La svolta lenta della BCE favorisce l’Italia, Draghi ci è riuscito ancora una volta

La BCE di Draghi compie un altro miracolo sui mercati finanziari, facendo andare avanti le danze sul mercato dei bond. Rendimenti in picchiata, specie in Italia e Portogallo. Euro giù, ma forse non per Francoforte.

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La BCE di Draghi compie un altro miracolo sui mercati finanziari, facendo andare avanti le danze sul mercato dei bond. Rendimenti in picchiata, specie in Italia e Portogallo. Euro giù, ma forse non per Francoforte.

L’avere avviato il “tapering” – il ritiro degli stimoli monetari nell’Eurozona – in maniera alquanto soft, con bond acquistati per altri 270 miliardi l’anno prossimo e con reinvestimenti attesi nell’ordine di almeno 120 miliardi, ha avuto ancora una volta il suo effetto sui mercati finanziari. Mario Draghi è riuscito nell’impresa di avere annunciato al mondo il graduale addio alla politica monetaria ultra-espansiva degli anni passati, facendo passare l’evento come una nuova iniezione di liquidità.

Il governatore della BCE si poneva proprio questo obiettivo: spingere il mercato a comprare per l’ennesima volta la sua narrazione rassicurante sul dopo-QE. Per quanto sia molto prematuro per capire se vi sia riuscito nel breve periodo, i primi segnali direbbero di sì.

I rendimenti sovrani italiani sono crollati, passando per la scadenza decennale dal 2,04% di mercoledì scorso (ultima seduta pre-board) all’1,85% di ieri pomeriggio, scivolando di ben 19 punti base e rimarcando una tendenza in atto anche per gli altri bond dell’Eurozona. I rendimenti degli omologhi tedeschi sono scesi di 10 bp allo 0,38%, quelli spagnoli di 13 bp, nonostante il caos istituzionale legato alla Catalogna. Pertanto, lo spread BTp-Bund a 10 anni è sceso per la prima volta dal dicembre scorso sotto i 150 punti, attestandosi in area 147 bp. (Leggi anche: Come Draghi ha comprato all’Italia un altro anno di tempo)

Effetto Draghi anche sull’euro?

Impatto non indifferente anche per il cambio euro-dollaro, indebolitosi dell’1,4% a poco sopra 1,16, il livello più basso dalla terza settimana di luglio. Tuttavia, nelle scorse due sedute si è registrato anche un contestuale apprezzamento del dollaro dell’1,4% medio contro le altre valute, segno che non sarebbe facile addebitare l’indebolimento dell’euro al solo effetto-Draghi. Anzi, sembrerebbe che il board della BCE di giovedì scorso abbia inciso persino relativamente poco sui movimenti successivi. Infine, quanto al mercato azionario, notiamo un +1,2% messo a segno da Piazza Affari, la Borsa di Francoforte ha guadagnato il 2,2%, sostanzialmente quanto quella di Parigi, mentre a Madrid si sono avuti rialzi prossimi al 3%.

Come mai il “tapering” soft di Draghi premia, in particolare, i bond italiani? Perché il mercato sconta maggiori benefici proprio per i nostri titoli di stato, essendo il rialzo dei tassi e la previa soppressione degli stimoli monetari un rischio per l’economia italiana e il suo immenso debito sovrano, a causa dello shock fiscale che la prima subirebbe in conseguenza di un aumento del costo di rifinanziamento del secondo e del credito privato.

D’altra parte, i nostri BTp sono stati i più colpiti da oltre un anno, quando si sono alimentate aspettative di reflazione. I rendimenti decennali sono arrivati a più che raddoppiare, in concomitanza anche delle vicissitudini politiche interne, mentre i Bonos spagnoli, prima degli eventi legati alla Catalogna, si sono fermati in area 1,55%. Naturale che, tornando a comprare carta, i traders si stiano concentrando su quella relativamente più economica.

Grossi guadagni sono stati realizzati anche e, soprattutto, dai bond del Portogallo, i cui decennali rendevano ieri intorno al 2,09%, in crollo dal 2,30% della seduta pre-board. Soltanto a metà settembre, si aggiravano ancora in area 2,80%, ma la promozione a “investment grade” da parte di Standard & Poor’s ha accelerato i miglioramenti degli ultimi tempi. E così, lo spread con i nostri BTp vale ormai appena meno di 25 punti, quando all’inizio dell’anno stava a circa 210. I titoli lusitani corrono grazie alla forte ripresa dell’economia portoghese e al netto miglioramento dei saldi fiscali. (Leggi anche: Il Portogallo si lascia la crisi alle spalle e premier Costa ne raccoglie i frutti)

 

 

 

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