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Debito pubblico 2026: ecco i segnali dai primi 3 mesi dell’anno

Il debito pubblico nei primi 3 mesi del 2026 ha mostrato un rallentamento, che può tradursi in un miglioramento della traiettoria.
19 Maggio 2026
Debito pubblico nel 2026
Debito pubblico nel 2026© Investireoggi.it

Si parla quasi ogni mese di record, ma come farsi un’idea meno legata al sensazionalismo giornalistico riguardo all’andamento del debito pubblico italiano in questi primi mesi del 2026? Gli ultimi dati ufficiali si riferiscono ancora al mese di marzo, quando lo stock risultava salito al nuovo massimo storico di 3.158,8 miliardi di euro. Il vero bilancio si trae alla fine dell’anno, in quanto le variazioni mensili riflettono spesso le discrasie tra incassi e pagamenti dello stato, oltre che l’accumulo o il rilascio delle scorte di liquidità del Tesoro. Tuttavia, abbiamo provato ad analizzare il flusso dei dati relativo ai primi 3 mesi e di seguito vi spieghiamo cosa abbiamo trovato.

Debito pubblico in rallentamento nel 2026

Anzitutto, nel mese di marzo del 2026 il debito pubblico italiano è salito di 125,2 miliardi di euro su base annua. Per quanto sia un importo molto alto, si rivela inferiore alla crescita tendenziale di 132,9 miliardi del marzo 2025. Il rallentamento non è stato isolato. Anche a febbraio era accaduta la stessa cosa: +115,6 miliardi annuali contro i +152,3 miliardi di un anno prima. Stesso copione a gennaio: +105,3 miliardi contro +158 miliardi. In media, nel trimestre gennaio-marzo di quest’anno il debito è aumentato di 115,4 miliardi al mese contro un dato di +147,7 miliardi dello stesso periodo del 2025.

In termini tendenziali, abbiamo registrato un rallentamento di 32,3 miliardi. Di seguito, la variazione media trimestrale dal 2021 al 2026 in termini percentuali:

  • media gen-mar 2026: +3,8%
  • media gen-mar 2025: +5,1%
  • media gen-mar 2024: +3,7%
  • media gen-mar 2023: +1,3%
  • media gen-mar 2022: +3,9%
  • media gen-mar 2021: +7,8%

Dati in linea con previsioni annuali del governo

Come potete notare, siamo passati da una crescita del debito pubblico superiore al 5% a una inferiore al 4% nei primi mesi del 2026.

Analizzando mese per mese e andando a ritroso fino al 2021, ecco il risultato in termini di variazione annuale percentuale:

  • marzo: +4,1% (2026) +4,6% (2025) +4% (2024) +1,2% (2023) +4% (2022) +8,9% (2021)
  • febbraio: +3,8% (2026) +5,3% (2025) +3,6% (2024) +1,3% (2023) +3,5% (2022) +8,1% (2021)
  • gennaio: +3,5% (2026) +5,5% (2025) +3,5% (2024) +1,4% (2023) +4,3% (2022) +6,5% (2021)

Abbiamo incrociato questi dati con le previsioni ufficiali del governo e contenute nel Piano strutturale di bilancio, il vecchio DEF. Per fine 2026 il debito pubblico è atteso al 138,6% del Pil, cioè a 3.213 miliardi di euro. Esso risulterebbe esattamente del 3,8% più alto rispetto al dato di fine 2025, in perfetta linea con l’andamento nel primo trimestre. Questo significa che il rallentamento sopra trovato sarebbe il risultato di una precisa strategia del Tesoro per contenere lo stock dopo la delusione per la mancata discesa del deficit sotto il 3% del Pil.

Guerra in Iran minaccia conti pubblici

A minacciare l’obiettivo c’è la guerra in Iran, che con il caro energia sta impattando sui conti pubblici italiani in negativo da tre fronti. In primis, aumentando i rendimenti sovrani e, quindi, la spesa per interessi sulle emissioni di debito pubblico nel 2026. Secondariamente, richiedendo il varo di misure del governo contro gli aumenti di carburante e bollette. Terzo, dimezzando le stime di crescita economica. D’altra parte, l’accelerazione dell’inflazione si traduce anche in un aumento delle entrate fiscali e ciò attenua, almeno parzialmente, il deterioramento dei conti pubblici.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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