La lotta ai pagamenti in contanti farà la fine della svolta green

Pagamenti in contanti ancora possibili fino a 2.000 euro per tutto il 2022. La crociata ideologica a favore della svolta digitale va in pausa

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Pagamenti in contanti e rischi della digitalizzazione

A partire da quest’anno, il tetto per i pagamenti in contanti era stato abbassato a 999 euro, ma con un cambio di rotta deciso in Commissione Finanze della Camera, è stato innalzato nuovamente fino a 1.999 euro per tutto quest’anno. L’ennesimo contrordine di un legislatore dall’umore instabile e che cerca da anni di propinare soluzioni spicciole per contrastare l’evasione fiscale e l’economia sommersa.

Quanto sta accadendo con la guerra tra Russia e Ucraina ha inevitabilmente rivalutato l’old system. Fino a pochi mesi fa, Greta Thunberg veniva portata in processione da folla oceanica a folla oceanica per diffondere il verbo sulla necessaria svolta green. Non appena l’Europa è entrata in crisi energetica, della ragazzina dalle bionde trecce non si hanno notizie. Si è appreso, invece, che la Commissione europea ha inserito energia nucleare e gas naturale tra le fonti “verdi”. Nel frattempo, la Germania ha aumentato le estrazioni di carbone, la Francia la generazione di energia nucleare e l’Italia le trivellazioni future di gas e anch’essa le estrazioni di carbone.

Rischi di un’economia solo digitale

Fino all’autunno scorso, il fanatismo ambientalista si era impossessato dei commissari al punto tale che quasi avrebbero voluto smantellare miniere di carbone, pozzi petroliferi e centrali nucleari dall’oggi al domani. Cosa c’entra tutto questo con i pagamenti in contanti? Il filo logico è il medesimo: quando la realtà s’impone sull’ideologica, c’è poco da ribattere. A febbraio, con un clic l’Occidente ha sottratto alla Russia circa 300 miliardi di dollari delle sue riserve valutarie. Lo ha fatto per una ragione giusta, cioè per punirla per l’invasione dell’Ucraina.

Nulla quaestio sulle motivazioni, ma una tale azione ha dimostrato, qualora ve ne fosse stato bisogno, che la digitalizzazione di ogni aspetto della vita può diventare un boomerang.

Pensate un solo istante che i russi della situazione foste voi e non perché abbiate commesso chissà quale crimine, bensì semplicemente perché il governo abbia deciso che rientrate all’interno di una categoria da punire per una qualsiasi ragione. Voi avevate rinunciato ai pagamenti in contanti e abbracciato quelli elettronici. Possedete ogni vostro centesimo su un conto corrente e all’improvviso vi ritrovate impossibilitati ad accedervi. Non riuscite più a fare la spesa, neppure per piccoli acquisti giornalieri legati alla pura sopravvivenza. Qualcuno ha deciso che avete sbagliato e dovete espiare la vostra pena. Pur essendo stati grandi risparmiatori, avendo compiuto tanti sacrifici e lavoro, vi ritrovate senza un soldo. E non perché siete poveri, ma perché il vostro denaro risulta bloccato.

Benefici dei pagamenti in contanti

L’esempio vi potrà apparire estremo, ma se ci pensate un attimo, poco più di due anni fa non avremmo immaginato che il governo ci imponesse di restare a casa o ci vietasse di uscire oltre un certo orario di sera. Sembrava fantascienza, è divenuta realtà. E se i nostri soldi sono depositati presso una banca oggetto di sanzioni? E se ad attentare ai nostri liquidi fosse un’entità non governativa, come un’organizzazione dedita al cyberterrorismo? Per ipotesi, basterebbe attaccare le centrali elettriche per rendere impossibili le transazioni, che necessitano di energia per essere realizzate. I tanto vituperati pagamenti in contanti possono anche apparire fuori moda, ma rappresentano una garanzia minima a difesa del nostro benessere più elementare.

Questo non significa contrastare la modernità. I pagamenti elettronici sono comodi e, specie in esercizi commerciali e filiali bancarie, la loro diffusione riduce sensibilmente il numero delle rapine, accrescendo la sicurezza del personale. Sbagliato è imporre una soluzione piuttosto di un’altra alla generalità dei cittadini. Ciascuno di noi dovrebbe assumerla sulla base di un’analisi benefici-costi ponderati sul piano personale.

Non si dovrebbe mai creare un sistema privo di alternative, in cui pochi soggetti controllano le abitudini di consumo e la ricchezza di un’intera nazione. Anche se ciò implicasse l’azzeramento dell’evasione fiscale, del sommerso e delle rapine, il costo che infliggerebbe alla società rischia di essere ben maggiore: la sottomissione a un sistema tirannico e non necessariamente con finalità accettabili.

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