Cambio euro-dollaro schizza dell’1% sulle parole di Draghi, ecco cosa ha detto

Cambio euro-dollaro in forte aumento sulle parole di Draghi alla conferenza stampa post-board. Segnali contrastanti sui mercati, con borse in rialzo e rendimenti in calo.

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Cambio euro-dollaro in forte aumento sulle parole di Draghi alla conferenza stampa post-board. Segnali contrastanti sui mercati, con borse in rialzo e rendimenti in calo.

Quando mancano pochi minuti alla fine della conferenza stampa del governatore della BCE, Mario Draghi, il cambio euro-dollaro sale dell’1,08% a 1,2052, sfiorando i massimi dell’anno di 1,2070 toccati a fine agosto e tornando ai livelli del gennaio 2015. Subito dopo aver preso la parola, l’euro s’indeboliva sull’espressione del governatore, per cui “la recente volatilità del tasso di cambio rappresenta una fonte di incertezza, che richiede attenzione per le sue possibili implicazioni di medio termine per la stabilità dei prezzi”. Tuttavia, i traders non hanno potuto ignorare altri commenti di Draghi, come quello sull’inflazione core – che esclude le componenti volatili di alimentari freschi e beni energetici – che “sta facendo un po’ meglio”, aggiungendo che il cambio non è un target della BCE, “anche se è molto, molto importante per la crescita e l’inflazione”. (Leggi anche: Board BCE, oggi parla Draghi)

Quanto alle nuove stime macroeconomiche dell’istituto, sono state riviste al rialzo per il pil di quest’anno dall’1,9% di giugno al 2,2%, il ritmo maggiore dal 3% segnato nel 2007. Tuttavia, l’inflazione attesa per l’anno prossimo viene tagliata all’1,2% dall’1,3% precedente e per il 2019 dall’1,6% all’1,5%.

Messaggio contraddittorio da Draghi

I segnali lanciato dal governatore appaiono misti: da un lato, un’inflazione attesa ancora più lontana dal target per il prossimo biennio, dall’altro previsioni migliori sulla crescita e preoccupazioni contenute sul tasso di cambio. La reazione dei mercati indicherebbe la convinzione tra analisti e traders che il ritiro degli stimoli monetari resti possibile con gradualità dall’anno prossimo, nonostante i dati sui prezzi nell’area giustificherebbero formalmente un loro mantenimento. Come dire, che Draghi agirà più sulla base dell’andamento dell’economia nell’Eurozona che del solo dato sull’inflazione.

Una bestemmia da un punto di vista teorico, avendo la BCE quale unico obiettivo la stabilità dei prezzi nel medio termine, ma evidentemente è quanto pensano i traders, che stanno acquistando euro a piene mani, scontando un imminente “tapering”.

Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, i rendimenti sovrani nell’area sono in calo, con i decennali tedeschi a rendere lo 0,33% e quelli italiani il 2,04%. Come combacia questo trend con il rafforzamento dell’euro? Evidentemente, il mercato punta ad acquistare assets denominati nella moneta unica, bond inclusi, confidando nella domanda della BCE per ancora diversi mesi, nonostante l’avvio atteso del “tapering”, e sulla loro rivalutazione di prezzo nei confronti delle altre divise. Sarà interessante seguire queste dinamiche, perché apparentemente sarebbero in contraddizione tra di loro: se ti aspetti il taglio degli stimoli monetari nell’Eurozona, dovresti scontare un tasso di cambio più alto per l’euro, ma rendimenti sovrani maggiori, per via della minore domanda futura dei titoli sul secondario. (Leggi anche: Quantitative easing, il difficile equilibrio tra cambio e inflazione)

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