L’Assegno Ordinario di Invalidità (AOI) è una prestazione dell’INPS che può rappresentare un sostegno importante per chi, a causa di problemi fisici o mentali, vede ridotta la propria capacità lavorativa. Tuttavia è una misura complessa, con regole articolate e in continua evoluzione, come dimostrano le recenti novità recepite dall’INPS con la circolare n. 20 del 25 febbraio.
Assegno Ordinario di Invalidità: di cosa si tratta
L’AOI è disciplinato dalla legge n. 222 del 12 giugno 1984 ed è a tutti gli effetti una prestazione previdenziale, non assistenziale.
Spetta ai lavoratori che presentano:
- una riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo (cioè invalidità superiore al 67%)
- almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati negli ultimi 5 anni
Si tratta di una prestazione particolare perché può essere riconosciuta anche in presenza di una invalidità non definitiva.
Infatti, l’AOI è spesso rivedibile:
- viene concesso per periodi di 3 anni
- al termine può essere rinnovato dopo visita medica
- dopo tre rinnovi consecutivi, diventa definitivo
Compatibilità con il lavoro e limiti di reddito
A differenza di altre prestazioni, l’Assegno Ordinario di Invalidità è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa.
Tuttavia, il reddito da lavoro incide sull’importo:
- se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo, l’assegno può essere ridotto del 25%
- se supera 5 volte il trattamento minimo, la riduzione può arrivare al 50%
L’AOI viene erogato fino al compimento dei 67 anni. A quel punto si trasforma in pensione di vecchiaia, se ci sono i requisiti. O, in alternativa, può diventare Assegno Sociale, se i requisiti contributivi non sono sufficienti.
La novità: integrazione al minimo anche per i contributivi puri
La vera novità riguarda l’integrazione al trattamento minimo, introdotta a seguito della sentenza n. 95 del 2025 della Corte Costituzionale e recepita dall’INPS con la circolare citata.
In passato, l’integrazione al minimo:
- spettava solo a chi aveva contributi prima del 1996
- quindi ai lavoratori nel sistema retributivo o misto
La Corte ha dichiarato questa limitazione incostituzionale, stabilendo che il diritto all’integrazione deve essere riconosciuto anche ai cosiddetti contributivi puri (cioè chi ha iniziato a versare dal 1996 in poi).
Cosa significa in concreto
Il trattamento minimo rappresenta la soglia sotto la quale una pensione non può scendere. Per il 2026 è pari a circa 611 euro al mese.
Grazie alla nuova interpretazione:
- anche chi ha una pensione calcolata interamente con il metodo contributivo
- e percepisce un AOI di importo basso
potrà ottenere l’integrazione fino al minimo, se rispetta i requisiti reddituali previsti. Si tratta di un cambiamento rilevante, perché amplia la platea dei beneficiari e rafforza la tutela economica per i soggetti più fragili. In sintesi, l’AOI resta una prestazione fondamentale ma articolata: compatibile con il lavoro, rivedibile nel tempo e ora più favorevole grazie all’estensione dell’integrazione al minimo anche ai contributivi puri.