Come scegliere tra una pensione anticipata, una percepita più tardi ma con arretrati, oppure una decorrenza posticipata con un assegno più elevato? È una vera sliding doors previdenziale quella che si apre davanti alle lavoratrici inserite nel sistema contributivo puro.
Grazie a un insieme di regole e agevolazioni, soprattutto legate alla presenza di figli, alcune contribuenti si trovano di fronte a più opzioni, tutte legittime ma profondamente diverse negli effetti. La scelta, quindi, diventa personale e strategica: uscire prima, incassare arretrati o massimizzare l’importo della pensione.
Vediamo nel dettaglio quali sono le possibilità e come orientarsi.
Pensioni con 16 mesi di arretrati, oppure 16 mesi prima, ma occhio al calcolo
Le lavoratrici interessate sono quelle con primo contributo versato dopo il 31 dicembre 1995, cioè le cosiddette contributive pure.
In questo sistema, i figli rappresentano un vantaggio concreto: ogni figlio consente uno sconto di 4 mesi sull’età pensionabile, fino a un massimo di 16 mesi per chi ha almeno quattro figli.
Questo beneficio può essere utilizzato in due modi:
- anticipando l’uscita dal lavoro;
- oppure chiedendo una decorrenza retroattiva, con pagamento degli arretrati.
Le misure coinvolte sono tre:
- Pensione di vecchiaia contributiva: 71 anni di età e almeno 5 anni di contributi;
- Pensione anticipata contributiva: 64 anni e 20 anni di contributi, con soglia minima tra 2,6 e 3 volte l’assegno sociale (in base ai figli);
- Pensione di vecchiaia ordinaria: 67 anni e almeno 20 anni di contributi, con importo non inferiore all’assegno sociale.
Dal 2027, tutti questi requisiti subiranno un incremento legato all’aspettativa di vita: +1 mese nel 2027 e +3 mesi dal 2028.
I requisiti che cambiano dal 2027 per tutte le contributive pure
L’aumento dei requisiti rende ancora più importante valutare quando uscire.
I benefici legati ai figli incidono direttamente sull’età pensionabile:
- con 1 figlio: uscita anticipata di 4 mesi;
- con 2 figli: anticipo di 8 mesi;
- fino a 16 mesi con quattro o più figli.
Ad esempio:
- pensione contributiva a 71 anni → può scendere fino a 69 anni e 8 mesi;
- vecchiaia ordinaria a 67 anni → fino a 65 anni e 8 mesi;
- anticipata contributiva a 64 anni → fino a 62 anni e 8 mesi.
Ma c’è anche un’altra possibilità: chi non ha sfruttato prima lo sconto può, al momento della domanda, richiedere una decorrenza anticipata e ottenere fino a 16 mesi di arretrati.
Una scelta apparentemente vantaggiosa, ma che va valutata con attenzione.
Le regole di calcolo delle pensioni e tutti i pro e i contro delle varie opzioni
Nel sistema contributivo, l’importo della pensione dipende dal montante contributivo accumulato, trasformato in rendita tramite i coefficienti di trasformazione.
Ed è qui che si gioca la vera partita: più si anticipa l’uscita, meno favorevole è il coefficiente applicato.
Questo significa che:
- uscire prima → assegno più basso;
- chiedere arretrati con decorrenza anticipata → stessa penalizzazione;
- restare più a lungo → pensione più alta.
Esiste però una terza via, spesso sottovalutata:
le lavoratrici con figli possono scegliere di rinunciare all’anticipo e beneficiare di un coefficiente più favorevole.
In particolare:
- con 1 o 2 figli, si applica il coefficiente di un anno in più;
- con più di 2 figli, quello di due anni in più.
In pratica, pur andando in pensione all’età ordinaria, si ottiene un assegno calcolato come se si fosse usciti più tardi.
La sintesi è chiara:
non esiste una scelta giusta in assoluto, ma tre strade diverse:
- uscire prima e accettare una pensione più bassa;
- incassare arretrati con lo stesso effetto sul calcolo;
- attendere e ottenere un assegno più consistente.
È una decisione che va presa con lucidità, perché nel sistema contributivo ogni mese – anticipato o posticipato – ha un peso reale e permanente sull’importo della pensione.