Abolizione contante, quella crociata ideologica che serve solo a stato e banche

Pietro Grasso, leader di LeU, indica la strada della lotta al contante per contrastare l'economia criminale e l'evasione fiscale. A sinistra, la guerra al cash è diventata una crociata ideologica. Sicuri che avrebbe risvolti positivi?

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Pietro Grasso, leader di LeU, indica la strada della lotta al contante per contrastare l'economia criminale e l'evasione fiscale. A sinistra, la guerra al cash è diventata una crociata ideologica. Sicuri che avrebbe risvolti positivi?

Al Consiglio Generale di Confcommercio, ieri ha parlato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, al quale l’associazione dei commercianti ha chiesto il blocco delle aliquote IVA, il taglio dell’Irpef e la conferma del Jobs Act, incluso uno strumento che riguardi il lavoro occasionale. Ma è stata anche la giornata di Pietro Grasso, presidente del Senato ed ex magistrato, che sul finire della legislatura si è scoperto anche uomo della sinistra, guidando Liberi e Uguali, la formazione che tiene insieme tante anime accomunate perlopiù dall’avversione al PD.

Dinnanzi a una platea certamente non facile per lui, ha non solo ribadito la contrarietà al Jobs Act, che avrebbe causato precarietà nel mondo del lavoro, ma ha anche indicato quella che ha definito “la strada del futuro”, ovvero l’abolizione del contante.

A tale fine, Grasso ha sostenuto la necessità che le banche azzerino i costi sulle commissioni applicate ai pagamenti elettronici, compensate a loro volta dall’abbattimento di quelli legati alla gestione del contante. L’abolizione di quest’ultimo, spiega, sarebbe essenziale per contrastare l’evasione fiscale e l’economia criminale.

Grasso non è certamente l’unico politico ad essersi speso in tempi recenti contro il cash. Nel suo stesso partito vi è forse il principale fautore della lotta al contante sin dai tempi in cui non andava nemmeno granché di moda mostrarsi avversi: Pierluigi Bersani. Da ministro dello Sviluppo dell’ultimo governo Prodi (2006-2008), era arrivato a proporre il divieto di pagare in contanti somme superiori a 100 euro. Da sostenitore del governo Monti, in qualità di segretario del PD, egli spinse l’esecutivo proprio a contrastare l’evasione fiscale con il tetto massimo dei 1.000 euro per l’uso del contante.

Abolizione contante popolare a sinistra

A sinistra, la guerra al cash è trendy. I pagamenti elettronici o in altra modalità tracciabile vengono percepiti essenziali per contrastare l’evasione fiscale e l’economia criminale, dato che così non sarebbe possibile effettuare alcuna transazione economica. Il senso dell’abolizione del contante sarebbe chiaro: nessuno potrebbe evadere le tasse (o molto meno di oggi), lo stato incasserebbe di più, vi sarebbero più soldi per mantenere i servizi pubblici e a beneficiarne sarebbero, anzitutto, i soggetti più deboli.

Assumendo che quanto sopra sia vero, sarebbe solo parte di uno scenario più vasto, una sola faccia della medaglia. Senza contanti, è vero, sarebbe difficile, se non impossibile, sfuggire al fisco, tranne per fattispecie minori per le quali alle transazioni monetarie si opterebbe per scambi in natura (baratto) o camuffando alcune somme minime pagate una tantum con causali fasulle. Esempio: io ti do tot lezioni di matematica e tu mi versi la cifra di 200 euro, ma simulando l’acquisto di un bene di seconda mano. Casi limitati, insomma, nulla di più.

Ma siamo sicuri che rendere impossibile l’evasione fiscale sia in sé un bene? Esistono tre cause al mancato pagamento delle tasse da parte dei contribuenti: la furbizia di chi vorrebbe godere di servizi gratis senza pagare un centesimo; lo stato di necessità, che spinge lavoratori e piccole imprese a non dichiarare tutti i redditi maturati, altrimenti non andrebbero avanti; la protesta contro uno stato spendaccione e inefficiente nell’erogazione dei servizi. La lotta ai furbi è sacrosanta, quella a chi non paga le tasse per bisogno molto meno e il terzo tipo di evasore apre un dilemma. Se è vero che pagare le tasse sia sempre un dovere, è indubbio che lo stato dovrebbe spendere i soldi dei contribuenti nel migliore dei modi, ovvero per lo stretto necessario e senza sprechi. Più ci si allontana da queste precondizioni, meno giustificato appare il prelievo fiscale.

Un mondo senza contante

E allora, quando l’evasione fiscale assume, come in Italia, percentuali elevate e trasversali a ogni categoria sociale, il problema non è più solo e tanto la furbizia, quanto una repulsione sociale, una forma palese di protesta contro lo stato, percepito quale un Leviatano che si alimenta del sudore dei sacrifici dei suoi “sudditi”. Uno stato con alti tassi di evasione fiscale si sente, in un certo senso, messo in mora dai suoi cittadini, come un calciatore che nell’arco dei 90 minuti di gioco si è visto già estrarre il cartellino giallo dall’arbitro e fa del suo meglio per non beccarne un secondo ed essere così costretto a lasciare il campo.

In assenza di cartellini gialli, i falli sarebbero innumerevoli. Il gioco diverrebbe sporco, scorretto e al triplice fischio dell’arbitro qualcuno si sarà fatto male sul serio. Lo stesso accadrebbe con l’evasione fiscale azzerata per l’impossibilità tecnica di sfuggire alle tasse. Il governo non percepirebbe il grado di insoddisfazione del cittadino-utente e si compiacerebbe del suo operato, quand’anche fosse fallimentare. Certo, un governo inefficiente verrebbe verosimilmente mandato a casa alle prime elezioni utili, ma questi meccanismi funzionano fino a un certo punto, specie laddove la spesa pubblica è alta e il controllo della politica sull’economia raggiunge livelli elevati.

Infine, le banche. Quale migliore regalo per loro l’impossibilità per i risparmiatori di sfuggire ai conti correnti, di fatto obbligatori come appoggio per le carte di debito e di credito necessarie ai pagamenti elettronici? Potrebbero azzerare i tassi sui depositi senza perdere granché di clienti, specie nei periodi come quello attuale di interessi persino negativi sul mercato, non potendo i risparmiatori minacciare di ritirare i propri quattrini per lasciarli sotto il materasso. Minimizzerebbero i casi di crisi di liquidità, avendone a disposizione sempre in quantità abbondante, visto che tutti i clienti sarebbero costretti a tenere il loro denaro depositato, non potendo più pagare in contanti. E lo stato potrebbe farsi venire in mente, in caso di bisogno, un prelievo forzoso, che con un clic trasferirebbe miliardi di ricchezza liquida dagli istituti alle casse pubbliche senza che la protesta degli stangati possa tradursi in una fuga dal sistema bancario. Siamo sicuri che sarebbe questa la società in cui vorremmo vivere?

g[email protected]

 

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