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La verità sulle pensioni: calcolo negativo, donne penalizzate e poi? Ecco il nuovo rapporto INPS

Ecco i numeri e le considerazioni sul nuovo rapporto INPS sulle pensioni che mette in luce diseguaglianze e disparità.
10 Luglio 2026
pensioni rapporto inps
Foto © Licenza Creative Commons

L’equità del sistema previdenziale italiano avrebbe dovuto essere garantita, a partire dal 1996, dal passaggio dal metodo retributivo al metodo contributivo. Era questo uno degli obiettivi della celebre riforma Dini, successivamente confermata e, sotto alcuni aspetti, rafforzata dalla legge Fornero.

Eppure, almeno alla luce dei dati più recenti, l’equità appare ancora lontana. Il 25° Rapporto INPS sulle pensioni mette infatti in evidenza diverse criticità del sistema previdenziale italiano che sembrano andare nella direzione opposta rispetto agli obiettivi originari della riforma.

Guardando al futuro, inoltre, emerge un quadro tutt’altro che rassicurante: pensioni sempre più tardive e assegni potenzialmente sempre più bassi.

La verità sulle pensioni: calcolo negativo, donne penalizzate e poi? Ecco il nuovo rapporto INPS

Ogni mese l’INPS eroga circa 16,4 milioni di pensioni. È questo uno dei primi dati che emergono dal 25° Rapporto annuale sulle pensioni.

Tra gli aspetti più significativi spicca però il persistente divario di genere. Le donne rappresentano infatti la maggioranza dei pensionati, ma assorbono una quota inferiore della spesa previdenziale complessiva.

Su 16,4 milioni di trattamenti pensionistici, circa 8 milioni sono percepiti da uomini e 8,4 milioni da donne. Nonostante ciò, le pensionate assorbono soltanto il 44% della spesa complessiva sostenuta dall’INPS per il pagamento delle pensioni.

La differenza emerge chiaramente anche dagli importi medi. Gli uomini percepiscono una pensione lorda mensile di circa 2.166 euro, mentre le donne si fermano, in media, a meno di 1.620 euro.

Si tratta di un fenomeno noto da tempo e strettamente collegato alle carriere lavorative femminili, spesso caratterizzate da interruzioni dovute alla cura dei figli e della famiglia, da maggiori difficoltà occupazionali e da retribuzioni mediamente inferiori rispetto a quelle degli uomini.

A incidere è stata anche la progressiva equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne, che ha eliminato una differenza anagrafica senza però colmare il divario nelle carriere contributive.

Il problema di genere è annoso

Il divario previdenziale tra uomini e donne continua quindi a rappresentare una delle principali criticità del sistema pensionistico italiano.

Nemmeno strumenti come Opzione Donna, che in passato consentivano un pensionamento anticipato, sono riusciti a risolvere il problema. Al contrario, il ricalcolo interamente contributivo previsto dalla misura ha spesso comportato una consistente riduzione dell’importo dell’assegno.

Secondo i dati richiamati nel Rapporto, le donne maturano mediamente oltre 300 settimane di contribuzione in meno rispetto agli uomini. Una differenza che si traduce inevitabilmente in pensioni di importo inferiore.

Cosa succede oggi e cosa nei prossimi anni nel rapporto INPS sulle pensioni

Un altro elemento che emerge con forza riguarda il progressivo aumento dell’età effettiva di pensionamento.

Negli ultimi anni sono infatti venute meno diverse misure di pensionamento anticipato che avevano consentito un’uscita dal lavoro con requisiti più favorevoli. Tra queste, la più significativa è stata senza dubbio Quota 100, cui sono poi seguite misure temporanee con requisiti via via più restrittivi.

Secondo il Rapporto INPS, l’età media di pensionamento continua a crescere. Se nel 2012 era inferiore ai 62 anni, oggi ha raggiunto circa 64 anni e 7 mesi.

A incidere sono sia la progressiva eliminazione di alcune forme di pensionamento anticipato, sia l’innalzamento dei requisiti previsto dalla normativa vigente, che subirà un ulteriore adeguamento nel 2027.

Il Rapporto evidenzia inoltre come, nel 1995, fossero sufficienti circa 35 anni di contributi, equivalenti a 1.820 settimane, per accedere a una pensione anticipata.

Oggi, invece, per la pensione anticipata ordinaria servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 anni e 10 mesi per le donne), pari a circa 2.230 settimane di contribuzione.

A questi requisiti va poi aggiunta la finestra mobile di tre mesi, prevista prima della decorrenza della pensione, che di fatto prolunga ulteriormente il tempo che intercorre tra il raggiungimento dei requisiti e il pagamento del primo assegno.

Salvo eventuali modifiche legislative, dal 2027 i requisiti contributivi dovrebbero aumentare di un ulteriore mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, mentre dal 2028 l’incremento complessivo previsto arriverebbe a tre mesi rispetto ai requisiti attuali, rendendo ancora più lungo il percorso necessario per accedere alla pensione.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.