Il muro contro Unicredit eretto attorno a Commerzbank si sta lentamente sgretolando, ma ciò non toglie che la CEO tedesca si giochi le sue ultimissime carte prima di dovere alzare bandiera bianca. Intervenendo a una conferenza di Goldman Sachs, Bettina Orlopp ha accusato la banca italiana di opacità nelle informazioni trasmesse questa settimana circa la quota raggiunta grazie all’Offerta Pubblica di Scambio (OPS). Andrea Orcel aveva comunicato che la partecipazioni diretta era salita al 34,35% tramite adesioni pari al 7,58%. Ad essa si sommano i contratti derivati, che hanno per oggetto una quota del 16,41% per una partecipazione massima complessiva del 50,76%.
OPS Commerzbank, Orlopp ricorre a BaFin
Dunque, Unicredit avrebbe già il controllo di Commerzbank.
Per Orlopp le cose non starebbero così, tant’è che si è rivolta alla BaFin, la Consob tedesca, affinché faccia luce sulle modalità con cui l’italiana starebbe “scalando” la seconda banca commerciale in Germania. A suo avviso, infatti, le adesioni “pure” sarebbero state di appena lo 0,05%. Il resto di quel 7,58% sarebbe costituito da azioni di controparti come Nomura, interessate dai contratti derivati stipulati con Unicredit.
Se Orlopp avesse ragione, quindi, la quota complessiva di cui Orcel disporrebbe finora in Commerzbank sarebbe di gran lunga inferiore al 50% e persino sotto a quel 34,35% comunicato dal CEO italiano. La tedesca paventa un “messy scenario”, ossia uno scenario disordinato e caratterizzato da una forte presenza di Unicredit nel capitale, pur senza il controllo. Piccole trappole che i vertici stanno seminando qua e là sulla strada dell’OPS per almeno ritardare il successo dell’operazione.
Fondi e BCE con Unicredit
Ma che il muro contro Unicredit stia iniziando a cedere lo ha fatto intendere la stessa Orlopp.
Nel ribadire che l’OPS non valorizzi la banca da lei guidata, ha puntualizzato che può sedersi a parlare con Orcel per il caso in cui migliorasse i termini dell’offerta. Ai prezzi di borsa di ieri, infatti, questa resta a sconto del 2%. L’operazione prevede un concambio di 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank portata in adesione. Quando il 16 marzo scorso fu comunicato il lancio, l’offerta era a premio del 4%.
C’è una ragione per cui a Berlino stia iniziando a prevalere la prudenza nei toni. Non solo perché Unicredit sarebbe di fatto il nuovo azionista di controllo di Commerzbank. La Banca Centrale Europea ha benedetto l’operazione, vedendo positivamente la nascita di banche transnazionali. E anche i fondi d’investimento stanno concordando. BlackRock, Vanguard, Norges Bank e Fidelity sono presenti nel capitale di entrambe le banche e hanno fatto intendere al cancelliere Friedrich Merz che sono dalla parte di Orcel e non sua. Insieme, posseggono quasi l’11,5% di Commerzbank. Le loro eventuali adesioni assegnerebbero definitivamente la vittoria all’italiana, di cui sono azionisti per quasi il 16,50%.
Leadership Germania a rischio
La Germania non si può permettere di indisporre il mercato in una fase come questa in cui è alla ricerca di un rilancio per la sua economia.
Il segnale che sta inviando agli investitori di tutto il mondo su Commerzbank è già negativo, in quanto di chiusura ai capitali stranieri per via di una logica corporativa e protezionistica. Ne vale della sua leadership in Europa dopo avere fallito per la prima volta l’obiettivo di farsi eleggere come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza ONU. Le carte bollate di Orlopp potranno servire a guadagnare tempo, ma la scalata a Commerzbank si avvia alla chiusura con l’ago della bilancia a pendere dalla parte di Unicredit.
giuseppe.timpone@investireoggi.it