Al collocamento sindacato di mercoledì, il Tesoro ha raccolto 17,5 miliardi di euro. Di questi, 3,5 miliardi sono stati incassati con l’emissione del nuovo BTp-i a 20 anni, scadenza 15 febbraio 2046 (ISIN: IT0005706293). Si tratta di un titolo di stato indicizzato all’inflazione dell’Eurozona, cioè alla media dei prezzi al consumo registrati tra i 21 stati che condividono la moneta unica (da quest’anno ne fa parte anche la Bulgaria). L’indice di riferimento è nello specifico l’HICP (Harmonized Index of Consumer Prices) al netto dei tabacchi. In pratica, esso capta le variazioni mensili dei prezzi nell’area e con dati armonizzati tra i 21 istituti, ad eccezione dei prodotti che hanno a che fare con il tabacco.
Questi non rientrano nei calcoli.
BTp-i 2046 a ruba all’estero
Il BTp-i 2046 ha attirato ordini per 36,68 miliardi, qualcosa come 10,48 volte l’importo assegnato. Un multiplo molto elevato e non dissimile da quell’11,25 conseguito dal nuovo BTp a 10 anni nella stessa operazione. Non meno importante il fatto che l’81,4% delle richieste sia arrivato dall’estero. Gli investitori stranieri ormai rappresentano stabilmente tra i tre quarti e i quattro quinti della domanda ad ogni collocamento italiano.
Rivalutazione del capitale a scadenza
Il prezzo di aggiudicazione è stato di 99,459 centesimi con una cedola reale fissata al 2,25%. Pertanto, il BTp-i 2046 ha esitato un rendimento reale lordo del 2,297%. Vediamo passo passo cosa significa. L’investitore si porta a casa un bond con rivalutazione della cedola ogni sei mesi, mentre la rivalutazione del capitale avviene tutta alla scadenza. Di quest’ultimo aspetto bisogna tenere conto quando si acquista un titolo indicizzato all’inflazione europea, in quanto si spende anche molto di più di quanto lasci intendere la sola quotazione di mercato. Al venditore bisognerà riconoscere, infatti, anche il rateo della rivalutazione maturata sin dall’emissione.
Sempre ieri il BTp 1 settembre 2046 con cedola fissa al 3,25% (ISIN: IT0005083057) offriva un rendimento del 4,41% al termine della seduta sul mercato secondario. Questo significa che il BTp-i 2046 ha esitato un rendimento del 2,11% in meno. A cosa si deve la differenza? Proprio alle aspettative d’inflazione. Il mercato, evidentemente, si aspetta che nella media dei prossimi 20 anni i prezzi nell’area cresceranno del 2,11% all’anno. Ciò implica che a scadenza il valore reale del capitale risulterebbe ridottosi di circa un terzo rispetto ad oggi.
Tutela dall’inflazione europea
La Banca Centrale Europea ha un obiettivo d’inflazione del 2%. Segnali come questi sono negativi per l’istituto, in quanto mette in discussione la sua capacità di mantenere la stabilità dei prezzi, che è fondamentalmente il suo unico mandato. Tuttavia, la distanza con il target non è eclatante. Il BTp-i 2046 può diventare un buon strumento per proteggersi dalla perdita del potere di acquisto. Ancora meglio se l’inflazione italiana fosse più bassa. Un investitore residente perderebbe minore potere di acquisto di quello che il titolo gli compenserebbe, essendo agganciato ai valori dell’intera Eurozona.
giuseppe.timpone@investireoggi.it