Bolla finanziaria pronta a esplodere con rialzo tassi BCE, Germania preoccupata

La Germania teme la bolla finanziaria con il rialzo dei tassi BCE in vista. Le economie dell'Eurozona sono più indebitate, ma galleggiano ad oggi grazie agli interessi bassissimi.

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La Germania teme la bolla finanziaria con il rialzo dei tassi BCE in vista. Le economie dell'Eurozona sono più indebitate, ma galleggiano ad oggi grazie agli interessi bassissimi.

Germania preoccupata per l’arrivo di un’altra possibile crisi finanziaria. Ad ammetterlo esplicitamente è stato il ministro delle Finanze uscente, Wolfgang Schaeuble, che dopo otto anni dovrebbe lasciare l’incarico e andare a presiedere il Bundestag. In un’intervista al Financial Times, il braccio destro della cancelliera Angela Merkel ha spiegato che “gli economisti di tutto il mondo si mostrano preoccupati per il crescente accumulo di liquidità e per l’aumento del debito pubblico e privato”, paventando il rischio di esplosione della bolla finanziaria, nel momento in cui non vi sarà più la congiuntura economica positiva attuale e quando i tassi verranno alzati dalla BCE. (Leggi anche: La bolla finanziaria minaccia il pianeta)

Schaeuble fa riferimento a un avvertimento della Banca dei Regolamenti Internazionali, secondo la quale esistono pericoli per la ripresa dell’economia mondiale, derivanti dall’essere diventata dipendente dal credito a bassi interessi. Difende il capitalismo di stampo renano, quello basato sul consenso di imprese e lavoratori, notando come il modello anglosassone si sarebbe mostrato meno resiliente ai rischi finanziari.

E proprio oggi, per coincidenza, la BCE ha pubblicato i risultati di un suo studio effettuato monitorando 111 banche europee sottoposte agli stress-test, trovando che anche un drastico aumento dei tassi troverebbe gli istituti ben preparati nell’Eurozona, dato che la maggioranza di questi otterrebbe maggiore reddito netto dagli interessi nei successivi tre anni, seppure a fronte di una riduzione di valore dei rispettivi assets. Sembrerebbe, quindi, che le paure del governo tedesco per quella che viene percepita a Berlino come una gigantesca bolla finanziaria sarebbero esagerate. Anzi, l’esito del monitoraggio di Francoforte andrebbe proprio nella direzione auspicata da Schaeuble, ovvero di un rialzo dei tassi quanto prima per evitare di alimentare un indebitamento crescente tra famiglie, imprese e persino gli stati.

Cresciuti i debiti, tassi azzerati

Il debito pubblico nell’Eurozona è mediamente esploso dal 65% di 10 anni fa all’89% del 2016, anche se dal 2014 si registra una sua riduzione dall’apice del 92% toccato quell’anno. I debiti delle famiglie risultano persino leggermente scesi nell’ultimo decennio, all’attuale 58,5% del pil, con il settore privato ad essere gravato complessivamente e al netto delle attività da passività fino al 351% del pil a Cipro e al 337% nel Lussemburgo. Tuttavia, concentrandoci sulle grandi economie dell’area, non si notano grossi scostamenti dal periodo precedente all’ultima crisi finanziaria: si è passati dal 110% al 113,6% in Italia, dal 191% al 147% in Spagna, dal 111% al 100% in Germania, dal 116% al 143% in Francia.

Vero è, però, che sommando il debito privato a quello pubblico delle diverse economie dell’area si nota un’esposizione totale maggiore di 10 anni fa. In Italia, ad esempio, risulterebbe aumentata di circa 35 punti percentuali, in Francia di quasi un’ottantina, in Spagna di una ventina, mentre in Germania sarebbe diminuita di qualche punto. Tuttavia, mentre nel 2007 i tassi di riferimento nell’Eurozona erano al loro massimo storico del 4,25%, adesso risultano azzerati. Dunque, allora si aveva un’economia complessivamente meno indebitata e con tassi già ai massimi, mentre oggi il maggiore indebitamento sarebbe sostenibile solo grazie all’accomodamento monetario, ovvero all’azzeramento degli interessi sul mercato. Prima o poi, però, i tassi dovranno risalire e per questo le prospettive finanziarie appaiono preoccupanti. Dieci anni fa, allo scoppio della crisi si ebbe modo di tagliare i tassi, sostenendo l’economia privata e le finanze statali. Oggi, non ci sarebbe nemmeno più modo di reagire all’eventuale arrivo di una nuova recessione, essendo state già utilizzate ampiamente sia la leva fiscale che quella monetaria. (Leggi anche: Germania avverte Draghi: rischio bolla finanziaria)

 

 

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