E’ il secondo premier incaricato in poche settimane a dover gettare la spugna dopo la sfiducia del Parlamento a Ilie Bolojan di inizio maggio. Adrian Vestea del Partito Nazionale Liberale non ha ottenuto la fiducia dei deputati, fermandosi a 189 sì contro 23 no e ben sotto la soglia dei 233 necessari. E così la crisi politica in Romania precipita verso lo sbocco sempre più concreto delle elezioni anticipate. Il presidente Nicusor Dan potrà nominare un terzo primo ministro prima di arrendersi all’evidenza.
Crisi politica si aggrava in Romania
I bond potranno pagare molto presto il prezzo di questa instabilità.
Il rendimento decennale in euro è salito al 5,65%, mentre quello in valuta locale sfiora il 7%. Lunedì, il Tesoro si era rifinanziato con un’emissione a 61 mesi per 719,8 milioni di leu (137,10 milioni di euro) al rendimento medio del 6,65%. Una seconda emissione di 124 mesi per 586,5 milioni di leu (111,71 milioni di euro) aveva spuntato un rendimento medio del 6,9%. Non c’è ancora panico sul mercato obbligazionario e questo consente a Dan di guadagnare tempo.
La pazienza, però, rischia di svanire presto. La Romania è in crisi politica da un paio di mesi, da quando il Partito Social Democratico è uscito dalla maggioranza europeista e ha votato contro Bolojan insieme ai sovranisti di Alleanza per l’Unione dei Rumeni. Per i sondaggi questi trionferebbero alle elezioni con il 38% dei consensi e a circa +17 punti percentuali sui socialdemocratici. Lo scorso anno, il candidato George Simion sfiorò la presidenza dopo essere arrivato al ballottaggio.
Conti pubblici allo sbando
La Romania non può permettersi passi falsi. Ha un debito appena sotto il 60% del Pil, ma un deficit al 7,9% nel 2025 e che quest’anno rimarrebbe sopra il 6%. Bolojan è caduto sulle misure di austerità fiscale, avversate a sinistra per reagire al possibile calo dei consensi. Il rischio è che il bilancio statale rimanga in balia di coperture dubbie e che i fondi del Next Generation EU rimangano bloccati per l’assenza di riforme.
Sebbene la Romania non faccia parte dell’Eurozona, il suo cambio è strettamente legato all’euro. E con questa crisi politica è scivolato ai minimi storici, perdendo il 3% in poche settimane. Il bond decennale in euro offre un rendimento a premio di 270 punti base o 2,70% sul Bund tedesco. A fine aprile, lo spread era intorno ai 300 punti o 3%. Un paradosso, che forse si spiega con il maggiore timore assegnato dal mercato al fattore inflazione, a sua volta acuita dalle tensioni geopolitiche. I prezzi al consumo a maggio sono saliti del 10,9% su base annua e ai massimi da aprile 2023.
Elezioni anticipate temute dai mercati
La banca centrale tiene i tassi invariati al 6,50% dall’agosto del 2024, ma di questo passo non potrà evitare il ritorno alla stretta monetaria, aggravando la crisi fiscale della Romania. La spesa per interessi salirebbe rispetto al 3% del Pil attuale, aumentando il deficit complessivo. Anche le agenzie di rating potrebbero presto concludere che i bond siano “spazzatura” e declassarli rispetto agli attuali giudizi un po’ generosi: BBB- per S&P e Fitch, Baa3 per Moody’s.
Decisivo sarà lo sbocco di questa crisi politica. L’eventuale vittoria dei sovranisti alle elezioni anticipate, ammesso che saranno convocate, verrebbe vista come fumo negli occhi dai mercati finanziari. In primis, perché porterebbero ad una “orbanizzazione” dei rapporti tra Bucarest e Bruxelles con annessa sospensione dei fondi comunitari indispensabili per la crescita economica della Romania. Secondariamente, perché difficilmente un governo “anti-establishment” varerebbe misure di risanamento fiscale. Il guaio è che, nel migliore dei casi, l’alternativa sarebbe il galleggiamento con un nuovo governo europeista senza una politica di bilancio ambiziosa.
giuseppe.timpone@investireoggi.it