Andare in pensione in Italia non significa soltanto raggiungere una certa età o maturare un determinato numero di anni di contributi. Dietro ogni misura previdenziale esistono infatti regole ulteriori, spesso poco conosciute, che possono aprire le porte alla pensione; oppure bloccarla completamente. Ed è proprio su questi “requisiti nascosti” che molti contribuenti rischiano di sbagliare programmazione.
I contributi figurativi: quando valgono e quando no
Uno degli aspetti più delicati riguarda i contributi figurativi, cioè quelli accreditati:
- durante la Naspi;
- per malattia;
- per infortunio;
- o per altri eventi tutelati.
Negli ultimi anni diverse sentenze hanno infatti chiarito che, per la pensione anticipata ordinaria:
- anche questi contributi devono essere considerati validi.
Parliamo della misura che oggi richiede:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
- 41 anni e 10 mesi per le donne.
E soprattutto del famoso requisito dei:
- 35 anni “effettivi”.
Secondo numerose pronunce giudiziarie, infatti, anche i contributi figurativi possono concorrere a completare questa soglia.
Quando invece i figurativi non contano
Le cose cambiano radicalmente per la pensione anticipata contributiva.
Quella che permette di uscire:
- a 64 anni;
- con 20 anni di contributi;
- ma solo ai contributivi puri, cioè senza versamenti prima del 1996.
In questo caso:
- i contributi figurativi da Naspi, malattia o disoccupazione
non sono validi per raggiungere i 20 anni richiesti.
Ed è un dettaglio che molti scoprono troppo tardi.
Le finestre di decorrenza: il requisito che nessuno considera
Un altro elemento spesso ignorato è la finestra mobile.
Raggiungere i requisiti per le pensioni non significa iniziare subito a prendere la pensione.
Tra maturazione del diritto e pagamento del primo assegno possono trascorrere:
- mesi;
- oppure, in alcuni casi, quasi un anno.
Le finestre delle principali pensioni
Oggi, la pensione anticipata ordinaria e la pensione anticipata contributiva prevedono 3 mesi di finestra.
In passato:
- Opzione Donna arrivava a 12 mesi;
- Quota 100, 102 e 103 avevano finestre differenziate:
- 3 mesi nel privato;
- fino a 6 o 9 mesi nel pubblico.
E per alcuni lavoratori pubblici la situazione è ancora più pesante.
Il caso dei dipendenti degli enti locali
Gli iscritti alla:
- Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali (Cpdel)
oggi devono attendere:
- 5 mesi di finestra.
Ma dal 2027:
- la finestra salirà a 7 mesi.
E questo significa dunque dover programmare con attenzione:
- ferie residue;
- dimissioni;
- e tempi di uscita dal lavoro.
Perché il rischio concreto è restare senza stipendio e senza pensione per mesi.
Ape Sociale e Quota 41: non bastano età e contributi
Le pensioni in deroga sono quelle dove i requisiti “nascosti” diventano decisivi.
Ape Sociale
La misura richiede:
- 63 anni e 5 mesi di età;
- 30 anni di contributi;
- oppure 36 anni per i lavori gravosi.
Ma poi servono condizioni specifiche.
Invalidi
Per essere considerati invalidi utili all’Ape Sociale:
- serve almeno il 74% di invalidità certificata.
Caregiver
Per essere riconosciuti caregiver:
- bisogna convivere da almeno 6 mesi con il familiare disabile grave.
Disoccupati
Per i disoccupati:
- non basta perdere il lavoro.
Serve:
- aver perso il lavoro involontariamente;
- e aver terminato integralmente tutta la Naspi spettante.
Lavori gravosi
Per gli addetti ai lavori gravosi:
- il lavoro usurante deve essere stato svolto:
- per almeno 7 degli ultimi 10 anni;
- oppure per 6 degli ultimi 7 anni.
Quota 41 precoci: il requisito pensioni che molti dimenticano
Anche Quota 41 per lavoratori precoci presenta vincoli aggiuntivi.
Oltre alle categorie tutelate:
- caregiver;
- invalidi;
- disoccupati;
- lavori gravosi,
serve anche:
- almeno un anno di contributi prima dei 19 anni di età.
Ed è proprio questo il requisito che esclude molti lavoratori.
Le pensioni usuranti e il problema della “quota”
Tra le misure più complesse da comprendere c’è lo scivolo usuranti.
Qui non bastano:
- 61 anni e 7 mesi di età;
- e 35 anni di contributi.
Serve anche raggiungere:
- quota 97,6.
Cosa significa quota 97,6
Bisogna sommare:
- età anagrafica;
- e anzianità contributiva.
E i requisiti minimi non bastano da soli.
Infatti:
- 61 anni e 7 mesi;
- più 35 anni di contributi
portano solo a:
Serve quindi lavorare ancora per completare anche la quota richiesta.
Perché conoscere questi dettagli è fondamentale
Molti lavoratori programmano l’uscita guardando solo:
- età;
- e contributi.
Ma le pensioni italiane funzionano ormai con:
- finestre;
- limiti sulla contribuzione;
- requisiti di categoria;
- quote;
- importi minimi;
- e condizioni aggiuntive.
Ed è proprio ignorando questi dettagli che spesso si scopre troppo tardi di non poter andare in pensione quando si pensava.
