La pensione anticipata è una misura che consente di lasciare il lavoro prima del raggiungimento dei 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia. A differenza di quest’ultima, non prevede alcun requisito anagrafico minimo: ciò che conta davvero è la carriera contributiva maturata.
Si tratta però di una carriera piuttosto lunga. In alcuni casi, tuttavia, esistono contributi che possono essere “super valutati”. Non si tratta di una maggiorazione economica, ma di una maggiorazione del numero di mesi utili per il diritto alla pensione. In altre parole, alcuni periodi di lavoro possono valere più di quanto effettivamente versato.
Va però precisato che questa possibilità, per ragioni temporali, non è ancora concretamente utilizzabile oggi, perché non esistono ancora lavoratori che abbiano maturato i requisiti necessari sfruttando questo meccanismo.
Pensione anticipata ordinaria: come funziona
La pensione anticipata ordinaria può essere richiesta da:
- lavoratori dipendenti del settore privato
- dipendenti pubblici
- lavoratori autonomi
- iscritti alla Gestione Separata INPS
Non esistono quindi particolari limitazioni legate alla categoria lavorativa.
I requisiti contributivi sono però molto elevati:
- 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
Una volta maturati i requisiti, la pensione non decorre immediatamente. È prevista infatti una finestra di attesa di 3 mesi dalla data di maturazione dei contributi.
Per chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995 (i cosiddetti contributivi puri) ci sono alcune particolarità da considerare. In questi casi:
- i contributi volontari non sono utili al diritto per questa misura;
- alcuni contributi possono essere maggiorati.
Si tratta dei contributi relativi ai periodi di lavoro svolti prima dei 18 anni di età.
Questi versamenti vengono moltiplicati per 1,5. In pratica, un anno di lavoro prima della maggiore età può valere come 18 mesi di contributi.
Tuttavia, considerando che per accedere alla pensione anticipata servono oltre 42 anni di contributi e che questa regola vale solo per chi ha iniziato a versare dopo il 1995, al momento non esistono ancora lavoratori che possano andare in pensione sfruttando questa maggiorazione.
Vietato confondere i precoci: 18 anni è la soglia, non 19 anni
Quando si parla di lavoratori precoci, spesso si crea confusione tra due concetti diversi.
La maggiorazione dei contributi versati prima dei 18 anni è una cosa.
Diverso è invece lo status di lavoratore precoce che permette di accedere alla cosiddetta quota 41.
Per questa misura, infatti, la definizione di precoce è legata a un altro requisito: occorre aver maturato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età.
La quota 41 consente di andare in pensione con 41 anni di contributi, ma non è una misura aperta a tutti. È riservata solo ad alcune categorie considerate fragili, come:
- disoccupati
- caregiver
- invalidi
- lavoratori impegnati in attività gravose
In sintesi, la soglia dei 18 anni riguarda la maggiorazione dei contributi, mentre quella dei 19 anni è il riferimento per lo status di lavoratore precoce utile alla pensione con quota 41. Due regole diverse, che spesso vengono confuse ma che nel sistema previdenziale hanno significati completamente differenti.
