Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 04 Giu, 2026

Paradosso Italia: l’IA serve, ma imprese e lavoratori la snobbano

L'Italia ha bisogno dell'IA per aumentare la produttività del lavoro e gli stipendi, ma la sua applicazione stenta a decollare.
4 Giugno 2026
Poca IA in Italia con bassa produttività
Poca IA in Italia con bassa produttività © Licenza Creative Commons

L’Italia ha un male cronico chiamato bassa produttività, che impedisce da decenni agli stipendi di crescere. Nella Relazione Annuale, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha certificato che l’adozione veloce dell’IA (Intelligenza Artificiale) sarebbe in grado di aumentare la produttività italiana di oltre l’1% all’anno. Un ritmo elevato per un’economia come la nostra, stagnante da più di tre decenni. Ma la realtà dei fatti è disarmante: appena il 5% delle imprese utilizza l’IA in modo integrato e avanzato. E il problema riguarda particolarmente le attività di piccole dimensioni.

Italia indietro su IA

Secondo un sondaggio realizzato da Eurostat, il 32,7% della popolazione in età attiva farebbe uso generale dell’IA nell’Unione Europea.

Tale percentuale crolla al 19,9% in Italia, davanti solo a Romania (18,6%) e Bulgaria (17,2%). Dominano la classifica Danimarca, Estonia e Malta stabilmente sopra il 45%.

EY Italy AI Barometer ha trovato un paradosso: l’Italia si colloca ai vertici della classifica europea per numero dei lavoratori che scelgono di investire autonomamente nella formazione sull’IA. Siamo al 64%, ma a fronte di un sistema delle imprese carente di piani formativi e di docenti nelle scuole, che nel 66% dei casi si dichiara privo di conoscenze specifiche.

Il gap tra grandi e piccole e medie imprese si allarga: al 53,1% il tasso di utilizzo tra le prime contro il 15,7% tra le seconde. E tra i lavoratori italiani prevale la paura di perdere il posto di lavoro (71%), mentre il 13,4% fa uso dell’IA per fini strettamente personali contro il 36% dei professionisti in Europa ad impiegarla durante la settimana per ottimizzare il proprio lavoro.

Cause del ritardo

Cosa emerge da questi dati? L’IA sarebbe una grossa opportunità per l’Italia di colmare il gap di produttività con il resto d’Europa. Un recupero, che consentirebbe alle nostre imprese di accrescere la produttività e migliorare così anche le retribuzioni. Nulla di tutto questo sta accadendo, se non limitatamente a poche imprese. Il nanismo dimensionale, la scarsa preparazione, costi, burocrazia e una mentalità restia all’innovazione stanno impedendo al nostro Paese di agganciare un trend esiziale.

L’IA è l’equivalente della macchina a vapore a metà del diciottesimo secolo. La sua adozione non è un’opzione. Piaccia o meno, tutti dobbiamo farci i conti. Rimanere indietro significa perdere un’opportunità storica per compiere quel “salto tecnologico” capace di proiettare l’economia nei prossimi decenni, se non secoli. Come ogni innovazione, ci sono costi immediati in termini anche sociali da sostenere, a fronte di vantaggi diffusi. Chiudersi a riccio non serve, perché l’innovazione si diffonderà che noi lo vogliamo o meno. Un po’ come se ad inizio secolo avessimo fatto le barricate contro internet.

Leva fiscale per colmare gap

Lo stato può fare la sua parte, ad esempio destinando risorse per i voucher digitali con cui le imprese possano acquistare licenze software e servizi cloud di IA. O potenziando i crediti d’imposta per la formazione dei dipendenti con il Piano Transizione 5.0. La conoscenza può servire anche a ridurre il rifiuto e la paura di questa innovazione, che sono sentimenti comprensibilissimi e diffusi in tutto il mondo. L’alternativa sarebbe farsi travolgere dall’inevitabile e vedere ampliarsi il gap di produttività e retributivo con le altre economie avanzate.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

campagna red est
Articolo precedente

Pensionati all’estero, partita la campagna RedEst 2026: redditi da dichiarare e rischi da evitare

pensioni 97,6
Articolo seguente

Come calcolare la quota 97,6 per andare in pensione 5 anni prima