A volte basta poco per perdere somme che spetterebbero di diritto. È sufficiente non conoscere correttamente le norme in vigore perché il problema si manifesti in modo concreto, con conseguenze economiche anche rilevanti.
Oggi parliamo degli assegni familiari collegati alle pensioni, alle indennità di disoccupazione e a particolari categorie di lavoratori, come le badanti, che non ricevono tali prestazioni direttamente dal datore di lavoro.
Anche se dall’introduzione dell’Assegno Unico Universale le regole sono profondamente cambiate, gli assegni familiari continuano a spettare in alcune situazioni specifiche. Ad esempio, possono essere riconosciuti ai nuclei familiari nei quali non sono presenti figli che rientrano nel perimetro dell’Assegno Unico.
Prima di tutto è necessario comprendere chi può essere considerato familiare fiscalmente a carico e quali limiti di reddito devono essere rispettati. Inoltre, è importante ricordare che nessuna prestazione viene riconosciuta automaticamente: per ottenere quanto spetta è necessario presentare apposita domanda.
Infine, esiste la concreta possibilità di recuperare fino a cinque anni di arretrati attraverso semplici procedure telematiche, nel caso in cui il diritto non sia stato esercitato tempestivamente.
Pensionati, badanti, disoccupati: ecco come recuperare cinque anni di assegni
Gli assegni familiari rappresentano una prestazione aggiuntiva che può essere riconosciuta a chi percepisce determinate prestazioni economiche e che deve essere richiesta all’INPS quando si presenta la domanda principale.
È il caso, ad esempio, del pensionato che ha il coniuge fiscalmente a carico, come può essere una moglie casalinga priva di redditi significativi.
Lo stesso vale per chi perde il lavoro e percepisce la Naspi. I beneficiari dell’indennità di disoccupazione possono infatti avere diritto agli assegni familiari per tutto il periodo di fruizione della prestazione, qualora sussistano i requisiti previsti.
In tutte queste situazioni, sarebbe opportuno richiedere contestualmente anche gli assegni familiari.
Va ricordato che un familiare è considerato fiscalmente a carico quando possiede un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro. Per i familiari di età inferiore a 24 anni, invece, il limite sale a 4.000 euro annui.
Chi si trova in presenza di familiari che rispettano questi requisiti dovrebbe quindi valutare attentamente la possibilità di presentare domanda.
Come detto, la richiesta andrebbe inoltrata contestualmente alla domanda della prestazione principale erogata dall’INPS.
Arretrati assegni familiari, ecco come recuperarli e quanto si può ottenere
Quando si parla di pensioni, uno dei cosiddetti diritti inespressi, ovvero dei benefici non richiesti pur avendone diritto, riguarda proprio gli assegni familiari.
Ma il problema non interessa soltanto i pensionati. Anche molti beneficiari della Naspi dimenticano di richiedere gli assegni familiari spettanti, ad esempio, per il coniuge fiscalmente a carico.
Si tratta, a tutti gli effetti, di somme che restano inutilizzate e che possono essere recuperate.
Per farlo è sufficiente presentare una domanda telematica sul sito dell’INPS, accedendo all’area riservata tramite SPID, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
Attraverso questa procedura è possibile richiedere sia gli assegni correnti sia quelli arretrati.
La normativa consente infatti di recuperare fino a cinque anni di arretrati, nel rispetto dei termini di prescrizione.
Un pensionato può ottenere gli assegni familiari non percepiti dalla data di decorrenza della pensione, purché non si superi il limite dei cinque anni precedenti la domanda.
Oltre a richiedere la prestazione per il futuro, quindi, può recuperare anche quanto non percepito nel passato.
Lo stesso principio si applica ai percettori di Naspi, compresi molti lavoratori stagionali del settore turistico, alberghiero e ricettivo, che ogni anno fanno ricorso all’indennità di disoccupazione.
Oltre a richiedere gli assegni familiari per la prestazione in corso, possono infatti recuperare quelli eventualmente non richiesti negli anni precedenti.
Anche alle badanti spettano gli assegni
Gli assegni familiari possono spettare anche alle badanti e, più in generale, ai lavoratori domestici.
Chi opera nel settore può beneficiare della prestazione se possiede un coniuge fiscalmente a carico o, in alcuni casi, figli che non rientrano nell’ambito di applicazione dell’Assegno Unico.
Si tratta però di una categoria di lavoratori soggetta a regole particolari.
Nel lavoro domestico, infatti, il datore di lavoro non svolge il ruolo di sostituto d’imposta e non provvede nemmeno all’erogazione degli assegni familiari in busta paga.
Per questo motivo tutta la procedura passa direttamente attraverso l’INPS.
Anche in questo caso è possibile utilizzare la procedura telematica descritta in precedenza e richiedere eventuali arretrati, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa e non sia intervenuta la prescrizione.
Bisogna ricordare che, per ottenere gli assegni familiari, almeno il 70% del reddito complessivo del lavoratore deve derivare da lavoro dipendente. O da prestazioni ad esso assimilate.
Per pensionati, disoccupati e lavoratori domestici, verificare la propria posizione può quindi rivelarsi particolarmente conveniente, soprattutto quando esistono arretrati fino a cinque anni che possono ancora essere recuperati.