Sta per prendere il via l’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) lanciata da Unicredit sul 70% del capitale di Commerzbank non ancora posseduto. Debutterà il 5 maggio prossimo e non certamente in un clima idilliaco. Nei giorni scorsi, l’AD Andrea Orcel ha deciso di passare all’attacco dopo avere assistito per mesi all’erezione di un muro a Berlino contro la banca italiana che capeggia. Ha messo in chiaro che l’istituto tedesco, così com’è, non sarebbe attrezzato a gestire le sfide future, prospettando un piano per porre rimedio.
Tra Unicredit e Commerzbank è scontro
La risposta non è stata ancora una volta positiva.
La sua omologa Bettina Orlopp ha definito le parole dell’italiano “fuorvianti” e frutto di “tattiche ostili”. Il “nein” al piano di integrazione tra Unicredit e Commerzbank resta sussurrato anche tra i banchi del governo federale. Si vocifera che il cancelliere Friedrich Merz lo avallerebbe solo in cambio del trasferimento della sede legale in Germania. Ma qui è Roma a mostrarsi contraria.
Ecco perché Orcel ha adombrato la possibilità di un flop. L’OPS su Commerzbank gli serve per via del buyback azionario varato dalla partecipata, che già fa scattare la soglia del 30% in suo possesso e oltre la quale la legge tedesca prevede l’obbligo di lanciare un’offerta sul capitale rimanente. A Unicredit basterebbe superare di poco tale soglia con l’OPS per togliersi dagli impicci. Ma punta anche al controllo. Se non arrivasse, ha spiegato il manager, ripiegherebbe su altri dossier domestici. E torna in auge il possibile ingresso in Monte Paschi di Siena dopo le voci di vendita della quota Delfin al 17,5%.
Rischio flop per OPS
L’OPS prevede l’emissione di 0,485 azioni Unicredit per ogni 1 azione Commerzbank portata in adesione. Rispetto al giorno del lancio, si traduceva in un premio del 4% sul prezzo di chiusura della banca tedesca in borsa del 13 marzo scorso. Tuttavia, alle attuali condizioni di mercato risulta a sconto quasi del 10%. Infatti, il titolo Unicredit vale oggi sui 66,30 euro e quello Commerzbank sopra 35,50 euro. A meno che i termini dell’OPS non vengano migliorati – cosa che lo stesso Orcel non esclude – non vi sarebbe nessuno disposto a scambiare azioni tedesche con quelle italiane a questi rapporti. Ci rimetterebbe un decimo del valore in portafoglio.
Solo per pareggiare le valutazioni in borsa, il concambio dovrebbe salire in area 0,506. Rispetto alla data del lancio dell’OPS, le azioni Unicredit si sono apprezzate di poco più del 4% e quelle Commerzbank del 20%. Le seconde hanno corso tanto sulla prospettiva proprio dell’integrazione. In caso di flop, subirebbero un contraccolpo. Da notare che nel caso in cui tutto il 70% del capitale rimanente aderisse all’offerta, gli attuali azionisti della banca tedesca inciderebbero sul capitale complessivo di Unicredit per un peso di poco superiore al 20%. Tuttavia, tra loro figura lo stato federale con una partecipazione del 12,71% e che molto difficilmente se ne libererebbe per agevolare la scalata italiana.
Voci su ingresso di Unicredit in Monte Paschi
Se Unicredit rischia il flop su Commerzbank, avanza d’altra parte lo scenario di un’acquisizione in Italia. A differenza di quella fermata dal governo Meloni per Banco BPM con il decreto golden power, questa volta Orcel si muoverebbe con un piglio più istituzionale. Subentrando alla famiglia Del Vecchio in MPS, diverrebbe il nuovo perno dell’azionariato e controllerebbe un gruppo bancario-assicurativo che comprende anche Mediobanca e Generali. Chissà che dietro alla chiusura del rieletto AD Luigi Lovaglio sulla cessione della presidenza alla lista di minoranza di Francesco Gaetano Caltagirone non vi sia proprio Piazza Gae Aulenti. L’accordo prospettato dal costruttore romano sul suo quotidiano Il Messaggero – intesa sui vertici in cambio della concordia – non soddisferebbe Orcel, uomo che per attitudine non è abituato a vincolare il proprio operato. E che potrebbe essere il prossimo patron di Rocca Salimbeni.
giuseppe.timpone@investireoggi.it