Bitcoin alternativa all’oro? Ecco il risultato sorprendente di un sondaggio

Bitcoin e oro legati tra di loro? Il metallo non si scalda, mentre è corsa alla "criptomoneta". Vediamo i numeri in gioco e il risultato sorprendente di un sondaggio.

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Bitcoin e oro legati tra di loro? Il metallo non si scalda, mentre è corsa alla

I Bitcoin non sono più l’asset relegato a piccole cerchie di investitori temerari. Da domenica sera, il Chicago Board Options Exchange consente di puntare sui futures, ovvero di negoziarne la compravendita per scadenze future a prezzi prestabiliti, superando la volatilità giornaliera, generalmente elevata.

Al momento, un Bitcoin scambia a circa 16.500 dollari, in rialzo del 1.600% dall’inizio dell’anno. Il mercato delle circa 1.300 monete digitale vale ormai sui 450 miliardi, di cui 280 solo grazie ai Bitcoin. I valori in gioco stanno assumendo dimensioni interessanti, tanto che più di un analista inizia a chiedersi se per caso la liquidità che sta fluendo verso le “criptomonete” non stia andando a discapito di altre categorie di assets. Il pensiero corre, anzitutto, all’oro, le cui quotazioni quest’anno si sono mostrate poco dinamiche, pur segnando un aumento di poco superiore all’8%. Tuttavia, considerando che nel frattempo il dollaro ha ceduto mediamente la stessa percentuale contro le altre valute, sarebbe come dire che il metallo (in dollari) vale oggi esattamente come all’inizio dell’anno, almeno per gli investitori non americani. (Leggi anche: Bitcoin e oro, cosa ci spiega Google sui due assets)

Ci sarebbero diverse ragioni per cui l’oro non si scalda. Una di queste è la bassa inflazione in tutte le principali economie del pianeta. Fungendo da riserva di valore, il metallo tende a prezzare di più con un’inflazione elevata, mentre è correlato negativamente ai rendimenti dei bond. Questi sono di poco diminuiti quest’anno, con i decennali USA a scendere dal 2,44% di fine 2016 al 2,38% attuale.

Secondo i dati del World Gold Council, la domanda di oro per investimento nei primi tre trimestri dell’anno è diminuita su base annua di 455 tonnellate, che ai prezzi attuali sarebbero pari a circa 20 miliardi di dollari. Tutto l’oro detenuto per scopi di investimento ammonta a 40.000 tonnellate, ovvero a oltre un quinto del totale estratto nel mondo dalla notte dei tempi ad oggi. Esso varrebbe complessivamente, sempre ai prezzi odierni, qualcosa come 1.600 miliardi. A conti fatti, le criptomonete capitalizzerebbero ormai più di un quarto dell’oro negoziato come bene d’investimento.

Cosa ancora più importante è che all’inizio dell’anno, il rapporto era ancora di circa 2 a 100. In pratica, l’importanza che le monete digitali stanno rivestendo rispetto all’oro per investimento risulterebbe più che decuplicata in meno di un anno.

Il sondaggio scioccante

E l’ex senatore repubblicano americano Ron Paul, tra i più veraci sostenitori dell’oro come difesa del risparmio contro le politiche inflazionistiche delle banche centrali, ha condotto un sondaggio non scientifico tra i suoi numerosi followers su Twitter, chiedendo loro come investirebbero 10.000 dollari ottenuti in regalo e su cui non potrebbero mettere le mani per 10 anni. Le 70.513 risposte lo hanno sorpreso, perché tra le 4 alternative proposte, ben il 54% ha risposto in Bitcoin, il 36% in oro, l’8% in Treasuries decennali e solo il 2% li terrebbe cash. (Leggi anche: Futures Bitcoin, somiglianze con l’oro)

Paul spiega di essere rimasto strabiliato dal superamento delle risposte in favore dei Bitcoin rispetto all’oro, anche se il risultato sarebbe spiegabile dal fatto che su internet il pubblico sia mediamente più giovane e, quindi, verosimilmente più incline a puntare su classi di investimento più innovative. Inoltre, potrebbe avere influito la stessa domanda, che chiedeva come investire 10.000 dollari “donati” e non propri. Ed è chiaro che la propensione al rischio con denaro non frutto dei propri sacrifici tende ad essere più alta.

Bitcoin rivale dell’oro?

Fatto sta che anche Larry McDonald, analista di The Bear Traps Report, ha notato come a fronte di una correlazione negativa tra oro e rendimenti dei bond dell’82%, nell’ultima settimana le quotazioni del metallo sono scese, così come anche i secondi. Insomma, l’oro sembra essersi, almeno momentaneamente, sganciato dal comparto obbligazionario e forse la Bitcoinmania starebbe giocando un ruolo non secondario in questo fenomeno.

D’altra parte, ci siamo permessi di mettere in relazione le quotazioni del metallo negli ultimi 20 anni con quelle del petrolio. Vi chiederete cosa abbiano a che vedere le due commodities.

Il greggio determina i prezzi energetici sul piano mondiale e a loro volta, essi influenzano l’andamento dell’inflazione globale. Detto in termini più espliciti, un barile più caro dovrebbe stimolare le quotazioni dell’oro, in previsione di un’inflazione più elevata. Ebbene, abbiamo trovato che mediamente il metallo ha quotato meno di 10 volte rispetto al greggio dal 1997 ad oggi, ma allo stato attuale il rapporto risulta raddoppiato a 20. Senza alcuna pretesa esplicativa, sarebbe come dire che oggi l’oro sarebbe relativamente iper-apprezzato rispetto al petrolio, in relazione alla media storica ventennale.

Tornando ai Bitcoin, siamo passati, invece, da un rapporto di 0,84 once per un’unità a inizio anno a uno di 13,25 attuale, ovvero per un Bitcoin servivano 0,84 once di oro meno di 12 mesi fa, mentre adesso se ne richiedono oltre 13. Chissà che il mercato non inizi a monitorare pure tale ratio nei prossimi mesi, sempre se fosse vera la caratterizzazione della moneta digitale quale nuovo bene rifugio. (Leggi anche: Bitcoin versus oro: moneta digitale nuovo bene rifugio?)

 

 

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