Mentre tutta l’attenzione del mercato è concentrata su Siena per capire quali saranno le mosse di Monte Paschi in reazione alle due offerte avanzate in pochi giorni da Banco BPM e Intesa Sanpaolo, stiamo perdendo di vista un altro protagonista del risiko bancario italiano e noto per il suo carattere vulcanico e combattivo: Andrea Orcel, CEO di Unicredit. Fino alla scorsa settimana si parlava direttamente o indirettamente quasi solo di lui, come per il riassetto di Delfin e la scalata di Commerzbank.
Unicredit di Orcel già in Generali
Il manager romano è impegnato nella conquista della seconda banca commerciale tedesca contro tutto e tutti in Germania.
Un’impresa all’apparenza impossibile fino a pochi mesi fa, ma che ormai è nelle cose con la detenzione di oltre la metà del capitale tra partecipazione diretta e derivati. Ma Orcel è stato impegnato anche sul mercato domestico con l’OPS di Unicredit su Banco BPM. Se non fosse stato per il decreto “golden power” del governo, l’operazione sarebbe andata verosimilmente in porto.
Negli ultimi tempi, ha lanciato qualche altro segnale importante. E’ entrato e di recente salito nel capitale di Generali, di cui detiene una partecipazione ormai sopra il 9%. A che titolo? Puramente finanziaria e non strategica per Unicredit, a detta di Orcel. Ma guai a sottovalutare o a non sapere leggere tra le righe. L’ingresso nella compagnia è arrivato contestualmente alla scalata di Monte Paschi su Mediobanca. In molti lo hanno colto come un segnale rivolto al governo sul fatto che per mettere in sicurezza l’asset di Trieste dovrà trattare prima o poi con lui.
Possibile “guerra” con Intesa a Trieste
Da settimane si specula circa il possibile ingresso di Unicredit in Monte Paschi attraverso l’acquisizione della quota Delfin al 17,50%. Tant’è che lo stesso Orcel sta agevolando il riassetto della holding con la partecipazione al consorzio bancario per il maxi-prestito da 10 miliardi a Leonardo Maria Del Vecchio. Ma ora che si è mosso Carlo Messina, il primo banchiere d’Italia, ogni piano deve essere ricalibrato. Intesa mira al controllo di Generali, di cui ha appena acquisito il 3% direttamente. E per farlo ha lanciato un’OPAS insieme a Unipol, alla quale cederà le 635 filiali della banca toscana.
Orcel può disturbare l’avversario tramite più mosse. Può salire in Generali, magari rilevando altre partecipazioni sostanziose come il 10,15% di Delfin e/o il 6,32% di Francesco Gaetano Caltagirone. Avrebbe entrambe per circa 6,50 miliardi e si porterebbe complessivamente ad oltre il 25% del capitale. Rovinerebbe i piani di Monte Paschi/Intesa, che con il 13,3% non avrebbe più certezza del controllo. A quel punto, o si apre una guerra all’ultima azione (o voto in assemblea) tra le due principali banche italiane o si giungerà ad un accordo.
Monte Paschi o bis su Banco BPM?
C’è la possibilità che Orcel operi a monte, cioè a Siena. Ci sarebbero sempre il 17,50% di Delfin e il 13,50% di Caltagirone nel mirino. Se vendessero entrambi l’intera partecipazione, tuttavia, Unicredit supererebbe la soglia del 30% e scatterebbe l’obbligo di lanciare un’OPA.
Piazza Gae Aulenti potrebbe limitarsi a restare appena sotto tale limite, spendendo ai prezzi di borsa attuali quasi 10 miliardi e potendo finanche bloccare l’OPAS di Intesa.
Ogni previsione resta un azzardo. E se rilevasse la quota del 23% di Crédit Agricole in Banco BPM per potenziare successivamente l’offerta su Monte Paschi? Costo sui 5 miliardi e sottrazione a Messina della bandiera di salvatore della patria dagli appetiti stranieri. Resterebbe da valutare il nuovo orientamento del governo, che un anno fa bocciò l’operazione sul timore che Unicredit recidesse il legame tra Piazza Meda e i territori del Nord ad alta intensità imprenditoriale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it