Ci sarà anche una scadenza di 3 anni all’asta di domani per l’emissione di titoli di stato a medio-lungo termine. Il Tesoro offrirà la quinta tranche del BTp 15 marzo 2029 (ISIN: IT0005689960) per l’importo tra 1,75 e 2 miliardi di euro. Altri 400 milioni saranno a disposizione degli “Specialisti” all’asta supplementare di venerdì 13. Questo bond presenta una durata molto adatta alle famiglie italiane, che sono solite non esporsi su un orizzonte temporale superiore ai 7 anni. Vediamone le caratteristiche.
Asta BTp 2029, cedola e quotazione
Il BTp 2029 in asta stacca cedola annuale lorda del 2,40%, pari al 2,10% netto. Il tasso di per sé non è alto, ma bisogna fare i conti con le alternative perlopiù ancora meno convenienti.
Parliamo più che altro dei conti deposito, comparabili per il loro basso rischio di credito, perlomeno fino ai 100.000 euro. Non meno importante è la quotazione di mercato, appena sotto la pari. Ieri, infatti, il titolo scambiava sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana a 99,50 centesimi. Costava 995 euro per un lotto minimo di 1.000 euro.
Ecco, quindi, che il rendimento a scadenza si aggira attualmente in area 2,60%, inclusa la piccola plusvalenza in conto capitale. Considerata la bassa inflazione italiana di questa fase e attesa per i prossimi anni, l’investimento nel BTp 2029 in asta può esitare un risultato positivo. La volatilità dei rendimenti di questi giorni, tuttavia, invita alla prudenza. Il contesto geopolitico è molto volubile e indecifrabile per trarre certezze dagli andamenti più recenti degli asset finanziari.
Rischi dell’investimento
Certo, una scadenza triennale non comporta rischi di rilievo legati alle variazioni dei tassi. Anche per coloro che volessero disinvestire prima della scadenza, le perdite potenziali resterebbero contenute.
Come accennato, il vero rischio consisterebbe in una forte ripresa dell’inflazione, tale da esitare un bilancio negativo in termini reali. Per il momento, le aspettative si confermano relativamente sotto controllo, in area 1,70% per la media dei prossimi due anni e mezzo.
Da considerare anche il costo opportunità, vale a dire il guadagno che rischiamo di perdere investendo nel BTp 2029 in asta, anziché in un altro bond dalle prospettive più incoraggianti. Chi avesse una qualche tentazione speculativa, ad esempio, potrebbe destinare una parte della liquidità nell’acquisto di scadenze lunghe, chiaramente a fronte di un rischio ben più alto. Queste sono capaci di generare reddito tramite l’apprezzamento durante un eventuale calo dei tassi. Viceversa, espongono a forte perdite se i tassi salgono.
Obiettivo chiaro indispensabile
Anche senza arrivare a tanto, l’investitore avverso al rischio può immaginare di acquistare bond più lunghi con scadenze tra 5 e 10 anni. In questo modo, incasserebbe cedole più alte, in questa fase tra il 3% e il 3,50%. Tutto dipende dall’obiettivo che si ha in mente – far fruttare la liquidità o speculare sui prezzi – e dall’orizzonte temporale. Il BTp 2029 in asta domani sarà regolato lunedì 16, il giorno dopo il pagamento della prima cedola. Questo significa che l’investitore percepirà per il 15 settembre una cedola piena, avendo avuto il possesso del bond per l’intero semestre.
giuseppe.timpone@investireoggi.it