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MPS, assemblea a rischio: la rottura tra soci mette in dubbio la fusione con Mediobanca

A rischio l'approvazione nell'assemblea straordinaria del piano di fusione tra MPS e Mediobanca, a causa delle tensioni tra azionisti.
4 Maggio 2026
MPS e fusione a rischio con Mediobanca
MPS e fusione a rischio con Mediobanca © Investireoggi.it

Da quando l’assemblea degli azionisti del 15 aprile scorso ha esitato a sorpresa la vittoria della lista Plt con la conferma di Luigi Lovaglio ad amministratore delegato, il titolo MPS (Monte Paschi di Siena) guadagna il 10% in borsa. Il mercato premia la prospettiva più solida di una fusione con Mediobanca con annesse sinergie stimate in 700 milioni di euro. Tuttavia, l’operazione resta esposta al rischio di tensioni tra soci dopo le nomine in solitaria dei vertici della banca toscana.

Grafico azioni MPS
Grafico azioni MPS © License Creative Commons

Fusione tra MPS e Mediobanca con qualche rischio

Facciamo un piccolo passo indietro.

Lovaglio vince il voto in assemblea grazie a Delfin (17,5%) e Banco BPM (3,74%) dopo che anche Blackrock (4,898%) si era schierata in suo favore alla vigilia. Era stato prima dimesso e poi licenziato per giusta causa nelle settimane precedenti. Contro di lui aveva manovrato alla luce del sole l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, forte di un 10,26% accresciuto fino al 13,5% in occasione della votazione. Pomo dello discordia era stata proprio la fusione con Mediobanca.

La reazione di Lovaglio e della lista capeggiata è stata di chiudere alle trattative con gli altri soci sulle nomine di AD, presidente e vicepresidenti. Tutti eletti con i soli voti della maggioranza, ossia 8 su 15 consiglieri di amministrazione. La abbiamo definita ironicamente “linea ABBA“. Caltagirone aveva chiesto un accordo nel nome di una governance all’insegna dell’armonia. Il ramoscello di ulivo è stato rispedito al mittente. Ora, però, la fusione tra MPS e Mediobanca subisce qualche rischio.

Numeri thriller in assemblea dei soci

L’approvazione può avvenire con il voto dei 2/3 del capitale presente all’assemblea straordinaria (dei 3/4 se si presentasse meno della metà del capitale). E Lovaglio ha vinto con il 49,95% del capitale presente, pari effettivamente al 32% del capitale totale. Sebbene i voti per le liste non riflettano necessariamente le posizioni degli azionisti sulla fusione, il dato di partenza ci segnala che il nuovo board avrebbe bisogno di voti aggiuntivi per fare approvare il piano. In teoria, se tutto il capitale si presentasse in assemblea (ipotesi remota), gli servirebbe più che raddoppiare i consensi ottenuti poche settimane fa.

Con la stessa partecipazione appena sopra il 64%, tuttavia, basterebbe poco più del 20% del capitale per bocciare la fusione. E Caltagirone da solo dispone di un pacchetto sostanzioso per minacciare seriamente Lovaglio. Vero è che i fondi, in possesso di circa la metà del capitale, sarebbero nel complesso favorevoli e punterebbero ad agevolare l’integrazione per massimizzare il valore delle rispettive quote in borsa. Ma l’esempio di quanto accaduto il 15 aprile, con pronostici ribaltati in poche ore, invita alla prudenza.

Nuovo attore protagonista: Unicredit

I soci di minoranza in Mediobanca, ormai in possesso solo del 14%, possono a loro volta approfittare delle tensioni in MPS per cercare di strappare concessioni più generose. Siena ha offerto a marzo un concambio a 2,45 euro, che si traduce in emissione di nuove azioni proprie per 1,6 miliardi.

Se gli interessati rigettassero i termini in blocco, avrebbero titolo per reclamare l’uscita dal capitale ad un prezzo pari alla media delle quotazioni negli ultimi 6 mesi. MPS corre il rischio di dover spendere di più per la fusione con Mediobanca rispetto alle previsioni.

La paralisi della governance non converrebbe a nessuno. Neppure allo stesso Caltagirone. Ma egli aveva rotto con Lovaglio sulla fusione, ambendo ad avere maggiore peso personale nel controllo di Generali tramite Piazzetta Cuccia. Tuttavia, la recente ascesa di Unicredit nella compagnia prospetta uno scenario differente. Andrea Orcel sta provando a fare ciò che all’imprenditore non è riuscito: controllare il Leone di Trieste. Determinante nel nuovo risiko bancario sarà Delfin, che a seguito della sua riorganizzazione interna potrebbe vendere le quote in MPS e Generali (10%).

Fusione a rischio tra MPS e Mediobanca: Tesoro interverrà?

Forse, Lovaglio ha preferito la rottura nella consapevolezza che avrà i numeri per farsi approvare la fusione con Mediobanca. Se così non fosse, ci sarebbe il tempo per ricucire entro l’anno. Resterebbe la contropartita da concedere al suo avversario, rimasto a bocca asciutta sulle nomine. Il Tesoro può svolgere un ruolo di “moral suasion” con il suo residuo 4,863%. Non ha partecipato all’ultima assemblea, ma non è detto che non si presenti se avverte il rischio che l’integrazione salti. E il suo non sarebbe un voto come un altro. Quando il governo parla, pur da socio in via d’uscita, i privati perlomeno ascoltano. Vedremo se sarà tregua o scontro frontale tra grandi soci nei prossimi mesi.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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