente il franco sembrava quasi alla portata, ci si sia messo di mezzo quel folle dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un, che con le sue minacce tra il patetico e il delirante contro gli USA, ha spinto gli investitori di tutto il mondo a ripararsi tra i beni-rifugio. Ed essendo il franco svizzero uno di questi, non poteva che rafforzarsi, scendendo nella seduta di ieri fino a un minimo intraday di 1,126 contro l’euro, guadagnando quasi l’1,5%.

E dalla pubblicazione dei dati della SEC, la Consob americana, si apprende che al termine del secondo trimestre, la SNB risultava in possesso di titoli azionari USA per un controvalore di 84,3 miliardi di dollari, in aumento dagli 80,4 del 31 marzo scorso. In pratica, circa un quinto delle riserve valutarie elvetiche sono investite a Wall Street, privilegiando titoli di punta, come Apple, Microsoft, Johnson & Johnson, Exxon, Amazon, Facebook, General Motors e General Electric.

(Leggi anche: Titoli tecnologici giù, fine della bolla high tech?)

Ai prezzi attuali, la banca centrale svizzera detiene azioni Apple per oltre 3 miliardi di dollari, di Microsoft per altri quasi 2 miliardi e di Facebook per 1,5 miliardi. In pratica, starebbe puntando sui colossi industriali americani, specie dell’high tech, per massimizzare l’investimento in dollari delle proprie riserve e non pare intenzionata per ora a tagliare le sue esposizioni verso l’azionariato a stelle e strisce. Evidentemente le sue vendite si starebbero concentrando sui bond in dollari e in euro, scontando un loro rialzo dei rendimenti e una conseguente caduta dei prezzi. Al netto di Jong-Un, Jordan sta riprendendo a respirare.

 

 

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