Più volte noi di InvestireOggi abbiamo affrontato il tema del cumulo dei redditi con la pensione, soprattutto in relazione alle misure che prevedono il divieto di sommare redditi da lavoro e redditi pensionistici. Il divieto di cumulo è infatti previsto per strumenti come Quota 100, Quota 102, Quota 103 e Ape sociale.
Oggi, però, il focus si sposta su un altro aspetto: i tagli all’importo delle pensioni dovuti alla presenza di “altri” redditi. Esistono infatti prestazioni che modulano l’importo in base ai redditi del beneficiario, creando un rapporto spesso complesso tra pensione e situazione economica complessiva.
Ecco quando ti tagliano la pensione se hai redditi IRPEF o da lavoro
Come detto, alcune misure prevedono un vincolo rigido: il divieto di cumulo tra redditi da lavoro e pensione.
Fa eccezione soltanto il lavoro autonomo occasionale, entro il limite di 5.000 euro annui. Superata tale soglia, o in presenza di altre attività lavorative, si rischiano conseguenze rilevanti: dalla sospensione della prestazione fino alla revoca, con l’obbligo di restituire quanto percepito nello stesso anno.
Accanto a queste misure, ve ne sono altre che non vietano il cumulo, ma prevedono riduzioni dell’assegno in presenza di redditi aggiuntivi. In questi casi, il rapporto tra pensione e reddito diventa particolarmente delicato e, spesso, penalizzante.
Assegno ordinario di invalidità e limiti reddituali
L’assegno ordinario di invalidità rappresenta un caso emblematico. Questa prestazione è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, ma l’importo può subire riduzioni anche significative in base al reddito percepito.
Il parametro di riferimento è il trattamento minimo INPS. Se il reddito complessivo del beneficiario (non solo da lavoro, ma l’intero reddito imponibile IRPEF) supera determinate soglie, scattano i tagli:
- riduzione del 25% se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo (nel 2026 circa 611 euro mensili);
- riduzione del 50% per redditi ancora più elevati.
Sono tuttavia previsti alcuni correttivi: ad esempio, la riduzione si applica solo sulla parte eccedente il minimo e non può mai superare l’importo del reddito stesso.
Pensione ai superstiti, ecco i tagli basati sui redditi
Anche la pensione ai superstiti (reversibilità) può subire decurtazioni in funzione dei redditi del beneficiario. In questo caso, le soglie sono più elevate rispetto all’assegno di invalidità.
Le riduzioni scattano in questo modo:
- 25% per redditi superiori a 3 volte il trattamento minimo e fino a 4 volte;
- 40% per redditi tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
- 50% per redditi ancora più elevati.
Anche qui si considera il reddito complessivo ai fini IRPEF, non soltanto quello da lavoro. Esistono però importanti tutele: ad esempio, non si applicano decurtazioni nei nuclei familiari in cui siano presenti figli minorenni, studenti o invalidi.
I trattamenti collegati ai redditi, ecco i tagli su pensioni e assegni
Il legame tra pensione e redditi emerge in modo ancora più evidente nei trattamenti assistenziali o integrativi, direttamente collegati alla condizione economica del beneficiario.
Un esempio è l’Assegno Sociale, destinato a chi ha versato pochi o nessun contributo. Questa prestazione:
- non spetta se il reddito personale supera l’importo dell’assegno stesso;
- non spetta, per i coniugati, se il reddito familiare supera il doppio dell’Assegno Sociale.
Se i redditi sono inferiori a tali soglie, l’importo viene comunque ridotto in proporzione al reddito percepito.
Un discorso analogo riguarda le pensioni minime che beneficiano di maggiorazioni sociali o integrazioni al minimo. In presenza di redditi superiori a determinate soglie, il diritto a queste componenti aggiuntive viene meno, con conseguente riduzione dell’importo complessivo.
In definitiva, il sistema previdenziale italiano mostra chiaramente come il rapporto tra pensione e redditi sia regolato da equilibri complessi: non sempre lavorare o avere altri redditi è neutro, e in molti casi può tradursi in tagli anche significativi dell’assegno.