La Svezia rivuole il suo denaro contante, la Germania lo difende dai pagamenti digitali

La Svezia ha quasi eliminato il denaro contante, ma rischia di ritrovarsi con una parte della popolazione emarginata. E la Riksbank corre ai ripari, mentre la Germania si tiene stretto il suo cash.

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La Svezia ha quasi eliminato il denaro contante, ma rischia di ritrovarsi con una parte della popolazione emarginata. E la Riksbank corre ai ripari, mentre la Germania si tiene stretto il suo cash.

Germania e Olanda confinano e vengono considerati stati molto vicini anche sul piano culturale, come emerge spesso dalle discussioni europee su economia, politica e istituzioni comunitarie. Eppure, restano divise dal denaro contante. Circa l’80% delle transazioni tedesche avviene cash contro solamente il 45% di quelle olandesi. E se un cittadino tedesco tiene mediamente in tasca 103 euro, un olandese non più di 44. Ma nemmeno l’Olanda riesce a battere la Svezia in tema di pagamenti digitali. Nell’economia scandinava, il 59% delle transazioni è realizzato senza denaro e secondo un sondaggio di Insight Intelligence, appena un quarto degli svedesi di recente ha pagato almeno una volta nel corso della settimana in contanti, percentuale crollata dal 63% del 2014. E ben il 36% di loro nemmeno paga più una sola volta in contanti. Del resto, i dati appaiono chiari: nel 2007, circolavano 97 miliardi tra monete e banconote, lo scorso anno 56,6 miliardi, il 40% in meno, quando nel frattempo il pil nominale risulta essere aumentato di circa il 37% in valuta locale.

La Svezia è diventata la prima società “cashless” al mondo, in cui è praticamente impossibile fare acquisti e muoversi senza avere una carta di credito o un bancomat. La lotta al contante è stata imbracciata una decina di anni fa con risultati andati oltre le attese, tanto che ormai non si può quasi salire su un autobus senza una carta di plastica e persino in chiesa, per raccogliere le offerte, in qualche parrocchia i fedeli usano le app da cellulare. Niente bar, ristoranti, benzina, meno che mai transazioni di un certo livello con il contante. Senonché, la Riksbank ha commissionato uno studio, che sarà pronto per l’estate, con il quale sta cercando di capire meglio l’impatto che l’assenza di cash comporta sulle fasce più deboli della società. Il governatore Stefan Ingves teme che di questo passo i più anziani, che sono anche i meno digitalizzati, rischino di subire grossi inconvenienti per condurre le loro vite in maniera ordinaria, tanto da avanzare la proposta di costringere tutte le banche operanti in Svezia a fornire gratis un conto corrente di appoggio per usare carte di credito o bancomat a chi non ne possiede ancora oggi e non potrebbe permettersi di aprirlo. E lo stesso Ingves vorrebbe pure obbligare le banche a fornire alla clientela un quantitativo minimo di denaro contante per rendere disponibili monete e banconote tra i 10 milioni di svedesi.

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Perché la Germania difende il contante

La lotta al contante è nata proprio sull’idea tutta scandinava, che si è diffusa a macchia d’olio nel resto del mondo, in base alla quale una società con soli pagamenti digitalizzati minimizzerebbe o estirperebbe del tutto l’economia sommersa, la criminalità e l’evasione fiscale, con il risultato di massimizzare le risorse pubbliche in favore dei ceti più deboli. Sarà, ma per adesso si teme che siano proprio questi ultimi a subirne il costo, come segnala anche un’economia dalle caratteristiche molto diverse, ovvero l’India. Qui, il premier Narendra Modi annunciò nel novembre del 2016 che sarebbero state ritirate dalla mezzanotte successiva le banconote dal taglio più alto, quelle da 500 e 1.000 rupie (6,5 e 13 dollari), con l’obiettivo di sostituirle con pezzi di nuova emissione, costringendo così tutti i detentori a portarle in banca per il cambio e dichiararne la provenienza al di sopra di un certo ammontare. La misura avrebbe avuto contraccolpi duri proprio sulle fasce più povere della popolazione, le quali hanno vissuto sulla loro pelle il crollo dei consumi e della produzione nelle settimane successive all’annuncio per carenza di contante e la conseguente impennata dei licenziamenti, pur spesso temporanei. Nonostante ciò, il provvedimento è rimasto popolare proprio tra i più poveri.

Tornando all’Europa, la Germania guida la battaglia di quanti intendono difendere strenuamente l’uso del contante dai divieti o le restrizioni in atto nel mondo. Pochi giorni fa, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha definito “non un perfetto sostituto del cash” il complesso dei pagamenti digitali. Francoforte aveva persino invocato il contante quale “diritto umano” qualche anno fa. I tedeschi temono che l’avvento della società senza contante sia un modo per aumentare i controlli sulle vite private dei cittadini da un lato, nonché un per rendere più efficaci e, quindi, più probabili anche in futuro politiche monetarie non ortodosse, come i tassi negativi.

Immaginate che la banca, come accade oggi nell’Eurozona, così come in Svizzera, in Svezia o in Giappone, sia costretta a pagare gli interessi alla banca centrale per parcheggiarvi liquidità in eccesso. In teoria, potrebbe trasferire il costo sui depositi dei clienti, ma questi a loro volta ritirerebbero il denaro sui conti, vedendoselo tassato, tenendosi liquidi. Tuttavia, se il contante non esistesse più, non ci sarebbe modo per reagire al costo imposto dalle banche, con la conseguenza che la politica monetaria riuscirebbe nello scopo di sostenere per tale via i consumi e l’inflazione, visto che i clienti troverebbero conveniente spendere il loro denaro, anziché pagarvici gli interessi alla banca.

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Gli scricchiolii in Svezia

La Svezia viene considerato un modello da emulare dai sostenitori della lotta al cash. Non tutti la pensano così. Il Prof Mehrsa Baradaran dell’Università della Georgia fa notare come negli USA esista un 7% delle famiglie senza conto in banca ed essendo un paese meno egualitario della Svezia, se si ritrovassero senza contante, una parte della popolazione americana (si pensi ai senzatetto) non avrebbe più modo per fare acquisti, risulterebbe esclusa dalla vita economica, marginalizzata. E se è vero che si potrebbe imporre alle banche di offrire un conto gratis a chi non potrebbe permetterselo, la storia americana dimostrerebbe che i 6.500 istituti operanti negli USA tendono a fare blocco contro simili ipotesi; e, comunque, resterebbe da capire quanto i più poveri se ne gioverebbero nella pratica quotidiana.

Occhio alla Svezia, quindi, che da presunto modello positivo segnala ripercussioni socialmente indesiderate e tali da sfidare l’assunzione che una società senza cash sia di per sé più favorevole ai deboli. E se di problemi ne sorgono laddove i servizi pubblici sono quasi sempre gratuiti e coprono la quasi totalità delle esigenze quotidiane dei cittadini, viene da chiedersi quali disagi affronterebbero i più deboli presso le altre economie meno protettive e digitalizzate.

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