La pensione anticipata contributiva è una delle misure più interessanti del panorama previdenziale italiano. Lo è perché si tratta di una misura strutturale che richiede una carriera contributiva molto più contenuta rispetto alle altre forme di pensionamento anticipato. Inoltre, nelle ultime settimane è tornata al centro del dibattito come possibile base per una futura riforma che introduca una maggiore flessibilità in uscita.
Si tratta però di una misura particolare, caratterizzata da requisiti specifici e da una platea piuttosto limitata. Oltre al requisito anagrafico e contributivo, infatti, è necessario raggiungere una determinata soglia minima dell’assegno pensionistico.
Proprio per questo motivo si discute della possibilità di estenderla attraverso una nuova riforma che consenta il pensionamento a 64 anni di età anche a lavoratori che oggi ne sono esclusi.
Ma quali contributi possono essere utilizzati per raggiungere i requisiti richiesti?
Pensione anticipata con 20 anni di contributi: figurativi, da riscatto e volontari vanno bene?
Prima di tutto è opportuno ricordare che la pensione anticipata contributiva rappresenta, di fatto, la versione della pensione anticipata riservata ai cosiddetti contributivi puri.
Per accedervi è necessario che il primo accredito contributivo sia successivo al 31 dicembre 1995. Inoltre, occorrono almeno 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi.
La normativa prevede una particolare agevolazione per le lavoratrici madri.
Per ogni figlio avuto è infatti riconosciuto uno sconto di quattro mesi sull’età pensionabile, fino a un massimo di 16 mesi per chi ha avuto quattro o più figli.
Di conseguenza, le madri possono accedere alla pensione diversi mesi prima rispetto all’età ordinariamente prevista.
La misura presenta però un ulteriore requisito particolarmente selettivo: l’importo della pensione maturata deve essere almeno pari a tre volte l’assegno sociale.
Considerando che nel 2026 l’assegno sociale ammonta a 546,24 euro mensili, la pensione deve raggiungere un importo di circa 1.640 euro al mese.
Anche sotto questo profilo le lavoratrici madri beneficiano di una tutela aggiuntiva.
Con un figlio, infatti, la soglia minima richiesta scende a 2,8 volte l’assegno sociale, mentre con due o più figli è sufficiente raggiungere un importo pari a 2,6 volte l’assegno sociale.
Pensione elevata, status di contributivo puro e cos’altro conoscere
Raggiungere una pensione di questo livello non è semplice.
Poiché il calcolo avviene interamente con il metodo contributivo, per ottenere un assegno elevato è generalmente necessario aver percepito redditi medio-alti nel corso della propria carriera lavorativa.
Proprio per questo motivo, quando si parla dei contributi utilizzabili ai fini della misura, molti ritengono che la questione abbia un interesse limitato. In realtà si tratta di un aspetto molto importante.
Una delle domande più frequenti riguarda infatti la tipologia di contribuzione valida per il raggiungimento dei 20 anni richiesti.
Sul punto la normativa è piuttosto chiara: i 20 anni di contributi devono essere effettivi.
I contributi figurativi non possono essere utilizzati per maturare il diritto alla pensione anticipata contributiva. Possono invece essere considerati ai fini del calcolo dell’importo della pensione.
Pertanto, il requisito dei 20 anni di contribuzione effettiva rappresenta una condizione imprescindibile per accedere alla misura.
Pensione anticipata con 20 anni di contributi, ma i figurativi servono solo per il calcolo
Diverso è il discorso per i contributi da riscatto e per quelli volontari, che rientrano invece tra i contributi effettivi validi per il diritto alla prestazione.
Ciò significa che un lavoratore che, ad esempio, dispone di 15 anni di contributi derivanti da attività lavorativa può utilizzare il riscatto della laurea per colmare il divario e raggiungere i 20 anni richiesti.
Naturalmente il riscatto è a pagamento e resta fermo l’obbligo di raggiungere anche la soglia minima dell’assegno pensionistico prevista dalla normativa.
Il riscatto della laurea può inoltre beneficiare, in determinati casi, di un onere agevolato.
Particolarmente importante è la collocazione temporale degli anni universitari che si intendono riscattare.
Anche se il pagamento viene effettuato oggi, infatti, i contributi riscattati vengono collocati nel periodo in cui sono stati svolti gli studi.
Se gli anni universitari si collocano dopo il 31 dicembre 1995, il riscatto può essere effettuato con modalità agevolate e, soprattutto, consente di mantenere lo status di contributivo puro, indispensabile per accedere alla pensione anticipata a 64 anni.
Al contrario, il riscatto di periodi di studio antecedenti al 1996 potrebbe comportare la perdita dello status di contributivo puro.
In una situazione del genere è opportuno valutare attentamente la convenienza dell’operazione, verificando anche l’eventuale possibilità di esercitare l’opzione al sistema contributivo e gli effetti che tale scelta potrebbe avere sul futuro trattamento pensionistico.
Per questo motivo, prima di procedere con il riscatto della laurea, è sempre consigliabile effettuare una simulazione accurata della propria posizione previdenziale, così da evitare scelte che potrebbero compromettere l’accesso alle forme di pensionamento anticipato più favorevoli.
