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Oro in vendita, la Francia rompe un tabù per fare cassa

La Francia ha venduto una parte delle sue riserve di oro depositate negli Stati Uniti e ha ricavato una plusvalenza di 12,8 miliardi di euro.
29 Marzo 2026
Vendita di oro della Francia
Vendita di oro della Francia © Investireoggi.it

La Banca di Francia ha reso noto di avere condotto una “operazione eccezionale” tra il luglio dello scorso anno e il gennaio di quest’anno, avendo dato ordine alla vendita di 129 tonnellate di oro detenute presso New York, il 5% delle 2.437 tonnellate di cui risulta complessivamente titolare. Grazie alla dismissione, ha potuto realizzare una plusvalenza di 12,8 miliardi di dollari, di cui 11 miliardi a carico del bilancio 2025 e altri 1,8 miliardi nel 2026. In questo modo, l’istituto è riuscito a chiudere i conti dell’esercizio passato in attivo per 8,1 miliardi, più che compensando la perdita di 7,7 miliardi del 2024.

Vendita di oro della Banca di Francia

Allo stesso tempo, la Banca di Francia ha provveduto al riacquisto di un analogo ammontare di oro, che ora è posseduto fisicamente in patria.

Dunque, l’operazione non è servita a fare cassa nel senso stretto del termine, ma ha avuto un’altra finalità: rimpatriare l’oro detenuto negli Stati Uniti. Anche la Germania fece altrettanto nel decennio passato.

Tuttavia, non vi sfuggirà che Francia abbia appena infranto un tabù tra le grandi economie avanzate: la vendita dell’oro, pur solo per ragioni squisitamente tecniche. Trattasi, però, di liquidità che si rivelerebbe preziosa in una fase come questa, in cui i governi saranno chiamati a sostenere spese per sussidiare famiglie e imprese contro il caro bollette e carburante. E l’Italia? La nostra banca centrale aggiorna il valore delle riserve auree ogni anno, adeguandolo alle quotazioni di mercato.

Riserve auree italiane perlopiù all’estero

Banca d’Italia detiene 2.452 tonnellate di oro, il terzo dato più alto al mondo dopo Stati Uniti e Germania.

A fine 2025, il loro valore ammontava a circa 290 miliardi di euro. Al termine di questa settimana, pur con il metallo giallo in caduta libera dai massimi raggiunti a fine febbraio, valevano più di 308 miliardi. In teoria, se queste condizioni di mercato si mantenessero intatte fino al prossimo 31 dicembre, Palazzo Koch realizzerebbe un’ulteriore plusvalenza sostanziosa grazie al rincaro.

L’Italia ha il 43,29% delle sue riserve auree custodite nei caveau della Federal Reserve. Se per ipotesi ne disponesse la vendita come ha fatto la Francia nei mesi passati, ricaverebbe qualcosa come 133,5 miliardi agli attuali prezzi di mercato. Tuttavia, dopodiché dovrebbe riacquistare le stesse tonnellate per non restarne a corto. E se questa seconda operazione avvenisse a quotazioni medie più alte della vendita, il rimpatrio infliggerebbe un costo alla nostra banca centrale. Viceversa, le consentirebbe di realizzare un guadagno.

Rimpatrio dell’oro indispensabile con tensioni internazionali

Poiché è probabile che vendite e riacquisti avverrebbero quasi simultaneamente, il vero confronto sarebbe da effettuare con le quotazioni già iscritte a bilancio a fine 2025. Dunque, allo stato attuale Bankitalia riporterebbe un utile, che trasferirebbe almeno in parte allo stato italiano. E ciò garantirebbe a quest’ultimo liquidità a sostegno dell’economia e, soprattutto, rimpatrio dell’asset ancora per oltre la metà detenuto fuori dai confini nazionali.

Il tema è diventato improvvisamente geopolitico. L’Europa non si fida dell’alleato americano e inizia da tempo a chiedere di reimpossessarsi delle riserve auree accumulate nei decenni successivi al secondo dopoguerra.

In passato, la FED è stata sospettata di avere attinto alle tonnellate custodite per fare cassa. Nonostante tale dubbio non sia mai stato confermato, la questione non può essere sottaciuta. In tempi di scontri commerciali e conflitti di natura geopolitica, le riserve di oro devono tornare fisicamente in possesso delle banche centrali titolari. La Francia ha appena infranto un tabù, pur forse senza neanche volerlo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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