Donne senza lavoro dopo coronavirus: perché non lo cercano

Il lockdown ha mandato in crisi molti settori lavorativi, le donne si sono trovate senza occupazione e non di rado, sfiduciate, neanche provano a cercarlo.

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Il lockdown ha mandato in crisi molti settori lavorativi, le donne si sono trovate senza occupazione e non di rado, sfiduciate, neanche provano a cercarlo.

Che le chiusure forzate a causa del coronavirus abbiano colpito duramente il mercato del lavoro è ormai cosa nota. A pagare il prezzo più alto sono state le donne, categoria già svantaggiata, dove la forbice si è allargata anche di più andando a creare ancora più inattive.

Donne sfiduciate non cercano lavoro

Il lockdown ha mandato in crisi molti settori lavorativi, le chiusure non hanno fatto altro che rafforzare un meccanismo in cui le donne, già spesso indietro nel mercato del lavoro italiano, si sono trovate senza occupazione e non di rado, sfiduciate, neanche provano a cercarlo. I dati Istat di aprile parlano di +438.00 donne inattive e un calo dell’occupazione di 10mila unità in più rispetto a quella maschile. La motivazione va sicuramente ricercata nel fatto che le donne sono spesso impegnate in settori lavorativi dove il lockdown ha colpito di più. Secondo il presidente della Fondazione Adapt, Francesco Seghezzi: “c’è un’incidenza maggiore di donne in settori che sono stati chiusi più a lungo, come il mondo dei servizi alla persona privati quindi badanti e baby sitter, sia pubblico come i centri estetici, parrucchieri, palestre o il mondo del retail dove il numero delle commesse è alto. Quindi le donne hanno smesso di cercare lavoro con il conseguente aumento dell’inattività”.

Il ruolo del lockdown

In linea generale è vero che il lockdown ha colpito quasi tutte le categorie, anche uomini e non solo donne, ma poi tra le persone in cerca di lavoro sono proprio le donne a far parte della categoria degli inattivi. Da un lato la situazione covid ha spinto molte donne a restare a casa per badare ai figli piccoli, che ugualmente non potevano andare a scuola, dall’altro lato una sorta di sfiducia nel mondo del lavoro, amplificata dall’emergenza, ha frenato la ricerca.

Secondo una ricerca condotta dalle università di Cambridge, Oxford e Zurigo ad aprile, sia donne occupate che disoccupate, hanno passato sei ore al giorno a fornire assistenza all’infanzia e istruzione domestica. Un altro studio, stavolta della Fondazione consulenti del lavoro dal titolo “Mamme e lavoro al tempo dell’emergenza Covid-19”, ha rivelato che sono 3 milioni le donne occupate con un figlio di meno di 15 anni. Una cifra che dice molto sulla situazione attuale del popolo femminile e il lavoro.

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