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Pensioni anticipate e pensioni precoci: cosa cambia nel 2027 e salvaguardie che fanno uscire prima

Cosa cambia per le pensioni anticipate ordinarie e per le pensioni dei precoci nel 2027 e che salvaguardie ci sono.
29 Marzo 2026
pensione 2027
Foto © Licenza Creative Commons

Anche se si tratta di due misure diverse, pensione anticipata ordinaria e quota 41 precoci condividono un elemento fondamentale: non prevedono alcun requisito anagrafico. In altre parole, è sufficiente maturare i requisiti contributivi per accedere alla pensione.

Tuttavia, cambiano sia i requisiti richiesti sia le platee dei beneficiari. E, allo stesso tempo, entrambe le misure sono accomunate da un altro aspetto rilevante: le salvaguardie previste dal 2027 per chi svolge lavori gravosi o usuranti.

Pensioni anticipate e pensioni precoci, le differenze

Le due misure si distinguono innanzitutto per i requisiti contributivi.

La pensione anticipata ordinaria si ottiene con:

  • almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • almeno 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Questo requisito è collegato all’aspettativa di vita e, per questo motivo, subirà un aumento:

  • +1 mese nel 2027;
  • +2 mesi nel 2028.

La pensione anticipata ordinaria non prevede distinzioni tra lavoratori: è accessibile a tutti, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta.

Diverso è il caso della quota 41 precoci, che richiede:

  • 41 anni di contributi;
  • almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni di età.

Questa misura, però, è riservata solo a specifiche categorie:

  • addetti a lavori gravosi o usuranti;
  • caregiver;
  • disoccupati;
  • invalidi.

Anche per la quota 41 è previsto l’adeguamento alla speranza di vita:

  • 41 anni e 1 mese nel 2027;
  • 41 anni e 3 mesi nel 2028.

I requisiti specifici di quota 41 e le salvaguardie anche per le anticipate

La platea della quota 41 precoci è quindi più ristretta, anche perché ogni categoria deve rispettare requisiti specifici:

  • gli invalidi devono avere almeno il 74% di invalidità civile;
  • i disoccupati devono aver terminato la NASpI e attendere 3 mesi prima della domanda;
  • i caregiver devono assistere un familiare disabile grave convivente da almeno 6 mesi;
  • i lavoratori gravosi devono aver svolto tali attività per almeno 7 degli ultimi 10 anni o 6 degli ultimi 7 anni;
  • i lavoratori usuranti devono aver svolto l’attività per almeno 7 degli ultimi 10 anni o per metà della vita lavorativa.

Un aspetto particolarmente importante riguarda le salvaguardie introdotte dall’INPS (circolare n. 28 del 16 marzo 2026).

Per chi svolge lavori gravosi o usuranti, non si applicano gli aumenti dei requisiti previsti per il 2027 e il 2028. Questo vale:

In sostanza, questi lavoratori potranno continuare ad andare in pensione con:

  • 41 anni di contributi (quota 41);
  • 42 anni e 10 mesi (anticipata ordinaria per gli uomini).

Per individuare le attività interessate:

  • i lavori gravosi sono definiti dalla legge n. 205/2017;
  • i lavori usuranti dal decreto legislativo n. 67/2011.

In conclusione, mentre il sistema tende a irrigidirsi con l’aumento dei requisiti, restano spazi di tutela per chi svolge attività particolarmente impegnative, confermando il principio che non tutte le carriere lavorative possono essere trattate allo stesso modo.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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