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Oggi: 16 Giu, 2026

La fine di un’era: il Giappone alza i tassi all’1% e spegne la “fabbrica” del denaro gratis

La Banca del Giappone alza i tassi di interesse all'1% e pone fine alla lunga era del denaro gratis, reagendo all'inflazione.
16 Giugno 2026
Giappone alza tassi di interesse all'1%
Giappone alza tassi di interesse all'1% © Investireoggi.it

Una svolta storica per la Banca del Giappone, che nelle scorse ore ha alzato i tassi di interesse all’1% con 7 voti a favore e solo un contrario nel board (Toichiro Asada). E’ stata la prima stretta monetaria annunciata dal dicembre scorso, quando il costo del denaro era salito allo 0,75%, nonché ai livelli più alti dal 1995. Una decisione che si è resa indispensabile per contrastare l’inflazione. Sebbene i prezzi al consumo in aprile siano saliti “solo” dell’1,4% annuo e, quindi, sotto il target del 2%, i prezzi alla produzione a maggio hanno registrato un più allarmante +6,3%.

Tassi di interesse in Giappone
Tassi di interesse in Giappone © Licenza Creative Commons

Tassi di interesse in Giappone contro yen debole

L’istituto centrale ha notato che la bassa inflazione rifletta più che altro le misure del governo come la cancellazione dell’imposta sul carburante e della retta per tutti gli studenti delle scuole superiori.

E’ stato assente il governatore Kazuo Ueda, ricoverato in ospedale per un problema di salute. Egli avrebbe quasi certamente votato a favore dell’aumento dei tassi, in base alle sue recenti dichiarazioni.

La mossa è servita anche per offrire sostegno allo yen, il cui tasso di cambio si è molto indebolito negli ultimi anni contro valute come dollaro ed euro. Tra fine aprile e inizio maggio, la Banca del Giappone era dovuta intervenire sul mercato forex con operazioni per 11.700 miliardi di yen (circa 73,5 miliardi di dollari), ma ciò non è bastato per impedire al cambio contro il dollaro di superare la soglia di 160. Proprio i bassi tassi di interesse sono considerati alla base di tale debolezza.

Cambio tra dollaro e yen
Cambio tra dollaro e yen © Licenza Creative Commons

Svolta storica: fine del denaro gratis

E con uno yen che si deprezza, il costo delle importazioni sale e fa pressione sull’inflazione e sullo stesso bilancio pubblico, dato che il governo deve intervenire per calmierare i prezzi. Da poco la premier Sanae Takaichi, che proprio ieri abbiamo visto in visita a Roma, ha varato un altro piano da 3.000 miliardi (circa 18,70 miliardi di dollari) per reagire alla crisi energetica scatenata dalla chiusura di Hormuz.

Non siamo in presenza di un semplice aumento dei tassi di interesse, bensì di una svolta generazionale per il Giappone. Per tre decenni Tokyo era stata la fabbrica del denaro gratis. Tutti nel mondo erano stati costretti a fare i conti con un’anomalia difficilmente spiegabile. Un esperimento monetario, che all’apparenza coniugava sostegno alla crescita e tutela dei conti pubblici pur con un debito fin sopra il 250% del Pil. Quella fase, apertasi per lottare contro la deflazione, si è chiusa negli ultimi mesi per la necessità di contrastare la risalita dei prezzi.

Impatto sui mercati finanziari globali

Il mercato si attende fino ad altri due rialzi dello 0,25%. Questo segnala il rendimento biennale appena sopra l’1,40%. Chissà che l’attesa riapertura di Hormuz, con la discesa dei prezzi per petrolio e gas che sta già provocando, non limiterà la portata della stretta nipponica.

Nel frattempo, i rendimenti sono saliti drasticamente lungo la curva. Il decennale offre oggi il 2,64% e il trentennale il 3,77%. Un’intera generazione di investitori in Giappone non era stata abituata a lavorare con questi numeri, avendo avuto a che fare con tassi di interesse azzerati o persino negativi.

Ecco perché l’1%, che resta un livello bassissimo nel confronto internazionale, diventa già il simbolo di una svolta storica. La fine del “carry trade” sui mercati finanziari internazionali. A lungo gli investitori di tutto il mondo prendevano a prestito denaro quasi gratis in yen per impiegarlo principalmente a Wall Street a tassi più alti. Questo gioco inizia a non funzionare più, anche perché la Borsa di Tokyo è uscita dalla lunghissima crisi che si trascinava dalla fine degli anni Ottanta. Dopo avere recuperato tutte le perdite, solamente nell’ultimo anno è cresciuta di oltre l’80%. E’ l’effetto IA, un trend che fino a poco tempo fa vedeva la sola Silicon Valley attirare capitali, mentre sempre più ad approfittare del boom sono anche Giappone e Corea del Sud.

Borsa di Tokyo
Borsa di Tokyo © Licenza Creative Commons

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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