Dal 9 al 27 marzo Unicredit offrirà sul Mercato obbligazionario Telematico e Bond-X di Borsa Italiana un nuovo bond destinato al mercato retail italiano (ISIN: IT0005698458). L’investimento minimo richiesto è di 1.000 euro e l’emissione avverrà alla pari, per cui l’investitore pagherà il 100% del capitale nominale acquistato. Si tratta di una scadenza a 20 anni (marzo 2046) e con cedola del 6%. Ma ci sono due peculiarità a rendere questa obbligazione diversa da una ordinaria. La prima consiste nella clausola di “callability” a partire dal quinto anno, vale a dire dal marzo del 2031. L’emittente si riserva la facoltà e non l’obbligo di rimborsare il capitale alla pari in anticipo rispetto alla scadenza ufficiale.
Bond retail cedola 6%: ecco come funziona
La seconda riguarda il pagamento della cedola, che avverrà in un’unica soluzione o alla scadenza o alla previa data di rimborso anticipato. Dunque, se il rimborso del capitale avvenisse già al quinto anno, l’investitore riceverebbe i 1.000 euro (nel caso di investimento minimo) più 300 euro di cedole fino ad allora accumulate. Infatti, ogni anno accumula una cedola di 60 euro. Se il rimborso avvenisse alla scadenza dei 20 anni, oltre ai 1.000 euro del capitale riceverebbe anche 1.200 euro di cedole accumulate (60 x 20).
Ed ecco perché le condizioni effettive cambiano rispetto a quelle che l’investitore immagina limitandosi ad un’analisi superficiale. Poiché il bond retail non paga la cedola periodicamente, ne consegue che il rendimento medio annuo risulterà inferiore al 6% prospettato dal tasso nominale. Con il rimborso al quinto anno, il rendimento sarebbe del 5,39% lordo (3,99% netto). Con il rimborso dopo 10 anni, invece, il rendimento scenderebbe al 4,81% lordo (3,56% netto).
E con il rimborso alla scadenza dei 20 anni il rendimento scenderebbe ancora al 4,02% lordo (2,98% netto).
Cosa succede in caso di rivendita sul mercato
Questo si deve al fatto che una cosa sarebbe ricevere la cedola anno dopo anno, un’altra in un’unica soluzione dopo diversi anni. Va da sé che il valore effettivo di 60 euro fra un anno sia superiore a quello di 60 euro pagati fra 10, 15 o 20 anni. E cosa succede se rivendo il bond retail sul mercato secondario? Chiaramente, non perdo la cedola annua del 6% accumulata sino ad allora. L’acquirente mi pagherà il rateo maturato fino alla data della transazione. E’ lo stesso meccanismo che regola le compravendite degli altri bond ordinari, con l’unica differenza che qui il rateo riguarderà periodi superiori all’anno.
Facciamo un esempio. Acquisto oggi il bond di Unicredit per 10.000 euro e lo rivendo tra 7 anni, ammesso che fino ad allora non ci sarà stato alcun rimborso del capitale. L’acquirente mi pagherà cedole per 4.200 euro (600 euro annuali per 7 anni) più il capitale dei 10.000 euro al prezzo di mercato vigente. Quest’ultimo potrà risultare sopra, alla o sotto la pari, a seconda delle condizioni che vi saranno nel momento della compravendita. Dunque, la rivendita anticipata comporta il solito rischio legato alla quotazione. Nessun rischio esiste, invece, riguardo alla perdita delle cedole maturate e non riscosse.
Call rischio limitato da rendimento decrescente
Per l’investitore l’esercizio della call rappresenta un rischio, in quanto gli negherebbe la possibilità di incassare le cedole per il periodo rimanente. Nello specifico, però, si crea un paradosso. Poiché il bond retail offre una cedola nominale del 6% e che, come avete notato dagli esempi di cui sopra, tende a decrescere con il tempo in termini effettivi, il rendimento medio annuale sarebbe più alto se il rimborso avvenisse quanto più presto possibile rispetto alla data di emissione. In pratica, il rendimento massimo sarebbe al quinto anno, cioè alla prima occasione utile per esercitare la call, e quello alla scadenza dei 20 anni. Come se si trattasse di un bond con cedole step-down.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
