Anche OpenAI approfitta del momento magico dell’Intelligenza Artificiale sui mercati finanziari e punta allo sbarco in borsa con un’IPO da 1.000 miliardi di dollari. Il CEO Sam Altman ha depositato in settimana la documentazione alla Securities and Exchange Commission, la Consob americana. La società a capo di ChatGPT non ha ancora svelato i dettagli dell’operazione che ha in mente. Sappiamo che la sua valutazione effettuata da analisti indipendenti è stata di recente sugli 850 miliardi. Tuttavia, gli esperti sostengono che la capitalizzazione al debutto a Wall Street potrà salire a 1.000 miliardi.
OpenAI in borsa con IPO da $1.000 miliardi
Nel dettaglio, OpenAI punterebbe a raccogliere fino a 60 miliardi con la cessione del 6-7% del capitale.
Una notizia non sorprendente, essendo arrivata a distanza di mesi da speculazioni in tal senso e a pochi giorni da due altre IPO annunciate: quella di Anthropic e l’altra di SpaceX. Elon Musk punta con la seconda a raccogliere forse già dopodomani la cifra record di 75-80 miliardi con la cessione di poco più del 4% del capitale per una capitalizzazione anch’essa record di 1.770 miliardi.
E Musk c’entra anche con la storia di OpenAI, essendone stato il fondatore. Fino a poche settimane fa, l’IPO era in forse proprio per la causa giudiziaria che l’uomo più ricco del mondo aveva intentato contro Saltam con l’accusa di avere tradito il principio che fu alla nascita della società, ossia di essere un’organizzazione no-profit. I giudici non gli hanno dato ragione e così OpenAI può sbarcare in borsa. Non subito, a quanto pare. Le fonti più credibili indicano come possibile finestra il prossimo autunno, comunque entro l’anno.
IPO IA 2026
Sta di fatto che nel giro di pochi giorni abbiamo avuto notizia di ben tre IPO legate al mondo IA e con una raccolta complessiva attesa sui 190 miliardi. Cifre impensabili fino a pochi mesi fa. Insieme, aumenterebbero la capitalizzazione di Wall Street di 3.500-4.000 miliardi. Quanto il valore di una delle principali borse mondiali. Questo per darvi il senso dei numeri in gioco e del divario crescente tra mercato americano e resto del mondo. E peggiora ogni mese che passa.
Boom di utenti, ricavi e costi
Perché tutti all’improvviso si stanno innamorando della borsa? Sui mercati vige una regola di vita fondamentale: battere il ferro finché è caldo. Perdere l’attimo fuggente non è un’opzione contemplata da chi fa affari con i capitali (e la fiducia) altrui. OpenAI ne ha bisogno per investire sui suoi data center, potenziare la capacità di calcolo, remunerare i soci e coprire le perdite. I numeri sono strabilianti. ChatGPT ha raggiunto il miliardo di utenti in appena un paio di anni. I ricavi nel 2025 sono esplosi grazie alla chatbot del 233% a 20 miliardi, ma il bilancio annuale si è chiuso con una maxi-perdita operativa di 15 miliardi (13,5 miliardi la perdita netta nel solo primo semestre).
Questi numeri non sono una prerogativa di OpenAI.
Tutto il mondo IA vive un apparente paradosso: boom di utenti e ricavi, ma con costi che corrono ancora più velocemente e impediscono alle società di generare profitti. Servono investimenti colossali per allenare i data center. I soci privati non possono e non vogliono più mettere mano al portafogli, per cui sembra arrivato il momento di richiedere i quattrini al mercato. E questi sembra ben lieto di offrirli, date le valutazioni estreme a cui si è portato l’intero comparto. Basti pensare che la sola NVIDIA è salita fin sopra i 5.500 miliardi.
OpenAI in borsa con rischio bolla IA
Il rischio è che si stia alimentando una bolla IA pericolosissima per gli ultimi arrivati, i quali stanno acquistando a quotazioni stellari. In molti stanno facendo paragoni con la situazione del mercato di inizi Duemila quando esplose la bolla di internet o “dot-com”. Il problema attuale appare un po’ differente. I titoli salgono grazie agli ingenti investimenti promessi dalle multinazionali per ottenere prestazioni sempre più performanti e capacità di calcolo. Ma molti di questi sono “circolari”, ossia si reggono gli uni sugli altri. Ad esempio, SpaceX ha in progetto di portare i data center in orbita grazie ai suoi satelliti per alimentarli ad energia solare e inviare i dati sulla Terra tramite un raggio laser.
L’idea tecnologicamente avanzatissima risolverebbe il problema energetico terrestre e interessa già Anthropic e Google, con cui Musk ha di recente stretto accordi di partnership. Questo significa anche che il suo business dipende dagli investimenti di rivali più o meno diretti, i quali a loro volta in borsa salgono grazie agli investimenti altrui. Basta che un anello della catena si sganci per provocare una rottura dell’intero ecosistema finanziario. Samsung e SK Hynix in Corea del Sud sono esplosi in borsa rispettivamente del 150% e 227% proprio grazie al boom degli investimenti promessi dai colossi dell’IA. La prima supera ormai i 1.340 miliardi di dollari di capitalizzazione. Le IPO non potevano arrivare in un momento per migliore. Almeno per le società. Per gli investitori si vedrà.
giuseppe.timpone@investireoggi.it