La prima riunione del nuovo Consiglio di Amministrazione (CDA) è stata movimentata e tutt’altro che all’insegna della concordia per Monte Paschi di Siena (MPS). Luigi Lovaglio è stato eletto amministratore delegato e direttore generale, mentre Cesare Bisoni è il nuovo presidente. Le vicepresidenze sono state assegnate a Flavia Mazzarella e Carlo Corradini. Tutti i nomi sono esponenti della lista Plt, uscita clamorosamente vittoriosa all’assemblea degli azionisti del 15 aprile con il 49,9% del capitale contro il 38,8% della lista presentata da Francesco Gaetano Caltagirone.
Linea ABBA in MPS per Lovaglio
L’imprenditore romano aveva rilasciato un’intervista sul suo Il Messaggero per avanzare a Lovaglio una proposta di pace in vista proprio del CDA.
Ignorata senza complimenti. Dopo essere stato licenziato, l’AD si è ripreso una rivincita personale chiudendo ad ogni accordo con le liste di minoranza all’insegna di quella che potremmo definire “linea ABBA” dal famoso testo del gruppo svedese “The winner takes it all”: chi vince, si prende tutto!
Le minoranze, che comprendono anche la lista di Assogestioni, minacciano di rivolgersi a Consob e BCE. Nei fatti, promettono battaglia ad ogni board. Lo stesso Caltagirone aveva notato alla vigilia del CDA che la lista vincitrice avesse conquistato meno della metà del capitale totale. La linea Lovaglio ad oggi risulta premiata dal mercato, sebbene all’indomani delle nomine il titolo abbia perso in borsa fino a scendere sotto i 9 euro. Tuttavia, il trend s’inquadrerebbe all’interno delle tensioni riguardanti le borse mondiali per via dello stallo ad Hormuz.
CDA di MPS diviso questione di governance
Cosa può significare per MPS un CDA guidato da Lovaglio e Bisoni senza accordi? Le divisioni nel board potrebbero creare apprensione e malumore tra gli azionisti nel caso in cui fossero percepite come strutturali.
In gioco vi è l’efficacia della governance. La banca toscana può essere gestita meglio con una dirigenza senza tentennamenti o tramite compromessi tra i principali soci? Lo stabiliranno i fatti. Di certo c’è che Lovaglio abbia voluto non solo vendicarsi dei torti subiti, ma anche segnalare un nuovo corso all’insegna del tirare spediti su dossier come Mediobanca.
L’integrazione con Piazzetta Cuccia gli sta a cuore ed è stata la ragione principale della rottura con Caltagirone. Il delisting arriverà probabilmente entro fine anno, quando l’istituto fino a pochi mesi fa guidato da Alberto Nagel diventerà una divisione di MPS. La mancata concessione di cariche alle liste perdenti segnalerebbe anche indisponibilità di Lovaglio e della maggioranza del CDA a trattare su Generali, dove Caltagirone detiene una quota del 6,26%. A questo punto, molto più probabile che l’eventuale intesa sulla governance della compagnia verrà trovata con il 10% di Delfin. La holding della famiglia Del Vecchio è stata determinante per assegnare la vittoria alla lista Plt con il suo 17,5% all’assemblea MPS.
Spettro Unicredit
Su Siena incombe lo spettro di Unicredit. Andrea Orcel valuterebbe l’acquisto della quota Delfin, qualora venisse dismessa nel prossimo futuro. Diverrebbe in automatico primo socio di MPS e, a cascata, controllerebbe anche Mediobanca, Banca Generali e Generali. In quest’ultima possiede l’8,72%, come dichiarato all’assemblea di giovedì scorso.
E che il manager sia poco incline ai compromessi, lo sanno bene i suoi interlocutori nel sistema bancario e i governi di Italia e Germania. Che dietro alla “linea ABBA” di Lovaglio si celi proprio il suo futuro ingresso nel capitale?
giuseppe.timpone@investireoggi.it