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Scampagnata del Primo Maggio con i buoni pasto: cosa si può comprare e quanto si risparmia nel 2026

Buoni pasto 2026 più convenienti: ecco come usarli per la scampagnata del Primo Maggio senza errori e con risparmio.
1 Maggio 2026
buoni pasto
Foto © Investireoggi

Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, ma per molti italiani è anche la giornata delle gite fuori porta, dei panini preparati al volo, delle grigliate con gli amici e dei pranzi consumati lontano da casa. Tra una borsa frigo e una sosta al supermercato, nel 2026 c’è un tema fiscale che torna utile proprio a tavola: i buoni pasto.

La novità è semplice e interessa milioni di dipendenti. Dal 2026 la soglia di esenzione fiscale e contributiva per i buoni pasto elettronici sale a 10 euro (rispetto ai precedenti 7 euro) al giorno. Significa che, entro questo limite, il valore del ticket non concorre a formare reddito da lavoro dipendente e quindi non viene tassato in busta paga.

Un piccolo vantaggio quotidiano che, sommato mese dopo mese, può pesare in modo concreto sul bilancio familiare.

Ma si possono usare i buoni pasto per la scampagnata del Primo Maggio? La risposta, in generale, è sì, purché siano rispettate le regole ordinarie e l’esercizio sia convenzionato. Il buono pasto nasce come prestazione sostitutiva della mensa aziendale, ma oggi è utilizzabile non solo in bar, tavole calde e ristoranti, ma anche in molti supermercati, gastronomie e negozi alimentari abilitati.

Buoni pasti al primo maggio: non si monetizzano

Per la giornata del Primo Maggio, quindi, il dipendente può pensare di usare i ticket per acquistare alimenti e prodotti destinati al consumo: panini, piatti pronti, insalate, acqua, frutta, prodotti da forno o altri generi alimentari ammessi dall’esercente. Molto dipende però dalle condizioni applicate dalla società emittente e dal punto vendita. Non tutti i supermercati accettano ogni circuito e non tutti i prodotti possono essere acquistati con le stesse modalità.

Attenzione, però, a non confondere il buono pasto con una carta regalo o con denaro contante. I ticket non possono essere convertiti in soldi, non danno diritto al resto, non possono essere ceduti ad altri e non sono liberamente utilizzabili per qualsiasi spesa. In più, l’utilizzo cumulativo ha regole precise: in linea generale si possono usare più buoni nella stessa transazione, ma entro i limiti previsti dalla normativa e dalle condizioni del servizio.

Quelli elettronici valgono di più

Il vero vantaggio, nel 2026, riguarda soprattutto il formato buono pasto elettronico. I buoni cartacei restano fiscalmente meno convenienti, perché la soglia di esenzione è più bassa (fin a 4 euro). Per questo molte aziende spingono sempre di più verso il digitale: è più tracciabile, più semplice da gestire e più vantaggioso per il lavoratore quando l’importo giornaliero riconosciuto supera i vecchi limiti.

Quanto si risparmia davvero? Facciamo un esempio semplice. Un lavoratore che riceve buoni pasto elettronici da 10 euro per 20 giornate lavorative al mese ha a disposizione 200 euro mensili di valore potenzialmente esente. Su base annua, considerando circa 220 giorni lavorativi, il beneficio può arrivare a 2.200 euro di potere d’acquisto destinato ai pasti, senza trasformarsi in reddito tassato entro i limiti previsti.

Primo maggio: occasione per l’utilizzo di buoni pasto

Naturalmente non tutti ricevono buoni da 10 euro e non tutte le aziende sono obbligate a riconoscerli.

Il buono pasto resta uno strumento di welfare aziendale: può essere previsto dal contratto, da accordi interni o da scelte del datore di lavoro. Dove c’è, però, diventa una forma concreta di sostegno al costo della vita, soprattutto in un periodo in cui anche un pranzo veloce fuori casa pesa più di qualche anno fa.

Il Primo Maggio resta la festa del lavoro, ma anche l’occasione per guardare ai piccoli vantaggi che migliorano la vita quotidiana dei lavoratori. E se il pranzo della scampagnata si paga, almeno in parte, con i buoni pasto, il welfare aziendale smette di essere una formula da ufficio e diventa qualcosa di molto pratico: un panino, una bottiglia d’acqua, una giornata all’aria aperta e qualche euro in più che non finisce nelle tasse. Per chi parte presto, controllare l’app dei ticket prima della spesa evita sorprese alla cassa.

Riassumendo

  • Buoni pasto protagonisti della scampagnata del Primo Maggio 2026.
  • Dal 2026 l’esenzione fiscale per quelli elettronici è salita fino a 10 euro giornalieri.
  • Si possono usare in bar, ristoranti, supermercati e negozi convenzionati.
  • Ammessi alimenti, pasti pronti, bevande e prodotti per il consumo.
  • Vietata la conversione in denaro o l’uso come carta regalo.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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