Se c’è un’azienda che sta associando la propria immagine all’Intelligenza Artificiale (IA) e beneficia più di tutte nel mondo del boom degli investimenti in questo nuovo business, è la sudcoreana Samsung. Il boom in borsa è stato spettacolare: +470% nell’ultimo anno ad una capitalizzazione di oltre 1.950 milioni di miliardi di won, pari a circa 1.300 miliardi di dollari. E ora ha deciso di iniziare a distribuire ai suoi dipendenti parte dei benefici. I sindacati avevano minacciato un lungo sciopero per reclamare la spartizione degli utili. I vertici aziendali hanno raggiunto un accordo: il 12% dei profitti operativi sarà distribuito agli inizi del 2027 tra tutti coloro che lavorano nelle divisioni dei semiconduttori.
Sebbene il numero esatto dei dipendenti non sia ufficiale, è stimato in 78.000.

Boom IA: maxi-bonus per dipendenti Samsung
Gli analisti ritengono che quest’anno i profitti operativi di Samsung esploderanno del 600% a 333.000 miliardi di won (oltre 190 miliardi di euro), grazie al boom IA. Facendo un rapido calcolo, si ottiene che ciascun dipendente in media riceverebbe un pagamento complessivo intorno ai 500 milioni o circa 290.000 euro. Una cifra incredibilmente alta e oltre il triplo dello stipendio medio nel 2025, che risultava di 150 milioni di won (86.000 euro).
Nel dettaglio, il 10,5% dei profitti verrebbe corrisposto tramite azioni e il restante 1,5% in contanti. I titoli potrebbero anche essere rivenduti subito dai dipendenti fino ad un terzo del totale, mentre i restanti due terzi a rate nel corso dei due anni dalla consegna. In tutto, quindi, la società distribuirebbe ai dipendenti un bonus del valore in euro di 23 miliardi.
L’impatto macroeconomico sulla Corea del Sud sarebbe importante, tant’è che già si prevede un’accelerazione del tasso di crescita per quest’anno grazie al boom IA.
Borsa di Corea tra le grandi al mondo
Samsung ha chiuso il primo trimestre con profitti operativi per 57.200 miliardi di won (32,79 miliardi di euro), in crescita del 755% su base annuale. Insieme a SK Hynix incide per oltre il 40% dell’indice KOSPI, diventato da mesi un proxy del sentiment globale sull’IA. La Borsa di Corea è salita ad una capitalizzazione di oltre 6 milioni di miliardi di won o 4.100 miliardi di dollari, attestandosi all’ottavo posto nel mondo e scavalcando Regno Unito e Canada. Prima di essere più che triplicata di valore in un anno, in pochi avrebbero scommesso su una tale ascesa.

Accordo sindacale e spettro tassa su IA
L’accordo tra Samsung e sindacati deve ancora essere ratificato formalmente dai secondi. La bozza è già un esempio di come l’IA possa tradursi in benefici diretti per quanti vi lavorino. Ad oggi, il comparto è percepito più come un club esclusivo, all’interno del quale i benefici restano confinati e all’esterno se ne pagano le conseguenze in termini di licenziamenti e svalorizzazione del capitale umano.
Certo, il maxi-bonus rimarca un altro possibile effetto del boom in corso: la divaricazione tra chi gravita attorno a questo business e chi no.
Nelle scorse settimane, l’indice KOSPI subì un temporaneo tracollo quando un ministro del governo paventò un’imposta sull’IA per distribuirne i benefici tra la società. Malgrado la quasi immediata smentita del diretto interessato, aleggia lo spettro di una sorta di “tassa sugli extra-profitti” e non soltanto in Corea del Sud. I governi temono, infatti, che l’occupazione ne risenta e così anche la coesione sociale, oltre che i conti pubblici. Accordi come quello appena raggiunto alla Samsung possono contribuire ad invertire la narrazione pessimistica di questa fase tra i lavoratori.
Samsung su IA caso scuola, ma Italia non impara
In Italia, la Regione Lombardia è stata la prima a muoversi nel senso restrittivo sull’IA. Ha appena approvato una legge, che incrementa fino al 200-300% gli oneri di urbanizzazione per gli spazi destinati ai data center. Il Pirellone sta cercando di frenare gli investimenti nel comparto, timorosa per l’impatto ambientale e sui costi energetici. Se da un lato la preoccupazione appare comprensibile, ancora una volta il nostro Paese si distingue per la resistenza all’innovazione (inevitabile), anziché su come abbracciarla nel modo migliore possibile per i cittadini. Con la conseguenza che non solo non avremo mai colossi come Samsung ad investire da noi, ma rischiamo di subire solo il lato negativo dell’IA sviluppata altrove. Gli altri hanno iniziato a staccare i bonus e noi blateriamo su come aumentare gli stipendi, salvo impedire in ogni modo che le aziende maggiormente capaci di ben retribuire i lavoratori si avvicinino all’Italia.
giuseppe.timpone@investireogi.it