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Cartelle esattoriali da non pagare se non c’è la notifica, ma il Fisco ha un vantaggio

Contestare una cartella esattoriale per notifiche mai arrivate diventa più complicato, al Fisco bastano fotocopie o relazioni dei messi.
9 Marzo 2026
cartelle esattoriali e bonus ristrutturazione
Foto © Investireoggi

Sicuramente tra contribuenti e Fisco uno dei casi che più spesso porta a contenziosi e cause è quello relativo alla notifica della cartella esattoriale. Sono molti, infatti, i contribuenti che sostengono di non aver mai ricevuto in precedenza cartelle esattoriali. O anche notifiche di pagamento per atti che sono recapitati solo oggi. La speranza di chi presenta ricorso è che il Fisco abbia commesso qualche errore. Magari dimenticando di inviare l’atto e lasciando trascorrere il periodo utile. Con la conseguenza che lo stesso atto possa essere andato in prescrizione.

In genere, ogni volta che il contribuente deve agire contro il Fisco, deve munirsi di documenti e prove certe che attestino le proprie ragioni.

Vale, per esempio, nel caso di un pagamento di una tassa effettuato nel pieno rispetto delle regole e delle tempistiche. Che, nonostante tutto, si trasforma comunque in cartella esattoriale. Al contribuente si chiede di fornire le prove originali del pagamento. In caso contrario, è come se quel versamento, anche se realmente effettuato, non fosse mai stato ricevuto. Lo stesso dovrebbe fare anche il Fisco per dimostrare che una cartella esattoriale relativa a un debito vecchio di molti anni non è caduta in prescrizione. Perché nel tempo sono state inviate notifiche di atti interruttivi al contribuente.

Questo però vale soprattutto sulla carta. Perché, alla luce di alcune recenti sentenze, il Fisco non è sempre tenuto a dimostrare ciò che ha fatto con la stessa rigidità con cui pretende prove quando è il contribuente a doverle fornire.

Cartelle esattoriali da non pagare se non c’è la notifica, ma il Fisco ha un vantaggio

Cause, contenziosi, ricorsi e battaglie tra cittadini e Agenzia delle Entrate hanno spesso come oggetto proprio la notifica di un atto di pagamento, che può essere un’ingiunzione, un semplice sollecito oppure una vera e propria cartella esattoriale.

Le notifiche degli atti sono fondamentali perché determinano la validità dell’atto stesso, ovvero se questo debba essere pagato oppure no.

Esistono infatti i termini di prescrizione, cioè il periodo massimo entro il quale un ente può chiedere il pagamento al contribuente. Tutti elementi che, come detto, portano spesso allo scontro tra le parti. E se con ricorsi in autotutela o con ricorsi amministrativi non si riesce a risolvere la questione, allora la disputa finisce inevitabilmente nelle aule dei tribunali.

Ed è proprio in questa sede che, almeno secondo alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione, il Fisco italiano sembrerebbe trovarsi in una posizione più favorevole rispetto al contribuente.

Basta poco al Fisco per respingere il ricorso di un contribuente

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, il Fisco non sarebbe tenuto a esibire gli originali dei documenti di spedizione per dimostrare che l’invio e la ricezione della propria comunicazione siano avvenuti correttamente nei confronti del contribuente che, impugnando l’atto, sostiene invece di non aver ricevuto nulla.

Può bastare, per esempio, una fotocopia della ricevuta di spedizione. Oppure, addirittura, la relazione del messo notificatore che ha effettuato la consegna dell’atto al contribuente.

Questo, almeno, è l’orientamento espresso dai giudici.

Una posizione che, di fatto, sposta l’ago della bilancia a favore del Fisco, rendendo il contenzioso spesso più difficile da vincere per il contribuente.

In sede di contenzioso, comunque, al Fisco non sarà sufficiente – come invece accadeva spesso in passato – dimostrare l’invio di atti e cartelle limitandosi a produrre il semplice estratto di ruolo. Saranno comunque necessarie prove esterne rispetto ai documenti interni dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Serviranno, per esempio, le ricevute delle raccomandate, anche se – secondo le sentenze della Cassazione – possono essere presentate anche in fotocopia. Può essere sufficiente anche la relata di notifica del messo, che magari ha lasciato nella cassetta della posta del contribuente il foglietto con cui si annuncia il deposito dell’atto.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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