Il segnale allarmante della bolla finanziaria: preghiamo che non bussi alla nostra porta di casa

Ci sono segnali preoccupanti che stanno arrivando dai mercati finanziari e che ci mettono in guardia dai grossi rischi che incombono sull'Occidente.

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Il vero allarme della bolla finanziaria

I Bitcoin avevano monopolizzato l’attenzione mondiale riguardo alle presunte bolle sui mercati finanziari, fino a quando negli ultimi giorni è esploso un fenomeno inatteso, almeno nelle modalità. Alcuni titoli ignoti al grande pubblico e marginali nei listini della borsa americana hanno iniziato a segnare una performance stellare. I rialzi in poche sedute sono arrivati anche al 3-400%. Nel caso di AMC, una società che gestisce sale cinema negli USA, mercoledì scorso la quotazione ha registrato un’esplosione del 301%. Cos’è successo è noto: un gruppo molto numeroso di piccoli trader iscritti al forum online Reddit ha concordato di acquistare le azioni di alcune società molto “shortate”, cioè oggetto di scommesse ribassiste da parte di grossi investitori. In un certo senso, i piccoli trader hanno sfidato le case d’investimento e molte di queste ultime ci hanno rimesso le penne.

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In settimana, prima ancora che la SEC e il governo americano intervenissero per porre rimedio a un fenomeno dai connotati preoccupanti e che rischia(va) di dilagare a Wall Street, alcune piattaforme di trading hanno deciso in autonomia di porre stringenti limitazioni alle operazioni consentite agli iscritti con riferimento ai titoli azionari oggetto dei boom infondati e repentini. I prezzi chiaramente sono implosi in poche ore. Tutto è bene ciò che finisce bene. Niente affatto.

Se è vero che potremmo spiegare l’accaduto come frutto dei tempi – internet connette milioni di persone in uno spazio virtuale illimitato, consentendo loro di scambiarsi idee e concordare azioni, quando in passato sarebbe risultato impossibile anche solo immaginarlo – è altrettanto indubbio che i mercati finanziari stiano lanciando un serio segnale di allarme circa la china pericolosa che le economie avanzate avrebbero preso.

Nel 2008, dopo il crac di Lehman Brothers, la Federal Reserve intervenne con un maxi-piano di acquisti di Treasuries e bond garantiti da ipoteche immobiliari (Mbs), al fine di evitare il ripetersi di una nuova Grande Depressione come dopo la crisi finanziaria del 1929.

Liquidità a fiumi, mai così tanta nella storia

Da allora, le principali banche centrali hanno tutte imitato la FED, iniettando valanghe di liquidità sui mercati con l’obiettivo dichiarato di sostenere i tassi d’inflazione e quello non dichiarato di consentire a governi, imprese e famiglie di indebitarsi a tassi d’interesse sempre più bassi, in attesa (e nella speranza) che l’economia torni a crescere a ritmi tali da creare occupazione stabile e redditi soddisfacenti. Non si è verificata né la prima e né la seconda ipotesi, ad eccezione parziale degli USA.

Lo scorso anno, l’arrivo della pandemia ha spinto le banche centrali a pigiare il piede sull’acceleratore, iniettando liquidità sui mercati in quantità mai vista in un tempo mai così breve. Negli USA, il bilancio della FED è esploso in un anno di oltre 3.200 miliardi di dollari. Nel frattempo, il governo americano ha pompato altro denaro in deficit per la cifra stratosferica di circa 4.000 miliardi. Nel complesso, gli americani sono stati alluvionati di stimoli monetari e fiscali per oltre 7.000 miliardi, quasi il 35% del PIL. Nell’Eurozona, gli stimoli fiscali sono stati un po’ meno ingenti, ma il deficit medio è salito comunque al 9% del PIL, mentre la BCE ha varato misure senza precedenti, tra cui il PEPP da 1.850 miliardi di euro fino al marzo 2022 e le aste T-Ltro e Peltro con le quali le banche commerciali vengono nella sostanza pagate per prendere in prestito denaro e, auspicabilmente, girarlo all’economia reale.

Questa pioggia di liquidità, secondo i libri di economia, avrebbe dovuto tradursi in un boom dei prezzi al consumo, cioè in un’inflazione tendenzialmente almeno galoppante. E a maggior ragione che essa è stata iniettata mentre la produzione collassava per via delle restrizioni anti-Covid.

Nulla di tutto questo è accaduto, anzi l’unione monetaria è finita in deflazione, a causa della caduta dei consumi. Per contro, sono esplosi i risparmi depositati in banca, a causa dell’impossibilità e la paura delle famiglie di spendere. E’ vero altresì che la massa monetaria M3, l’indicatore più esteso utilizzato dalla BCE per monitorare l’inflazione futura, è cresciuta tra gennaio e novembre del 2020 di circa il 9,5%, quasi il triplo della media annuale del 3,5% nel quinquennio precedente.

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Se la bolla rischia di bussare alla nostra porta di casa

E’ un segnale preoccupante sulla possibile reflazione; tanto attesa dalle banche centrali, senonché potrebbe materializzarsi in misura allarmante. Le bolle finanziarie di cui dicevamo sono sostanzialmente il frutto dell’eccesso di liquidità in possesso ormai di una platea crescente di individui. Non a caso, persino i tipicamente squattrinati “millennials” hanno fatto la fortuna di Robinhood da quando c’è la pandemia, passando il tempo rinchiusi in casa a “giocare” in borsa. Con quali soldi? Quelli che in parte sono affluiti dagli assegni del governo e dalle banche, tramite la FED. Questo spiegherebbe perché l’eccesso di liquidità non abbia fatto esplodere l’inflazione: semplicemente, questa non è arrivata sui mercati dei beni e servizi, restando confinata nella sfera finanziaria.

Sarà sempre così? Fino a quale punto verranno comprate azioni a prezzi stellari e obbligazioni con perlopiù rendimenti negativi o di poco positivi? Se e quando il mercato inizierà a muoversi fuori dalle borse e dai mercati dei bond per cercare forme alternative di guadagno nella cosiddetta economia reale, pur a fronte di maggiori rischi, la bolla entrerà a casa nostra. I prezzi delle case inizieranno a impennarsi per via degli acquisti immobiliari dei fondi; le banche torneranno a erogare prestiti e questi si tradurranno certamente in investimenti e produzione futura, ma nell’immediato diverranno domanda aggiuntiva (investimenti e acquisti di beni durevoli), facendo schizzare i prezzi al consumo di una quantità crescente di beni e servizi.

E questo scenario appare tanto più credibile, se pensiamo che nei prossimi anni sarà molto difficile per i governi tornare ad adottare politiche fiscali prudenti, dato l’elevato rischio di rivolte sociali, specie dopo un periodo così buio come questo. Le stesse banche centrali non troveranno il coraggio di alzare i tassi o di tagliare in misura drastica gli acquisti dei bond, anche perché i conti pubblici di molti stati salterebbero il giorno dopo. Gli eccessi di liquidità permarranno e il rischio di una spirale inflazionistica incontrollata salirà repentinamente. E il peggio arriverà quando inizieremo a perdere fiducia sulla stabilità dei prezzi e sulle monete fiat. Pregate che a esplodere siano sempre e solo i titoli azionari, perché la prossima bolla potremmo ritrovarcela a tavola. E non sarà così divertente.

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