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Oggi: 29 Giu, 2026

Tesoro in uscita da Monte Paschi: cosa cambia con il collocamento accelerato (ABB)

Il Tesoro accelera l'uscita dal capitale di MPS prima che abbia inizia l'OPAS di Intesa Sanpaolo e si parla di un collocamento accelerato.
29 Giugno 2026
Tesoro in via d'uscita da MPS
Tesoro in via d'uscita da MPS © Investireoggi.it

Non una vera nota ufficiale del Tesoro, ma una sua reazione ufficiosa alla notizia della cessione della quota residua in MPS. Secondo ricostruzioni di stampa, sarebbe dovuta avvenire già nella serata di domani e subito dopo la chiusura della borsa. Non sarà così, anche se sembra che si tratti soltanto di giorni. Lo stato detiene ancora il 4,863% della banca più antica del mondo e ancora oggi in attività. Ai prezzi di mercato odierni, qualcosa come 1,6 miliardi di euro. L’uscita definitiva dal capitale era già stata programmata entro quest’anno, ma l’accelerazione si rende necessaria dopo che Intesa Sanpaolo ha lanciato l’OPAS.

Tesoro fuori da MPS con ABB?

Il Tesoro non vuole e non può permettersi di apparire schierato sull’operazione dei prossimi mesi. Per ragioni di neutralità dovrà vendere prima che essa si realizzerà. La prospettiva più probabile resta quella del collocamento accelerato o anche noto come ABB (“Accelerated Book Building”). E’ stata la tecnica utilizzata nelle precedenti tre situazioni per cedere quote sostanziose (25%, 12,50% e 15%) nel giro di qualche ora.

Nell’ultima occasione, tuttavia, le polemiche non sono mancate fino al punto da portare all’apertura di un’indagine giudiziaria a carico dei Francesco Milleri, presidente di Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio, allora come oggi AD della banca senese. L’accusa è stata di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza. In pratica, quel collocamento permise l’ingresso della holding della famiglia Del Vecchio e dell’imprenditore Caltagirone, oltre che di Banco BPM, “blindando” l’azionariato rispetto a possibili mire straniere.

Vantaggi e rischi del collocamento accelerato

Proprio per quanto accadde, non c’è la certezza che anche questa volta il Tesoro cederà la quota residua in MPS ricorrendo all’ABB.

C’è da dire che le alternative non sarebbero migliori. Lo stato dovrebbe mettersi a cercare i possibili pretendenti, nei fatti facendo venire meno in partenza la propria neutralità. Il mercato resta col fiato sospeso. Con questa procedura non è scontato capire quali sarebbero gli equilibri nel capitale subito prima dell’OPAS. Chiunque potrebbe presentarsi e comprare. Fu così che sempre a fine 2024 Unicredit si presentò per rilevare per intero la quota allora venduta dal governo tedesco in Commerzbank, avviando la scalata.

Unicredit potrebbe sorprendere anche in questo caso, sebbene con solo il 4,863% non andrebbe lontano. A meno che non si mostrasse interessata a rilevare anche quote come il 17,50% di Delfin, sempre ammesso che la holding volesse vendere. Sui tempi si parla di una data prima dell’8 luglio, quando per ragioni di calendario finanziario agli amministratori e ai principali soci è fatto divieto di effettuare operazioni che possano influire sul mercato.

Boom in borsa favorisce contribuenti

L’uscita del Tesoro da MPS servirà anche ad offrire qualche certezza in più alle parti interessate. Finalmente, esse conoscerebbero la composizione più o meno definitiva del capitale pre-OPAS. E il governo italiano metterebbe in cassa una somma cospicua, che contribuirà ad aumentare le sue disponibilità liquide in una fase certamente non facile. Tra i dubbi sui tempi c’è quello relativo al possibile rilancio dell’OPAS.

Se Intesa alzerà il prezzo da qui a qualche mese, il Tesoro rischia di perdere l’opportunità di vendere a condizioni ancora migliori.

E’ pur sempre vero che il titolo MPS ha guadagnato il 50% nell’ultimo anno, facendo guadagnare virtualmente al Tesoro più di mezzo miliardo. Nessuno forse si aspettava fino a poco tempo fa che sarebbe arrivato a 11 euro, se pensiamo che subito dopo l’ultima ricapitalizzazione nell’autunno del 2022 era sprofondato a circa 1,60 euro. I contribuenti non riceveranno indietro tutti i 7 miliardi iniettati nella banca tra salvataggio, conversione del bond subordinato e ricapitalizzazione. Tuttavia, il boom in borsa ha lenito il danno.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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