Nessuno lo dice apertamente, ma anche una misura assistenziale come l’assegno sociale potrebbe presto diventare più difficile da ottenere per molti contribuenti. E trattandosi di una prestazione destinata a chi ha versato pochi contributi o non ne ha mai versati – e quindi non ha diritto a una pensione propria – il tema è particolarmente delicato.
Se i requisiti si inaspriscono, a essere colpite sono persone che rientrano a pieno titolo tra i soggetti vulnerabili. Ma perché si parla del rischio di un peggioramento anche per l’assegno sociale?
“Buonasera, sono Stefania, una vostra lettrice ormai da anni, e vi chiedo se avete conferme riguardo al fatto che anche l’assegno sociale subirà un aumento di tre mesi dei requisiti.
Mi riferisco all’aumento legato all’aspettativa di vita di cui avete parlato più volte. Compio 67 anni nel 2029 e, avendo sempre fatto la casalinga e non essendomi mai sposata, pensavo di poter contare sull’assegno sociale. Sono preoccupata di dover aspettare più del previsto.”
Assegno sociale, ecco come cambia e perché la “pensione senza contributi” si allontana
Guardando all’attualità, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle pensioni di vecchiaia e sulle pensioni anticipate, cioè le due misure ordinarie del sistema previdenziale italiano. La legge di Bilancio ha infatti previsto un aumento dei requisiti pensionistici a partire dal 2027.
È stato stabilito un incremento di:
- 1 mese nel 2027
- 2 mesi nel 2028
per un totale di 3 mesi di aumento legati all’aspettativa di vita nel biennio 2027-2028. Il meccanismo è noto: se cresce la speranza di vita, crescono anche i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione.
Inoltre, secondo le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, dal 2029 potrebbe scattare un ulteriore aumento di 3 mesi, anche se al momento si tratta di un’ipotesi.
Gli adeguamenti sono biennali: ciò significa che per il 2027-2028 gli aumenti sono già stati inseriti nella manovra, mentre eventuali ulteriori scatti riguarderebbero il biennio successivo.
Cosa cambia per l’assegno sociale
Potrebbe sembrare che il rischio di inasprimento riguardi solo le pensioni ordinarie. In realtà non è così. L’assegno sociale, pur essendo una misura assistenziale e non previdenziale, è agganciato all’età prevista per la pensione di vecchiaia.
Proprio come accadde nel 2019, quando l’ultimo adeguamento all’aspettativa di vita comportò un aumento di 5 mesi, anche questa volta l’assegno sociale dovrebbe seguire l’evoluzione dell’età pensionabile.
Se il quadro normativo attuale non verrà modificato:
- dal 2027 l’assegno sociale sarebbe accessibile a 67 anni e 1 mese;
- dal 2028 a 67 anni e 3 mesi;
- dal 2029, qualora fosse confermato l’ulteriore adeguamento, si potrebbe arrivare a 67 anni e 6 mesi.
In sostanza, anche la principale misura assistenziale dell’INPS rischia di allontanarsi nel tempo, seguendo la stessa dinamica delle pensioni.
Per chi, come la lettrice, non ha contributi sufficienti e conta sull’assegno sociale come unica forma di sostegno, l’eventuale aumento dell’età rappresenta un elemento di forte preoccupazione. La partita, tuttavia, non è ancora chiusa: eventuali interventi correttivi potrebbero ancora modificare il quadro prima dell’entrata in vigore definitiva degli aumenti.