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La trappola della Brexit: così Starmer vuole impallinare il rivale Burnham

Brexit nuovo motivo di scontro politico e questa volta è il primo ministro Keir Starmer a usarla come clava contro il rivale Andy Burnham.
19 Maggio 2026
Trappola Brexit di Starmer
Trappola Brexit di Starmer © Investireoggi.it

Nel Regno Unito si torna a parlare di Brexit a 10 anni dallo storico referendum, che segnò l’avvio dell’uscita dall’Unione Europea, ufficializzata il 31 gennaio del 2020. E a riprendere in mano il dossier è il primo ministro Keir Starmer, ormai isolato nel suo stesso Partito Laburista e considerato politicamente morto dopo la disfatta alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso. Ma l’inquilino di Downing Street si sta rivelando un po’ più astuto di quanto immaginassero i suoi stessi collaboratori. A contendergli la leadership e la stessa guida del governo britannico c’è il sindaco di Greater Manchester, Andy Burnham.

Non essendo in Parlamento, per le regole del partito non può reclamare le primarie e per questo un deputato laburista eletto nel seggio di Makerfield si è dimesso per consentirgli di subentragli attraverso l’elezione suppletiva.

Starmer riapre su Brexit

Da giorni i mercati sono in subbuglio, perché Burnham ha posizioni molto di sinistra sull’economia. E’ favorevole all’aumento del debito per finanziare l’assistenza e al contempo invoca nazionalizzazioni e maggiori imposte sui redditi e patrimoni alti. La sterlina si è indebolita contro il dollaro fino a scendere ad un cambio di 1,33 nelle sedute scorse. E i rendimenti dei Gilt sono saliti ai massimi da decenni, anche se questa settimana il “sell-off” sembra essersi preso una pausa. Resta il fatto che il decennale offre più del 5% e il trentennale oltre il 5,70%, i livelli più elevati tra le economie del G7.

La candidatura di Burnham verrà ufficializzata giovedì 21, mentre il voto dovrebbe tenersi il prossimo 18 giugno. E Starmer sembra muoversi nel tentativo disperato di impedire che il suo sfidante interno vinca.

Il capitolo Brexit sembra prestarsi a tale scopo. Pochi giorni fa, il suo segretario alla Salute, Wes Streeting, si è dimesso per prendere le distanze da Downing Street. Pur non avendo lanciato ufficialmente la candidatura, ha fatto intendere che correrebbe nel caso di primarie. E dopo le dimissioni ha sostenuto la necessità per Londra di tornare nell’UE.

Makerfield collegio anti-UE

Sebbene i laburisti siano tutti stati schierati per il Remain, cioè contro la Brexit al referendum del 2016, in pochi tra loro oggi vogliono riaprire il dibattito per paura di lacerare l’opinione pubblica nella stessa sinistra. Soprattutto, la mossa è considerata molto azzardata alla vigilia dell’elezione a Makerfield. Qui, il Leave vinse con il 65%. E alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso, in tutte le 8 circoscrizioni che compongono il collegio ha vinto il Reform UK di Nigel Farage con il 50% dei voti, mentre i laburisti si sono fermati sotto il 27%.

A che pro parlare di tornare nell’UE, se devi vincere le elezioni in un collegio fortemente favorevole alla Brexit? Il quotidiano conservatore Telegraph parla apertamente di “sabotaggio” di Starmer ai danni di Burnham. Questi è sempre stato un forte oppositore della Brexit, mentre Starmer ha avuto posizioni più moderate, sostenendo che dopo il referendum il governo abbia il compito di minimizzare i danni del divorzio con l’UE.

In questi giorni, ha prospettato un ritorno nell’UE “tra qualche anno”. Il suo vice David Lammy, invece, si è rifiutato di prendere posizione per 8 volte nel corso di un’intervista, sollecitato da altrettante domande sul tema.

Possibile trappola per Burnham

Il dibattito sulla Brexit rischia di colpire Burnham doppiamente. Lo espone alle critiche di chi, come Farage, potrà far notare agli elettori che voterebbero per un candidato europeista e che annullerebbe la loro volontà espressa nel 2016. E dato il silenzio del sindaco su questo tema, anche a sinistra potrebbe prevalere la delusione tra i più agguerriti sostenitori del ritorno nell’UE. In particolare, molti voti potrebbero riversarsi sui candidati alternativi del Partito Liberaldemocratico o dei Verdi, le cui posizioni su questo punto appaiono più forti.

Un bel trappolone di Starmer per Burnham? Se questi non riuscisse a tornare in Parlamento, l’ala progressista dei laburisti perderebbe il suo esponente più autorevole. Le eventuali primarie si disputerebbero tra candidati centristi, tra cui Streeting, nessuno dei quali gode di un consenso ampio nel partito. E il primo ministro se la giocherebbe più alla pari, anzi forse farebbe valere la sua residua autorevolezza dinnanzi ai flop degli avversari. La Brexit resta una ferita sanguinante. E a farsi male potrebbe continuare ad essere il Labour.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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