Sono almeno 5.000 i soci che hanno richiesto di partecipare oggi all’assemblea di Commerzbank, che si tiene al RheinMain Congress di Wiesbaden. Alcuni piccoli investitori indossano una felpa con su scritto “Unicredit go away”, cioè invitano la banca italiana a girare i tacchi. Invece, nelle scorse ore si è appreso che l’istituto guidato da Andrea Orcel è salito al 40,71% del capitale con l’incremento al 10,7% della quota detenuta tramite contratti derivati per cassa. Si somma al 26,77% del capitale diretto e al 3,22% degli swap.
Assemblea Commerzbank senza Unicredit
Ma Unicredit non parteciperà all’assemblea di Commerzbank, non avendo dichiarato le azioni entro i termini fissati. Una strategia ben precisa di Piazza Gae Aulenti, che si spiega in diversi modi. In primis, per evitare tensioni nel giorno in cui gli azionisti sono chiamati ad esprimersi sulla gestione. Qualsiasi dichiarazione o voto rischierebbe di essere interpretato in maniera negativa. E c’è anche la necessità di evitare che la Banca Centrale Europea chieda il consolidamento dei bilanci nel caso in cui fosse ufficializzata la posizione dominante nel capitale.
Non dimentichiamo che nel frattempo è in corso l’Offerta Pubblica di Scambio lanciata da Unicredit su Commerzbank: 0,485 azioni proprie per ogni azione portata in adesione. Ai prezzi di borsa attuali, si traduce in uno sconto superiore al 5%. E ciò spiega perché, a distanza di due settimane dall’inizio dell’OPS, le adesioni siano state di appena lo 0,02%. Tuttavia, al netto della cedola di 1,10 euro per azione che sarà approvata oggi, lo sconto si riduce al 2%. Basta una variazione dei corsi azionari da qui a giugno per allineare i valori e rendere l’OPS appetibile.
Vertici tedeschi chiedono OPS migliore
Alla vigilia dell’assemblea, i vertici di Commerzbank hanno formalizzato la loro contrarietà alla scalata di Unicredit. Non credono che abbia un significato industriale, anzi temono per lo smantellamento della rete. Le filiali sono considerate di supporto alla clientela delle piccole e medie imprese tedesche. Infine, chiedono che i termini dell’OPS vengano rivisti al rialzo per riconoscere il giusto valore della banca. Rispetto alle dichiarazioni di fuoco del passato, una timidissima apertura. In pratica, i tedeschi hanno compreso che Unicredit faccia sul serio e perlomeno stanno cercando di vendere cara la pelle.
Tra gli azionisti c’è lo stato con oltre il 12%. Ostile all’integrazione, deve tenere conto del clima favorevole che essa sta suscitando a Bruxelles, dove vedono di buon occhio la nascita di realtà bancarie transnazionali. Orcel non punterebbe a salire sopra il 50% tramite l’OPS. Essa le serve solamente per mettersi in regola con la normativa in Germania. Poiché detiene già il 30%, tale quota verrebbe superata con il riacquisto di azioni proprie deciso dalla partecipata. E sopra tale soglia scatta l’obbligo di lanciare un’offerta di acquisto sulle azioni rimanenti.
Scalata italiana frenata da crisi politica a Berlino
La salita sopra il 30% tramite derivati è il segnale che Orcel non vuole più giocare di rimessa.
Si è spazientito nell’attendere una qualche apertura a Berlino. E così mette l’establishment tedesco di fronte al fatto compiuto. Commerzbank è nei fatti già sua. Il paradosso è che oggi tutti gli altri soci voteranno come se a comandare fosse loro, mentre il vero detentore del controllo (pur non ancora assoluto) è assente. La crisi politica in Germania ha rallentato il tutto. Il cancelliere Friedrich Merz è debolissimo sul piano del consenso e nel suo stesso schieramento. Non può permettersi strappi su temi sensibili ed è pressato dagli alleati socialdemocratici e dai sindacati per chiudere le porte all’italiana.
Teme anche di portare acqua al mulino dell’AfD. Il partito della destra euroscettica è ampiamente in vantaggio nei sondaggi e può capitalizzare anche dall’eventuale perdita della seconda banca tedesca. Ma se fino a qualche mese fa Unicredit sembrava persino disposta al passo indietro, la stipulazione dei contratti derivati ha segnato una svolta definitiva verso la scalata. Commerzbank lo sa e sta semplicemente trattando sul prezzo. Ha da poco annunciato migliaia di licenziamenti in favore dell’uso dell’Intelligenza Artificiale con l’obiettivo di sostenere il valore del titolo in borsa e rendere più costosa la conquista italiana. Piccoli espedienti ordinari, che non cambiano il corso delle cose. Questa in corso è con ogni probabilità l’ultima assemblea con una parvenza di indipendenza.
giuseppe.timpone@investireoggi.it