Prelievi bancomat, risparmiatori in trappola: tutti concorrenti del Grande Fratello

La lotta al denaro contante miete vittime potenziali tra chi preleva troppo o poco con il bancomat. Siamo tutti concorrenti del Grande Fratello fiscale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lotta al denaro contante miete vittime potenziali tra chi preleva troppo o poco con il bancomat. Siamo tutti concorrenti del Grande Fratello fiscale.

Nuovo governo, nuove misure in arrivo per stanare l’economia sommersa e fare cassa. Decine di miliardi di euro sarebbero attesi al Tesoro nel caso di attuazione della cosiddetta “pace fiscale”, un provvedimento contenuto nel programma di accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle, che punta a consentire ai contribuenti di pagare tra un minimo del 6% e un massimo del 25% delle somme pretese dal Fisco per controversie in corso su tasse arretrate, in cambio della fine della lite. In sostanza, l’Agenzia delle Entrate mi chiede 5.000 euro per tasse non versate? Pago 300 euro (6%) e la chiudo lì. Obiettivo: incassare tanta liquidità subito e sfoltire il numero delle pratiche in corso.

Da anni, però, la lotta all’economia sommersa fa il paio con quella contro il denaro contante. L’Italia resta tra i paesi più affezionati al cash, ma siamo in buona compagnia della Germania, dove la Bundesbank lo ha definito “diritto umano” e di eliminarlo non vuole nemmeno sentirne parlare. Viceversa, in Svezia inizia a registrarsi una carenza drammatica di corone circolanti, tanto che la Riksbank ha suonato l’allarme per anziani, famiglie senza conto in banca e immigrati, che rischiano già di non potere nemmeno fare spese di piccola entità, essendo qui quasi scomparso l’uso dei pagamenti in contanti.

La Svezia rivuole il denaro contante, la Germania lo difende dai pagamenti digitali

Nel tentativo di fare cassa e spronare con le buone e le cattive gli italiani a utilizzare strumenti di pagamento tracciabili, da un decennio la legislazione nazionale è diventata sempre più restrittiva. Con il governo Monti fu introdotto il limite dei 1.000 euro per pagare cash, innalzato a 3.000 euro dal 2016 dall’allora governo Renzi. Dunque, oggi è possibile pagare in contanti fino a 2.999 euro, ma da quella cifra insù bisogna utilizzare uno strumento tracciabile, come un assegno, una carta di credito o il bancomat. Resta possibile frazionare i pagamenti quando ciò è connaturato all’operazione stessa o per i casi di accordo tra le parti, ma mai per aggirare l’ostacolo del tetto.

Prelievi con bancomat bassi? Non va bene

Con la legge 193/2016, poi, è stato introdotto un limite non meno pregnante, ma rivolto ai prelievi di denaro con il bancomat: 1.000 euro al giorno o 5.000 al mese. Superato uno dei due tetti, scattano i controlli dell’Agenzia delle Entrate e se non si è in grado di dimostrare l’uso regolare per il contante ritirato in eccesso, si è soggetti a sanzioni e al pagamento delle imposte sui redditi, come se si trattasse di evasione fiscale a tutti gli effetti. Esempio: Tizio preleva 5.700 euro nel mese di luglio. L’Agenzia delle Entrate lo convoca e gli chiede come abbia utilizzato tale denaro. Se Tizio è in grado di dimostrare, scontrini alla mano, che con quel denaro è andato in vacanza con la sua famiglia, che ha anche comprato una lavatrice e magari pagato per organizzare il battesimo del figlio, tutto a posto. Se, invece, le sue giustificazioni non fossero suffragate da prove, il Fisco gli commina una sanzione e lo considera a tutti gli effetti un evasore fiscale.

Se pensate che sia ingiusto, sappiate che non è tutto: anche quando i prelievi con il bancomat fossero troppo bassi nell’arco dell’anno, il titolare rischia di essere sottoposto ai controlli del Fisco. Già, perché all’Agenzia delle Entrate qualcuno tra i funzionari inizierà a chiedersi se sia normale che Tizio, percependo 18.000 euro netti nei 12 mesi, ne abbia prelevati dal conto corrente o ne abbia spesi con carta bancomat solo – per ipotesi – 3.000. Com’è possibile, insomma, che ne riesca a risparmiare più dell’83%? Anche qui, scatta la presunzione di evasione nel caso in cui non si sia in grado di dimostrare che si abbiano altre fonti di reddito. E per fortuna, il Fisco ragiona in termini di nucleo familiare e non individuale. In pratica, potrò affermare che ho attinto poco e niente dal mio conto corrente, perché ho utilizzato il denaro percepito da mia moglie o perché ho ricevuto in dote nell’anno una somma di denaro (tracciabile) da terzi (genitori, etc.).

Abolizione contante, quella crociata ideologica che serve solo a stato e banche

Ragionamenti formalmente ineccepibili quelli del Fisco, ma che rischiano di rendere la vita del risparmiatore un’odissea. Se prelevo troppo, non va bene; se prelevo troppo poco, non va bene nemmeno. E sullo sfondo quella sensazione di vivere in un Grande Fratello, che ci osserva e ci chiede spiegazioni per quasi ogni atto della nostra vita quotidiana. Sarà pure giusto pretendere lumi da chi si mostra in odore di evasione fiscale, ma quant’è brutto presentarsi dinnanzi agli occhialuti funzionari dell’Agenzia a dover spiegare che, magari, quei 700 euro in più prelevati all’ATM nel mese con carta bancomat siano stati spesi per fare un regalo all’amante e che non si volesse lasciare prova alla moglie del pagamento effettuato. Le nostre vite sono alla mercé di chi ci osserva in questa società diventata orwelliana tra Fisco insaziabile e “big data” online. Siamo davvero tutti concorrenti di un reality. E che non diverte nemmeno.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi economica Italia, Economia Italia, Pagamento in contanti