Sono uscite le FAQ del Ministero di economia e finanze, che consentono di carpire maggiori informazioni circa il BTp Italia Sì in emissione tra il 15 e il 19 giugno. Il bond, esclusivamente rivolto al pubblico dei risparmiatori, vuole essere un nuovo strumento di protezione del capitale dall’inflazione. Rispetto alle emissioni classiche dei BTp Italia, si distingue per modalità più semplici e dirette di calcolo della cedola. Prevede anch’esso un premio fedeltà alla scadenza dello 0,6% in favore soltanto di coloro che sottoscriveranno il titolo durante il collocamento e lo terranno in portafoglio per tutti i 5 anni.
BTp Italia Sì e tutela dall’inflazione
La scadenza è stata fissata per il 23 giugno 2031.
Il lotto minimo acquistabile resta di 1.000 euro. La cedola semestrale sarà la somma tra il tasso fisso e l’inflazione del periodo. In caso di deflazione, l’obbligazionista riceverà solo il tasso fisso. La sua entità sarà svelata il 12 giugno, mentre al termine del collocamento potrà essere o confermato o rivisto al rialzo.
L’inflazione è un problema con cui gli italiani in passato ebbero a che fare in maniera drammatica. Per gran parte degli anni Settanta e Ottanta, i prezzi al consumo crebbero in doppia cifra. Superarono il 20% nei primi anni Ottanta. Pur in calo a livelli molto più contenuti, ancora fino alla metà degli anni Novanta il fenomeno era più grave che presso economie come Germania e Francia. Complice la debolezza del cambio, il potere di acquisto degli stipendi arretrava vistosamente di anno in anno. Con l’euro la storia cambiò. La globalizzazione, abbassando i costi di produzione, fece il resto.
Rischio sempre in agguato
Il BTp Italia Sì arriva in un momento in cui l’inflazione italiana ha rialzato la testa per effetto del caro energia. Era all’1% a gennaio e già è salita al 3,2% a maggio. Ad oggi, le aspettative a medio-lungo termine restano sotto controllo. Per intenderci, nessuno sta scontando un boom in doppia cifra, né in Italia e né all’estero, come accade nei mesi successivi all’invasione russa dell’Ucraina. E questa è senza dubbio una buona notizia, ma che rischia di rilassare gli animi.
Stipulereste una polizza anti-incendio dopo che le fiamme hanno già avvolto la vostra abitazione? No, perché ha senso farlo prima che accada un evento simile avverso. E poiché non sappiamo se e in quale misura si verificherà, meglio cautelarsi quando tutto sembra filare liscio. Con l’inflazione è la stessa cosa. Nessuno può prevedere quando e in che misura salirà, ma tutti sappiamo che è qualcosa che può accadere per ragioni imponderabili come una guerra o una calamità naturale. L’esempio lo abbiamo con i fatti del 2022.
Sindrome da stalla aperta
Mettere al sicuro i risparmi contro l’inflazione quando il rischio è percepito basso, significa due cose: pagare poco la “polizza” e anticipare l’evento. Molti italiani soffrono, invece, della “sindrome da stalla aperta”. Cercano di rimediare dopo che i buoi sono scappati.
Il BTp Italia Sì arriva in un momento di accelerazione dell’inflazione, ma forse ancora non al punto da mobilitare grandi quantità di risparmi verso i bond indicizzati. Non è all’oggi che dobbiamo guardare per valutare la bontà o meno dell’operazione. La domanda che ci dobbiamo porre è questa: da qui a 5 anni esiste un rischio carovita?
Andando a ritroso nel tempo, nessuno di noi nel 2021 avrebbe probabilmente scommesso un euro sull’esplosione dei prezzi dopo per che almeno un decennio avevamo sentito parlare solo di rischio deflazione. Eppure, dopo pochi mesi la situazione era già compromessa. Chi teneva in portafoglio bond indicizzati, poté piangere con un occhio. Molti si affrettarono a comprarli in quella fase, quando i prezzi già scontavano aspettative d’inflazione elevate. In sostanza, non dobbiamo investire o meno nel BTp Italia Sì sulla base solo degli ultimi dati macro a disposizione. Sarebbe un modo miope di concepire la gestione del risparmio.
giuseppe.timpone@investireoggi.it