Le intenzioni, almeno a parole, sembrano esserci, ma i dati restano disarmanti: le stablecoin in euro all’inizio di quest’anno ammontavano ad un controvalore di appena 680 milioni contro i 310 miliardi di dollari per le emissioni in valuta americana. Queste ultime non solo dominano, ma rappresentano quasi per intero il mercato globale con una quota vicina al 99%. La sola Tether valeva questo venerdì quasi 186 miliardi di dollari. Sapete quanto valgono le emissioni di Société Générale, lanciate nel 2023? 107 milioni di euro, qualcosa come oltre 1.000 volte in meno.

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Stablecoin in euro: si punta sulle banche
Per il ministro delle Finanze francese, Roland Lescure, la strada da battere sembra proprio quella dei prodotti tokenizzati offerti dalle banche. Guarda positivamente all’iniziativa di un gruppo di 10 banche europee, tra cui BNP Paribas, ING e Unicredit. Si vedrà dalla seconda metà di quest’anno se si tratterà di un altro flop o ci sia speranza di iniziare a recuperare il terreno perduto.
Il gap con gli Stati Uniti si è allargato con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Il presidente crede nelle criptovalute al punto da averne fatto un business familiare. E il Congresso ha approvato di recente il Genius Act, norme che fissano paletti per le stablecoin, in cambio di un loro riconoscimento ufficiale come asset finanziario. Devono detenere il 100% dell’asset sottostante, così da garantire una copertura di 1:1 in ogni momento.
Come funziona
Cosa sono le stablecoin? Il termine già in sé anticipa qualcosa: moneta stabile.
Nel senso che i prezzi riflettono esattamente l’asset a cui fa riferimento, che può essere una moneta fiat o materia prima. Nella quasi totalità dei casi, si tratta di dollari. E perché, vi starete chiedendo, un investitore dovrebbe comprare stablecoin, anziché direttamente l’asset a cui si aggancia? Per comodità o impossibilità di fare altrimenti. I primi si basano su un’infrastruttura tecnologica avanzata che azzera i tempi del trading, opera h24 e 7 giorni a settimana e senza confini.
Volete un esempio? Se devo fare un bonifico di venerdì, l’accredito Tizio lo riceverà con ogni probabilità il lunedì successivo. Sempre che non cada in una giornata festiva, nel quale caso trascorrerà ancora più tempo. Se effettuo un pagamento in criptovalute, tutto è istantaneo. Zero perdite di tempo, persino se sto spostando denaro da una parte all’altra del mondo. E poi c’è che non tutti possono accedere ad un conto bancario nel mondo, così come non tutti possono effettuare pagamenti per ragioni legali. Gli Stati Uniti impongono spesso sanzioni finanziarie e impediscono così a numerosi privati o entità straniere di transare in dollari.
Convenienza di investire in stablecoin
Le stablecoin in dollari aggirano il problema. E quelli in euro? I volumi ad oggi sono così infimi da risultare scarsamente influenti ai fini dell’analisi. La Banca Centrale Europea nel suo Bollettino Macroprudenziale di settimana scorsa ha posto l’accento sui possibili effetti sui titoli di stato.
Comprare stablecoin in euro equivale in molti casi proprio a comprare indirettamente bond sovrani denominati nella moneta unica. In teoria, la crescita dei volumi porterebbe a un aumento della domanda di bond. Francoforte invita alla prudenza: può accadere anche il contrario, nel caso in cui gli acquisti arrivassero da coloro che già possiedono titoli di stato e li liquidano per investire nella criptovaluta.
Stablecoin in euro: rigidità normative UE
L’ostacolo principale allo sviluppo del nostro mercato è la rigidità normativa. Gli Stati Uniti hanno liberalizzato, l’Unione Europea regolamentato con la MiCA. Riconosce le stablecoin in euro, ma pone troppi paletti. Ad esempio, c’è l’obbligo di totale tracciabilità dei movimenti. E gli emittenti non possono trattare con soggetti sanzionati. Viene meno la principale ragione per investire in questi token: la libertà dai controlli. A Bruxelles continua a prevalere un approccio diffidente e ideologico, quasi di criminalizzazione del mondo crypto.
Altro freno è dato dalla diversa condizione dell’euro, una moneta regionale e non valuta di riserva globale come il dollaro. In più, offre tassi di interesse più bassi e questo spinge gli investitori internazionali ad optare per le stablecoin in dollari. La liquidità fa il resto. Il mercato in euro è quasi inesistente, mentre quello americano già enorme. Domanda e offerta s’incontrano molto più facilmente Oltreoceano.
Complicato recuperare tempo perduto
Ma l’Europa vuole recuperare il terreno perduto. Capisce che in ballo c’è la sua sopravvivenza finanziaria nel nuovo assetto globale e che il dollaro, malgrado le difficoltà di questi tempi, continua ad attirare fiducia sui mercati internazionali contrariamente all’euro. Le stablecoin in euro possono diventare fonte di competizione con colossi dei pagamenti americani come Visa e MasterCard, che non a caso stanno giocando di anticipo offrendo soluzioni in tal proposito ai loro clienti europei.
Il limite continua ad essere mentale. Bruxelles guarda con gli occhi della centralizzazione e della regolamentazione, mentre gli Stati Uniti stanno inseguendo l’approccio inverso: poche regole e ampia libertà di manovra. Lo stesso fatto che ad emettere stablecoin in euro siano le banche, mentre altrove sono soggetti privati totalmente indipendenti, la dice lunga su quale resti l’impostazione nel nostro continente.
Lo stesso dibattito attorno all’euro digitale ne svela i tratti accentratori e statalisti, l’esatto contrario di quanto richiede il pubblico degli investitori che si rivolge al mercato dei token.
giuseppe.timpone@investireoggi.it