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Pensioni, 16,4 milioni di beneficiari: i numeri che raccontano l’Italia che invecchia

Pensioni, età di uscita e assegni futuri: i nuovi dati INPS svelano come lavoro e demografia stanno cambiando il sistema.
10 Luglio 2026
pensioni
Foto © Investireoggi

Il XXV Rapporto annuale INPS descrive un sistema previdenziale stabile nei numeri, ma chiamato ad affrontare l’invecchiamento della popolazione, le carriere discontinue e la crescita dei bisogni assistenziali. Nel 2025 i pensionati sono circa 16,4 milioni e il 96% riceve almeno una prestazione dall’Istituto. Le pensioni restano, quindi, uno dei pilastri della protezione sociale italiana, la cui tenuta dipende sempre più dalla qualità dell’occupazione e dalla continuità dei versamenti contributivi.

Pensioni: diminuiscono i nuovi assegni e sale l’età di uscita

Nel 2025 sono stati riconosciuti circa 1,5 milioni di nuovi trattamenti, con una riduzione dell’1,8% rispetto all’anno precedente. La flessione riguarda soprattutto le uscite anticipate e le prestazioni ai superstiti, mentre quelle di vecchiaia rimangono sostanzialmente stabili.

Aumenta anche l’età media alla decorrenza per i dipendenti che accedono alla pensione di vecchiaia o al pensionamento anticipato: si passa da 64,5 anni nel 2024 a 64,7 anni nel 2025.

Il cambiamento deriva anche dalla progressiva applicazione del metodo contributivo, introdotto dalla legge 8 agosto 1995, n. 335. Con questo sistema, l’importo finale dipende dai contributi accumulati durante la carriera e dall’età in cui avviene il ritiro. Restare più a lungo al lavoro può quindi determinare un assegno mensile più alto.

Incidono inoltre le regole previste dall’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. La norma ha rafforzato il collegamento tra età, anzianità contributiva e aspettativa di vita.

Il lavoro può proseguire dopo il pensionamento

Il confine tra attività professionale e quiescenza appare meno netto rispetto al passato. Tra coloro che hanno iniziato a ricevere un trattamento nel periodo 2019-2023, quasi il 6% risulta successivamente presente negli archivi dei lavoratori dipendenti privati.

Nell’anno in cui viene riconosciuta la prestazione, circa nove lavoratori su dieci continuano a svolgere la propria attività nella stessa impresa. Il fenomeno può dipendere da esigenze economiche, scelte personali oppure accordi con il datore di lavoro.

In linea generale, il cumulo tra reddito professionale e trattamento previdenziale è ammesso. Esistono però limitazioni per alcune forme di uscita anticipata. La compatibilità deve quindi essere verificata considerando la misura utilizzata, il tipo di attività svolta e le disposizioni vigenti.

Il pensionamento, dunque, non coincide sempre con l’abbandono immediato del lavoro. Può trasformarsi in un passaggio graduale, durante il quale l’assegno pubblico si affianca ancora per un periodo al reddito professionale.

Aumenta il peso delle prestazioni assistenziali

Accanto ai trattamenti fondati sui contributi, cresce la componente assistenziale. Il caso più evidente è quello dell’indennità di accompagnamento, destinata agli invalidi civili totali che non possono camminare senza assistenza oppure non riescono a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita.

La misura è disciplinata dalla legge 11 febbraio 1980, n. 18. Tra il 2002 e il 2026 il numero delle indennità è più che raddoppiato, passando da circa un milione a quasi 2,2 milioni.

L’incremento è legato alla presenza crescente di persone anziane e molto anziane, ma anche alla maggiore durata della prestazione, favorita dall’allungamento della sopravvivenza.

Questi assegni non sono pensioni fondate sulla contribuzione, perché il diritto deriva dalle condizioni sanitarie e non dai versamenti effettuati durante la vita lavorativa.

La loro crescita, tuttavia, incide sulla spesa complessiva gestita dall’INPS e rende necessario rafforzare l’assistenza domiciliare, i servizi territoriali e il sostegno alle famiglie che si occupano di persone non autosufficienti.

Pensioni future: decisivi occupazione, salari e contributi

La sostenibilità del sistema non dipende soltanto dall’età richiesta per lasciare il lavoro. Conta soprattutto la base contributiva che lo finanzia. Nel 2025 i contributi sociali hanno raggiunto 273 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto al 2024, grazie alla crescita dell’occupazione dipendente e delle retribuzioni imponibili.

Il dato è positivo, ma la prospettiva demografica rimane complessa. La riduzione dei giovani, l’aumento degli anziani e la diffusione di carriere fragili possono peggiorare il rapporto tra lavoratori attivi e beneficiari.

Per garantire pensioni adeguate servono impieghi stabili, salari sufficienti, maggiore partecipazione di donne e giovani e percorsi professionali senza lunghi vuoti contributivi. Il metodo contributivo lega infatti la prestazione alla storia lavorativa: contratti brevi, redditi bassi e periodi senza versamenti possono produrre assegni modesti. La tutela previdenziale comincia quindi molto prima del ritiro, attraverso lavoro regolare, continuità dei contributi e carriere dignitose.

Riassumendo

  • Le pensioni restano centrali, con 16,4 milioni di beneficiari nel 2025.
  • I nuovi trattamenti diminuiscono dell’1,8%, soprattutto quelli anticipati e ai superstiti.
  • L’età media di uscita sale a 64,7 anni.
  • Quasi il 6% dei nuovi pensionati continua a lavorare.
  • Crescono le prestazioni assistenziali, soprattutto l’indennità di accompagnamento.
  • Occupazione stabile e contributi regolari sono decisivi per la sostenibilità futura.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.