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Pensione vecchiaia, il conto cambia: cosa succede oggi e cosa domani

Pensione vecchiaia, il traguardo si sposta: dal 2027 l’uscita dal lavoro diventa più lontana per molti contribuenti.
8 Luglio 2026
pensione di vecchiaia
Foto © Licenza Creative Commons

La pensione vecchiaia resta il canale ordinario per lasciare il lavoro al raggiungimento di una certa età e di un minimo di contributi. Le regole non sono uguali per tutti, perché contano la data del primo versamento, il sistema di calcolo applicato e alcune condizioni personali o lavorative.

La legge di Bilancio 2026, legge n. 199/2025, e la circolare INPS n. 28/2026 hanno chiarito il percorso per gli anni 2027 e 2028, con adeguamenti legati alla speranza di vita.

Pensione vecchiaia: requisiti ordinari di età e contributi

Per l’accesso al trattamento ordinario servono due condizioni principali: età anagrafica e anzianità contributiva. Nel 2026 il requisito resta fissato a 67 anni, con almeno 20 anni di contributi, pari a 1.040 settimane.

Rientrano, in linea generale, i versamenti obbligatori, volontari, contributi figurativi e da riscatto (ad esempio, il riscatto della laurea).

Dal 2027 il requisito anagrafico sale a 67 anni e 1 mese. Nel 2028 aumenta ancora, arrivando a 67 anni e 3 mesi. Dal 2029 l’età dovrà essere aggiornata in base ai futuri adeguamenti alla speranza di vita.

Un punto centrale riguarda la cessazione del lavoro dipendente. Il diritto decorre solo dopo la chiusura del rapporto subordinato. L’attività autonoma, invece, non impedisce il riconoscimento della prestazione. Secondo la Circolare INPS n. 89 del 10 luglio 2009, conta la regolare conclusione formale del rapporto, come dimissioni e comunicazioni obbligatorie. Ad ogni modo, dopo che si va i pensione di vecchiaia è possibile il cumulo con il reddito da lavoro dipendente.

Differenze tra sistema misto e contributivo puro

Il sistema di calcolo cambia in base alla storia assicurativa. Chi possiede contributi anteriori al 1° gennaio 1996 rientra di norma nel sistema misto: una parte dell’assegno è calcolata con criteri retributivi e una parte con criteri contributivi.

Chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996 ricade, invece, nel contributivo puro. In questo caso l’importo dipende dai contributi effettivamente accantonati, rivalutati nel tempo, e trasformati in pensione tramite coefficienti legati all’età.

Per i contributivi puri, la pensione vecchiaia può arrivare con i requisiti ordinari, ma solo se l’importo maturato non è inferiore all’assegno sociale. In alternativa, è possibile accedere più tardi, con almeno 71 anni di età e 5 anni di contribuzione effettiva. Per questa seconda strada non contano i contributi figurativi e non rileva l’importo finale.

Anche questo requisito più alto segue gli aumenti: 71 anni nel 2026, 71 anni e 1 mese nel 2027, 71 anni e 3 mesi nel 2028, con successivi adeguamenti dal 2029.

Decorrenza della prestazione e ritorno al lavoro

La prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui vengono raggiunti età e contributi (non c’è finestra mobile). Se i contributi si perfezionano dopo l’età richiesta, la decorrenza parte dal mese seguente al completamento di tutti i requisiti. Su domanda dell’interessato, la partenza può essere fissata anche dal primo giorno del mese successivo alla presentazione dell’istanza.

Come detto, dopo la liquidazione, è possibile tornare a lavorare. La nuova occupazione deve però iniziare dopo la decorrenza del trattamento. È ammesso anche il rientro presso lo stesso datore, purché vi sia stata prima una reale cessazione formale del rapporto precedente.

Questa regola evita che il pensionamento sia solo apparente. Allo stesso tempo, non impone lunghi periodi di inattività: ciò che conta è il rispetto degli adempimenti previsti dalla legge.

Pensione vecchiaia: agevolazioni per madri e lavori gravosi

La normativa riconosce alcune vie agevolate. Per le lavoratrici madri, la circolare INPS n. 53 del 5 marzo 2025 richiama la possibilità di anticipare l’età di accesso di 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 16 mesi con quattro o più figli. In alternativa, può essere scelta una maggiorazione del coefficiente di trasformazione, utile ad aumentare l’importo dell’assegno.

Ulteriori benefici riguardano chi svolge attività gravose oppure mansioni faticose e pesanti. In questi casi, con almeno 30 anni di contributi, possono applicarsi regole più favorevoli sul requisito anagrafico.

La pensione vecchiaia richiede, quindi, una verifica attenta della posizione personale. Età, contributi, data del primo accredito, lavoro svolto e condizioni familiari possono modificare il percorso. La pensione vecchiaia non è solo una soglia uguale per tutti, ma un insieme di regole che vanno lette alla luce della storia contributiva individuale.

Riassumendo

  • La pensione vecchiaia richiede età minima e almeno 20 anni di contributi.
  • Nel 2026 l’età ordinaria resta fissata a 67 anni.
  • Dal 2027 e 2028 sono previsti aumenti graduali dell’età richiesta.
  • Il sistema contributivo puro prevede regole specifiche sull’importo minimo.
  • La cessazione del lavoro dipendente è necessaria prima della decorrenza.
  • Madri e lavoratori gravosi possono beneficiare di agevolazioni dedicate.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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