Tra i possibili investimenti a medio-breve termine, oggi analizziamo un bond del Tesoro con scadenza residua di poco superiore ai 3 anni e che debuttò sul nostro mercato sovrano come decennale nel 2019. Trattasi del BTp 1 agosto 2029 con cedola 3% (ISIN: IT0005365165). Nel corso del 2021, questo titolo arrivò a trattare sopra 120. Chi lo acquistò allora, spese circa 1.200 euro per inserire in portafoglio un capitale nominale di 1.000 euro. I minimi furono toccati, invece, nell’autunno del 2023 a meno di 93 centesimi. E fu un affare: sotto 930 euro per 1.000 euro. Con una cedola già in sé corposa, il rendimento fu interessante per una durata residua allora inferiore ai 6 anni.
BTp 3% e oggi alla pari
Ancora a fine febbraio, prima che iniziasse la guerra in Iran, il BTp 2029 al 3% si acquistava a 102,25. Un sovrapprezzo all’investimento, che ne deprimeva il rendimento al 2,30%. Oggi, lo stesso bond tratta sostanzialmente alla pari e offre proprio il 3% lordo all’anno. In una fase come questa, caratterizzata da elevata confusione circa le sorti dell’economia mondiale a causa del conflitto nel Golfo Persico, può o non essere una buona occasione per investire per un periodo di tempo medio-breve?
Variabile inflazione
La risposta non può che dipendere dalla variabile più monitorata di queste settimane: l’inflazione. Al netto dell’imposta, il BTp 2029 scende da un rendimento del 3% a uno di poco superiore al 2,60%. Questo è quello che possiamo definire tasso di “breakeven”, cioè il massimo d’inflazione media annua tollerabile da qui alla scadenza del bond. Se fosse superato, il nostro rendimento netto reale diverrebbe negativo e, pertanto, l’investimento ci infliggerebbe una perdita.
Le aspettative d’inflazione servono proprio per farsi un’idea, pur approssimativa e non necessariamente aderente alla realtà a posteriori. Si misurano confrontando i rendimenti dei bond con cedole fisse e quelli offerti dagli indicizzati per scadenze simili. Per il mercato italiano abbiamo i BTp Italia, anche se sfortunatamente manca un titolo del genere in scadenza nel 2029. Tuttavia, ne abbiamo in scadenza nel novembre 2028 (ISIN: IT0005517195) e nel giugno 2030 (ISIN: IT0005497000). Il nostro bond ricade nel mezzo tra queste due scadenze.
Attese su rendimento
Ebbene, l’inflazione italiana media attesa che ricaviamo da qui a fine 2028 risulta in area 2,20%. Se estendiamo lo sguardo fino a metà 2030, scende di poco in area 2,10%. Grosso modo e allo stato attuale, il mercato sconta un’inflazione prossima al 2,20% per la media dei prossimi 3 anni. E questo significa che, pur di poco, il BTp 2029 con cedola 3% ci offre la prospettiva (teorica) di un rendimento netto reale positivo. Può accadere benissimo che l’inflazione nel tempo salirà su livelli medi maggiori di quelli scontati, ma anche che scenda. Molto dipenderà dall’esito e dalla durata di questa guerra in corso e di cui non sono possibili previsioni.
giuseppe.timpone@investireoggi.it