Economia mondiale nel 2017, i 5 eventi che hanno influito di più

Ecco i 5 eventi che hanno segnato questo 2017, nonostante non sia stato un anno ricco di emozioni sul fronte dell'economia mondiale.

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Ecco i 5 eventi che hanno segnato questo 2017, nonostante non sia stato un anno ricco di emozioni sul fronte dell'economia mondiale.

Siamo agli sgoccioli di un 2017, che sul piano dell’economia mondiale potrebbe essere considerato interlocutorio e non certo ricco di eventi in sé determinanti, come era accaduto lo scorso anno tra crisi delle banche italiane, crollo delle quotazioni del petrolio sotto i 30 dollari al barile, elezioni presidenziali americane e timori per il commercio mondiale, specie legati al rallentamento dell’economia cinese. Vediamo, invece, quali sono stati gli eventi che hanno lasciato una loro traccia sull’economia mondiale quest’anno.

. Elezioni in Francia: il 7 maggio scorso, il candidato centrista ed europeista Emmanuel Macron trionfa alle elezioni presidenziali in Francia con i due terzi dei voti, sconfiggendo la rivale nazionalista ed euro-scettica Marine Le Pen. I mercati tornano all’ottimismo in Europa e premiano la moneta unica, che dal primo turno delle presidenziali transalpine ad oggi si è rafforzata del 10% contro il dollaro, mentre gli spread sono crollati vistosamente, con il differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni sceso dagli oltre 200 punti base di metà aprile ai 135 di oggi;

. Bitcoin: il 2017 è stato l’anno del boom delle monete digitali. I Bitcoin, in particolare, hanno attirato l’attenzione dei media, degli analisti e finanche dei piccoli risparmiatori, avendo messo a segno ad oggi guadagni del 1.600% dal 31 dicembre scorso, salendo a un valore di capitalizzazione di 280 miliardi di dollari, trainando tutte le “criptomonete” a oltre 450 miliardi. Domenica scorsa, hanno debuttato a Chicago con i futures, segnando l’ingresso ufficiale dell’asset tra le stanze che contano della finanza ufficiale; (Leggi anche: La Bitcoinmania affossa l’oro?)

. Wall Street: nonostante i timori che si stia alimentando una bolla finanziaria, gli indici azionari americani sono saliti mediamente di quasi il 25% quest’anno, battendo ogni record precedente.

Il Dow Jones sfondava la soglia dei 20.000 punti a fine gennaio, superando già a inizio marzo i 21.000. Ad agosto, è il turno dei 22.000, ad ottobre viene travolto pure il tabù dei 23.000 e a fine novembre persino quello dei 24.000 punti. A trainare le azioni a stelle e strisce sono sia il buon andamento dell’economia americana, sia il taglio delle tasse appena varato dall’amministrazione Trump, che per quanto in via di definizione, rappresenta la riduzione più corposo delle aliquote dall’era Reagan per famiglie e imprese; (Leggi anche: Bolla finanziaria pronta a esplodere, Germania preoccupata)

. Venezuela: il deterioramento dell’economia venezuelana viaggia di pari passo a quello delle condizioni politiche a Caracas, dove il regime “chavista” di Nicolas Maduro sembra persino essersi rafforzato, nonostante il crescente isolamento internazionale e le sanzioni finanziarie comminate dagli USA, le quali impediscono al paese andino di accedere al credito di società e banche americane. L’inflazione è esplosa a quattro cifre, la carenza dei beni è divenuta ancora più diffusa e preoccupante, riguardando persino generi alimentari e medicine, mentre la valuta locale è collassata letteralmente sul mercato nero, oltrepassando il cambio di un dollaro contro più di 100.000 bolivares, quando a inizio anno si viaggiava ancora sui 2.000. Poche settimane fa, lo stato ha saltato alcuni pagamenti, nei fatti scivolando in default e aprendo una trattativa piuttosto misteriosa con i creditori stranieri per la rinegoziazione di circa 60 miliardi di debito sovrano, emesso in forma di bond;

. Tapering BCE: svolta soft il 26 ottobre scorso da parte della BCE, che ha annunciato il taglio degli stimoli monetari a 30 miliardi al mese dai 60 attuali, fino almeno al settembre dell’anno prossimo, di fatto estendendo il “quantitative easing” di altri 9 mesi. I tassi rimarranno verosimilmente bassi ai livelli attuali ancora a lungo. Ciò ha indebolito l’euro sotto quota 1,20 contro il dollaro, mentre i rendimenti sovrani nell’Eurozona hanno ripiegato ai minimi da oltre un anno, giovandosi anche di un’inflazione stabilmente al di sotto del target e del consolidamento della ripresa economica nell’area ai massimi da un decennio.

(Leggi anche: La svolta lenta della BCE favorisce l’Italia)

 

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