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Hormuz bloccato? Per gli USA l’opzione nucleare è colpire Kharg

Lo Stretto di Hormuz è reso intransitabile dall'Iran e il rischio di uno stop totale alle consegne di petrolio sale di giorno in giorno.
7 Marzo 2026
Hormuz chiuso grosso rischio per il petrolio mondiale
Hormuz chiuso grosso rischio per il petrolio mondiale © License Creative Commons

Siamo entrati nel settimo giorno di questa guerra tra Iran da un lato e USA e Israele dall’altro e la situazione nello Stretto di Hormuz si è fatta assai pericolosa. Il passaggio è stato reso quasi del tutto intransitabile alle navi cariche di petrolio e il rischio è che da qui a brevissimo il mondo accusi una grave carenza di energia per soddisfare la domanda. Per questa ragione gli Stati Uniti starebbero optando per l’opzione nucleare: accerchiare l’isola di Kharg (o Khark). Trattasi di un’area di appena 32 km quadrati e distante 25 km dalla terraferma iraniana a cui appartiene, collocata a 483 km a nord-ovest dello stretto.

Hormuz chiuso grosso rischio per petrolio

Perché quest’isola è diventata la vera arma con cui gli americani immaginano di soffocare finanziariamente Teheran? Essa ospita un impianto di raffinazione, che processa il 90% del petrolio estratto in Iran. Senza, il regime dei pasdaran non avrebbe più come esportare. Nel giro di poche settimane, si ritroverebbe senza un dollaro in cassa e nell’impossibilità di importare alcunché dall’estero. Una popolazione spinta alla fame si ribellerebbe a un’emergenza umanitaria di questo tipo.

Gli USA non hanno preso in considerazione di occupare Kharg nei primi giorni di guerra, perché speravano così di incentivare l’Iran a non chiudere lo Stretto di Hormuz con attacchi alle petroliere in transito. Poiché il nemico sta puntando proprio sul caos del petrolio per alzare il livello di rischio globale e dissuadere chicchessia dal sostenere gli attacchi USA, l’opzione nucleare sta diventando adesso più probabile. Ed è anche per questo che il Brent stamane si colloca sopra gli 85 dollari al barile.

Se gli americani si tagliassero i ponti alle spalle, segnalerebbero di essere pronti al tutto per tutto.

Russia di Putin può sorridere

Questa guerra rischia di prolungarsi ben oltre le poche settimane immaginate dall’amministrazione Trump. Nessuno può permettersi, però, che Hormuz resti chiusa al traffico delle navi così tanto. Ogni giorno da qui passano fino 20 milioni di barili di petrolio, un quinto della produzione mondiale e un terzo di tutta la quantità esportata via mare. A fregarsi le mani è solo la Russia di Vladimir Putin, che può alzare il prezzo del suo Urals iper-scontato in questi anni a causa dell’embargo occidentale e nei riguardi principalmente di Cina e India.

La Russia disporrebbe di 150 milioni di barili pronti alla vendita e che da mesi si trovano caricati su navi fantasma, che nessuno nel mondo vuole correre il rischio di comprare in barba alle sanzioni. Questa enorme quantità di petrolio diverrebbe vitale per chiunque volesse mettersi al riparo dalle conseguenze della guerra anche per mesi. In un impeto di disperazione, la stessa Europa potrebbe rivolgersi al suo principale nemico per chiedere aiuto. Per non parlare dello stesso gas, che Mosca possiede in abbondanza e con infrastrutture già a disposizione per invertire i flussi da est verso ovest.

Opzione nucleare scenario sempre più concreto

Uno scenario estremo nel caso in cui Hormuz non si sbloccasse.

Gli USA di Trump si stanno giocando la loro credibilità verso il resto del mondo. Non possono assistere inermi ad uno stretto tenuto chiuso dall’Iran. E l’unico modo per aprirlo alla navigazione è piegare quest’ultimo o con le armi o finanziariamente. L’isola di Kharg è diventato l’ombelico del mondo. Una sua eventuale occupazione americana segnerebbe un’escalation dalle conseguenze immediate dirompenti, ma capace nell’arco di breve tempo di far collassare il regime. Il rischio è nei tempi: settimane senza che il petrolio arrivi nei porti dei clienti non sono sostenibili. Gli stati sarebbero costretti ad attingere alle loro riserve strategiche, a meno di immaginare un lockdown energetico globale all’ennesima potenza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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