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Oggi: 22 Lug, 2026

Caldo estremo, profitti record e lavoratori senza tutele: proposta la tassa contro petrolio e gas

Caldo estremo, lavoratori a rischio e profitti fossili: Cgil e Greenpeace chiedono una tassa permanente contro petrolio e gas
22 Luglio 2026
caldo estremo
Foto © Investireoggi

Il caldo estremo non rappresenta più un fenomeno raro, ma un rischio concreto per centinaia di migliaia di lavoratori. Le persone maggiormente esposte sono quelle impiegate nei campi, nei cantieri, nelle consegne e nelle attività svolte all’aperto.

Greenpeace Italia e Cgil chiedono interventi immediati per la sicurezza e propongono una misura economica precisa: applicare un prelievo permanente sui guadagni delle imprese del gas e del petrolio, considerate tra le principali responsabili delle emissioni che alimentano il cambiamento climatico. Le entrate dovrebbero finanziare la transizione energetica e la protezione delle categorie più vulnerabili.

Caldo estremo, aumentano i lavoratori esposti

Secondo gli ultimi dati diffusi dal Greenpeace Italia, nel rapporto “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”, le giornate estive caratterizzate da un livello elevato di rischio sono cresciute sensibilmente negli ultimi anni.

Tra il 2021 e il 2025 il loro numero è aumentato del 60%, fino a rappresentare il 38% del periodo analizzato.

In media, durante l’estate, circa 670 mila occupati al giorno hanno lavorato in condizioni potenzialmente pericolose, con picchi di 1,5 milioni. Si tratta di circa il 9% degli addetti presi in esame, quindi quasi uno su dieci.

Il rischio dipende non soltanto dalla temperatura indicata dal termometro, ma anche dall’umidità, dall’esposizione diretta al sole, dallo sforzo fisico richiesto e dall’assenza di pause o zone ombreggiate. Disidratazione, perdita di lucidità, crampi e colpi di calore possono provocare malori e aumentare la probabilità di infortuni.

La proposta di Greenpeace e Cgil sui profitti delle imprese fossili

Anche se ogni anno vengono disposte misure di tutela sul lavoro per il caldo estremo, Greenpeace Italia e Cgil chiedono al Governo di introdurre una tassazione stabile sui profitti realizzati dalle industrie petrolifere e del gas.

La proposta non riguarda, quindi, un contributo occasionale, ma un prelievo strutturale destinato a restare nel tempo.

Secondo le due organizzazioni, le imprese legate ai combustibili fossili continuano a ottenere risultati economici molto elevati, mentre i costi sanitari, sociali e produttivi della crisi ambientale ricadono sulle persone, sui lavoratori e sulla collettività. La misura fiscale dovrebbe applicare il principio secondo cui chi produce maggiore inquinamento deve contribuire alle spese necessarie per limitarne le conseguenze.

Greenpeace collega la richiesta alla responsabilità del settore fossile nell’aumento delle temperature. Cgil sottolinea inoltre la necessità di destinare parte delle somme raccolte allo sviluppo delle energie rinnovabili e alla trasformazione del sistema produttivo.

Come dovrebbero essere utilizzate le nuove entrate

Le risorse ottenute dalla tassazione dovrebbero sostenere il passaggio verso fonti energetiche meno inquinanti. Greenpeace e Cgil chiedono anche un piano per superare l’utilizzo del gas entro il 2035, accompagnato da investimenti in tecnologie pulite e misure di protezione sociale.

Una parte delle entrate potrebbe finanziare l’adeguamento dei luoghi di lavoro, la climatizzazione degli ambienti chiusi, la creazione di aree di riposo e la riorganizzazione degli orari. Il caldo estremo richiede, infatti, soluzioni diverse a seconda del settore: nei cantieri e nei campi può essere necessario interrompere l’attività nelle ore centrali, mentre nei magazzini e nei capannoni servono ventilazione e temperature adeguate.

Tra le richieste compare anche il ricorso obbligatorio agli ammortizzatori sociali durante le fasce più pericolose. L’obiettivo è evitare che la sospensione necessaria per ragioni di sicurezza comporti una perdita economica per chi lavora.

Caldo estremo, gli obblighi previsti per la sicurezza

La proposta fiscale non sostituisce le responsabilità già previste dalla normativa. L’articolo 2087 del Codice civile obbliga il datore di lavoro a proteggere l’integrità fisica dei dipendenti. Gli articoli 17 e 28 del decreto legislativo 81/2008 impongono inoltre di valutare tutti i pericoli connessi all’attività, compresi quelli derivanti dalle condizioni climatiche.

Il caldo estremo deve quindi essere considerato nel Documento di valutazione dei rischi quando può incidere sulla salute. Pause, acqua, aree ombreggiate, variazioni dei turni e sospensione delle mansioni più pesanti non possono essere affidate all’improvvisazione.

La posizione di Greenpeace Italia e Cgil unisce così due obiettivi: garantire protezioni immediate nei luoghi di lavoro e far contribuire economicamente le industrie ritenute maggiormente responsabili della crisi climatica.

Riassumendo

  • Il caldo estremo espone ogni giorno centinaia di migliaia di lavoratori a seri rischi.
  • Greenpeace Italia e Cgil propongono una tassa permanente sui profitti delle industrie fossili.
  • Le imprese petrolifere e del gas sono considerate responsabili dell’aggravarsi della crisi climatica.
  • Le nuove entrate dovrebbero finanziare energie rinnovabili, sicurezza e adeguamento degli ambienti lavorativi.
  • Il decreto legislativo 81/2008 impone di valutare e prevenire anche i rischi climatici.
  • Pause, acqua, turni modificati e sospensioni sono essenziali per proteggere la salute.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.